Lo strazio di Francesca: «Ridatemi il mio Dino»

Recuperato il corpo del corallaro di Alghero. La disperazione della moglie

ALGHERO. «Voglio Dino, voglio Dino, voglio Dino...", le urla strazianti di Francesca, la moglie di Dino Robotti, hanno cancellato per un attimo il silenzio surreale che dominava le banchine del porto. Rabbia e dolore per la scomparsa del giovane corallaro, il cui corpo è stato recuperato ieri mattina. Sono stati tre lunghissimi giorni di attesa snervante, con i familiari che hanno atteso Dino al porto di Alghero, li da dove ogni mattina partiva per il suo lavoro. Un lavoro che amava tantissimo, che faceva con passione e dedizione così come gli aveva insegnato il padre, scomparso un paio d’anni fa, che portava il suo stesso nome. Anche ieri mattina sommozzatori dei vigili del fuoco e della guardia costiera, con il supporto di altri corallari e pescatori, coordinati dal Capitano di Vascello Maurizio Trogu, direttore marittimo del nord Sardegna, si sono diretti nelle acque a sud di Capo Caccia. Poco dopo le 9, il Rov provvisto di sonar ha individuato il corpo ad una profondità di oltre 90 metri su un fondale roccioso. A quel punto il recupero è avvenuto tramite un moschettone in dotazione al Rov che ha consentito di portare a galla il corpo di Dino Robotti. I militari della Guardia Costiera hanno issato il cadavere a bordo della motovedetta CP 871 per il trasferimento al porto di Alghero dove ad attenderli c’era il personale dell’agenzia Valverde che si occupato del trasporto all’obitorio dell'ospedale algherese. Il triste riconoscimento è stato eseguito dalla sorella e dalla suocera. La moglie insieme a Rosa, mamma di Dino, circondate dal calore di parenti e amici, hanno atteso fuori. Francesca ha poi chiesto insistentemente di vedere il suo amato Dino, così, accompagnata da un parente e da alcuni uomini della Guardia Costiera, è stata fatta entrare per pochi istanti. La salma è ora a disposizione dell'autorità giudiziaria che, presumibilmente, ordinerà l'autopsia per stabilire le cause del decesso.

Dino Robotti era uno dei 14 corallari abilitati alla pesca del corallo in tutta la Sardegna per il 2018. «Un grande lavoratore, un ragazzo d'oro – ha detto chi lo conosceva bene – amava il mare, lo rispettava, era meticoloso e ogni immersione la preparava a dovere. Chissà cosa può essergli accaduto giovedì scorso. Il mare era la sua passione, il corallo era il suo lavoro. Un lavoro durissimo, di grande fatica, che lui non sentiva proprio perché lo amava tanto». Era talmente grande la passione e l’amore per il mare ed il corallo che Dino aveva persino lasciato la Marina Militare dove si era arruolato giovanissimo con lil primo reggimento “San Marco”. Pochi anni fa era riuscito a farsi trasferire in Sardegna e gli ultimi due anni da militare li aveva trascorsi nella base della Maddalena. Certo, con la Marina Militare il mare lo viveva, ma fare il corallaro era ben altra cosa e farlo nel suo mare, quello di Alghero, era una sensazione particolare. Quel mare che lui ha sempre difeso. Qualche anno fa, infatti, aveva detto pubblicamente che nella pesca al corallo lui era contro l’utilizzo dei robot subacquei perché sarebbe potuto diventare uno strumento rischioso se utilizzato senza criterio. Dino Robotti, era impegnato anche nella difesa
dei diritti degli artigiani e dei corallari. Faceva parte della Confartigianato, dell’Associazione Corallari Sardi e, dallo scorso autunno, del Comitato Tecnico Consultivo Regionale per la Pesca. Perché la raccolta del corallo era il suo lavoro ma il mare era la sua passione.



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