Corazzata Roma c’è un nuovo video dei resti del relitto

Il cacciamine Vieste ha filmato la nave affondata 75 anni fa Un robot ha rintracciato lo scafo a 1200 metri di profondità

SASSARI. Settantacinque anni fa, alle 15.50, una bombe teleguidata Ruhrstahl Sd 1400 lanciata da uno dei ventotto bimotori Dornier Do 217K della Luftwaffe centrava lo scafo della corazzata Roma che incrociava nelle acque del golfo dell’Asinara, diretta a Malta dove si sarebbe dovuta consegnare agli Alleati. Una condanna a morte per la nave della classe Littorio e per 1352 dei 1974 membri dell’equipaggio. Ieri, 75 anni dopo una delle pagine più tragiche delle forze armate italiane, la marina ha diffuso un video realizzato da un robot comandato dalla nave cacciamine Vieste, che tra luglio e agosto era impegnata proprio nelle acque del golfo dell’Asinara per rilocalizzare il relitto, ritrovato nel 2012 dopo decenni di ricerche, e per riprendere in alta definizione i resti del relitto.

Il video. Le immagini che arrivano da un punto a circa 16 miglia di distanza dalle coste sarde, a ovest dell’Asinara e a nord di Castelsardo, sono nitidissime nonostante siano state registrate a una profondità di circa 1200 metri, la quota in cui riposa il relitto della Roma. Il robot filoguidato è riuscito a trasmettere dalle profondità di quello che viene chiamato “Canyon di Castelsardo” riprendendo, grazie alla luce artificiale, le principali sovrastrutture dell’area centrale dalla nave che prima di affondare si era divisa in due tronconi. Dagli abissi sono riemerse le immagini della plancia ammiraglio, da dove l'Ammiraglio Carlo Bergamini, insieme al suo staff, impartì quel giorno i suoi ultimi ordini alla flotta diretta a Malta, quella della plancia Comando, regno del comandate Adone Del Cima, la Timoneria, la stazione segnali, una batteria di 6 cannoni, i telemetri e uno dei cilindri “Pugliese”che venivano utilizzati per limitare gli effetti delle esplosioni subacquee causate da mine o siluri. Tra le immagini ci sono anche quelle dello spezzone della poppa che sembra abbia retto anche all’impatto con il fondale marino, oltre che alle esplosioni che avevano provocato l’affondamento della corazzata. I marinai della Vieste hanno riportato alla luce anche le forme nitide di una parte della prora, di uno dei basamenti delle torri di medio calibro da 150 millimetri e di una delle torri di grosso calibro, rovesciata, da 381 millimetri. Nel relitto della Roma si vede anche una delle catapulte di poppa che venivano utilizzate per il lancio degli idrovolanti da ricognizione. Infine, è stato localizzato anche il più grande degli spezzoni di poppa, dove sono ancora visibili due delle quattro eliche tripala che sfogavano la potenza delle otto caldaie alimentate a nafta.

Il saluto della Vieste. Una volta terminata la ricognizione abissale, guidata da una console a bordo del cacciamine della Marina Militare e capace di acquisire immagini in tempo reale, nonché foto e video dei bersagli subacquei, l’equipaggio della nave Vieste ha deciso di salutare il relitto della corazzata Roma e i 1300 caduti in mare con un’assemblea silenziosa sul ponte della nave che è terminata con la recita della Preghiera del Marinaio, scelta per ricordare i tragici eventi che portano all’affondamento della corazzata Roma, avvenuta il giorno dopo della firma dell’armistizio da parte del generale Badoglio, la navi presero il mare proprio per sfuggire ai tedeschi. Non solo,
la corazzata era stata varata appena un anno prima venendo danneggiata due volte durante altrettanti bombardamenti mentre era in porto ma, soprattutto, sparando i primi colpi, tra l’altro con i cannoni della contraerea, proprio durante il bombardamento che ne ha causato l’affondamento.

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