Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Le immagini dal canyon di Castelsardo

SASSARI. Lo hanno cercato in tanti utilizzando qualsiasi mezzo disponibile. Qualcuno aveva anche annunciato di averlo trovato ma il successo dell’impresa spetta tutto all’ingegner Guido Gay che, a...

SASSARI. Lo hanno cercato in tanti utilizzando qualsiasi mezzo disponibile. Qualcuno aveva anche annunciato di averlo trovato ma il successo dell’impresa spetta tutto all’ingegner Guido Gay che, a bordo del catamarano Daedalus e grazie al robot sottomarino “Pluto Palla”, nel 2012 ritrovò una porzione del relitto della corazzata Roma proprio in uno dei tre caynon sottomarini che aveva individuato a grande profondità nel tratto di mare compreso tra l’isola dell’Asinara e Capo Testa. Il relitto, dunque, era a poche miglia da dove sarebbe dovuto essere secondo i rilevamenti dell’epoca e i racconti di chi, dalla Roma, si era salvato. La nave, però, non era mai stata trovata perché era affondata in un fondale che lo stesso Gay aveva definito “impervio”. Tra i momenti è più emozionanti raccontati da Guido Gay c’è, ovviamente, quello in cui sul monitor posizionato nel catamarano e collegato al piccolo batiscafo teleguidato “Pluto Palla” arrivarono le immagini nitide dei cannoni e delle eliche della corazzata Roma, finalmente ritrovata dopo 69 anni di ricerche.