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Il Consorzio agrario rischia il fallimento

Posto di lavoro in bilico per 45 dipendenti. Chiesto il concordato preventivo  Pili (Unidos): «Colpa delle banche che hanno chiuso le linee di credito» 

CAGLIARI. Il Consorzio agrario della Sardegna rischia di non arrivare a festeggiare il secolo di vita. Nato nel 1921. Nei suoi primi 97 anni è stato un punto fermo per le attività agricole isolane. Ma le ultime stagioni hanno fatto registrare un netto declino nel fatturato e un forte indebitamento e sono state contrassegnate da chiusure di sedi (Santa Maria La Palma e Nuoro). Ora anche la sede di Elmas manifesta evidenti difficoltà: è di qualche giorno fa la mozione del consigliere regionale Fi Edoardo Tocco, che denuncia l’avvio della procedura di licenziamento per 45 dei 98 dipendenti, chiedendo l’interessamento della commissione attività produttive e accusando i vertici dell’ente, guidato dal presidente del Cda Giancarlo Picciau, di «incapacità di governance».

Il leader di Unidos, Mauro Pili punta soprattutto il dito contro gli istituti di credito. «Bloccata la vendita dei carburanti agricoli, ferma la raccolta del grano, chiusi officine e servizi fondamentali del settore agricolo. Il Consorzio agrario della Sardegna dimezza la sede centrale di Cagliari, chiude Oristano e Alghero, licenzia 45 dipendenti. Chiusi servizi importanti in tutta l’isola e si rischia il fallimento per colpa delle banche che chiudono tutte le linee di credito e mandano in concordato preventivo la cooperativa» afferma l’ex deputato. Pili parla di «situazione disastrosa che rischia di mettere in ginocchio il comparto agricolo sardo». E ancora: «Gli amministratori del Consorzio lo scrivono a chiare lettere nella decisione di licenziare metà dei dipendenti, 45 su 98: le banche hanno chiuso tutte le linee di credito».

Ma occorre capire anche il motivo per cui le banche non stanno più sostenendo il Consorzio. I cui volumi di fatturato nel 2011 sfiorarono i 100 milioni di euro, poi il calo pesante e negli ultimi 24 mesi l’erosione di quasi 10 milioni di euro rispetto al 2016 col passaggio da 57,7 milioni a 46,4. Eppure si tratta di una realtà che ha sempre funzionato, difficile ipotizzare un fallimento se si lavora in un settore che tutto sommato galleggia bene nonostante le difficoltà, gode di contributi europei, fa economia. Chiuse le filiali di Sassarese e Nuorese (ma a Pratosardo ieri è nata la nuova realtà Consortziu nugoresu, indipendente), chiuse parecchie delle 65 agenzie, sono rimaste solo le filiali di Cagliari e Oristano. Chiaro che il fatturato cala e la gestione ha parecchio da farsi perdonare. E Pili spiega che c’è stata la richiesta al Tribunale di Cagliari di concordato preventivo con continuità aziendale (istanza con riserva), a conferma che il momento è davvero drammatico. «Il licenziamento collettivo – dice Pili – è un durissimo colpo per il settore considerato che la struttura regionale doveva svolgere una funzione calmieratrice sia per gli acquisti che per le vendite garantendo agli agricoltori un supporto decisivo nell’attività produttiva. È indubbio che il consorzio agrario della Sardegna avesse bisogno di una riorganizzazione strategica e gestionale ma il rischio che oggi si corre è quello della sua definitiva chiusura con il pericolo di finire nelle mani di speculatori di ogni genere». E attribuisce la «drastica riduzione del fatturato dal secondo semestre del 2017 a oggi proprio alla chiusura delle linee di credito da parte delle banche impedendo di fatto la continuità aziendale, dall’erogazione dei servizi fondamentali sino alla vendita di carburanti agricoli o l’acquisto di grano. Sotto accusa da parte di Pili anche «il fatto che la Regione continui ad ignorare il processo di colonizzazione dell’agricoltura in Sardegna, come testimoniano la vicenda del grano Cappelli, l’invasione di suini esteri e la gestione dell’Aras».

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