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MA CHI SI CURA DEI CUORI GENEROSI?

Dedicano circa 7 ore all’assistenza diretta e 11 alla sorveglianza: ne consegue riduzione delle ore lavorative fino alla rinuncia al lavoro retribuito. In Italia i caregiver sono circa 3.500.000. Ma...

Dedicano circa 7 ore all’assistenza diretta e 11 alla sorveglianza: ne consegue riduzione delle ore lavorative fino alla rinuncia al lavoro retribuito. In Italia i caregiver sono circa 3.500.000.

Ma il peso della cura della persona cara, soprattutto quando malattia e disabilità sono croniche o ingravescenti, sottopongono il caregiver a uno stress cronico e spesso si ammala. Sorgono ansia e depressione e maggiore vulnerabilità sul piano della salute fisica. Eppure nessuno ha cura di chi si prende cura, nemmeno lo Stato cui spetterebbero interventi mirati alla valorizzazione del loro prezioso lavoro. È stato calcolato, infatti, che il valore economico dell’assistenza del caregiver familiare varia, a seconda del paese considerato, dal 50% al 90% delle spese sostenute per l’assistenza socio sanitaria formale. Ciò significa che sono una componente essenziale dei sistemi di welfare e, senza il loro contributo, tali sistemi sarebbero insostenibili.

Il progressivo invecchiamento della popolazione e la sempre più frequente domiciliazione della malattia richiede l’attivazione di politiche volte alla valorizzazione del caregiver familiare. Innanzitutto il riconoscimento del suo valore, la sua integrazione nella rete assistenziale, la previsione di una dignitosa remunerazione economica, l’adozione di reali misure di conciliazione tra lavoro e attività di cura, una eventuale integrazione pensionistica in caso di perdita del lavoro. Una corretta politica di informazione e formazione che lo prepari a compiti di cura sempre più perfezionati e complessi. L’offerta di supporto psicologico e di spazi di svago che gli permettano di riappropriarsi del tempo e dello spazio emotivo perduti nel corso dei lunghi anni trascorsi ad avere cura di altri dimenticandosi di sé.

*Medico Psichiatra