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Masala: Consorzio agrario, gestione dissennata

Il segretario del Sinalcap: «Nel 2012 ente in piena salute, poi il crollo». Presto chiuderà anche Oristano

CAGLIARI. «Il Consorzio agrario della Sardegna era il fiore all’occhiello dell’agricoltura sarda». Mariano Masala, segretario regionale del Sinalcap, il sindacato dei lavoratori dei consorzi agrari, parla con un misto di rabbia e rimpianto di ciò che è stato e che rischia di sparire. L’istituzione, dal 1921 punto di riferimento degli agricoltori isolani, in piena salute sino al 2012, ha avuto un crollo incredibile tale da pregiudicarne seriamente il futuro. Passività, fatturato a picco, chiusura del credito da parte delle banche, quindi la richiesta di concordato preventivo al tribunale fallimentare. Recente l’avvio della procedura per il licenziamento di 45 su 98 dipendenti. E ora la notizia dell’invio di un addetto all’inventario a Oristano in vista della chiusura anche di quella filiale dopo quelle di Nuoro e Santa Maria La Palma.

«Se siamo arrivati a questo punto la colpa è solo degli amministratori che hanno condotto una gestione dissennata – spiega Masala –, e dei loro fedelissimi, che hanno contribuito ad allontanare i clienti, abituati a pagare con seppur breve margine di respiro e che si sono sentiti chiedere il rientro immediato».

Sottolinea come «questo Cda si è insediato con circa 90 milioni di fatturato, che nel 2017 è precipitato a 46 milioni. Logico che le banche non facciano più credito, se constatano che non vengono pagano i fornitori, i rappresentanti in agenzia e i clienti conferenti, pur avendo venduto il loro prodotto (a parte quelli di Sestu): attendono anche due anni. Dove sono finiti i soldi?»

La scelta del concordato preventivo? Qualcuno dice che potrebbe essere una manovra pilotata per arrivare al fallimento e favorire l’arrivo di qualcuno. Io penso più realistica l’esistenza di un progetto per creare un’altra società sulle ceneri del Consorzio». Il sindacalista afferma che «ci sono responsabilità anche del collegio sindacale (organo di vigilanza, ndc): i bilanci fino al 2012 erano firmati dal direttore e dal presidente, poi dopo le dimissioni del primo, solo dal vertice del Cda. Già nel 2014 un consigliere con lettera al Cda e al collegio sindacale esprimeva disapprovazione per l’operato del Consiglio di amministrazione, per bilanci appunto non firmati da responsabili amministrativi e per la mancata nomina del nuovo direttore generale come da statuto. Nel 2018 finalmente è stato nominato, è l’ingegner Carlo Matta, una decisione che abbiamo contestato in quanto non rispecchia le caratteristiche previste in statuto, e cioè che vada scelto “tra commercialisti o figure di comprovata esperienza dirigenziale”».

In quella occasione, sempre il consigliere – ricorda Masala – chiese al collegio sindacale di attivare le procedure per controllare che tutto venisse fatto nel rispetto dello statuto». E ancora: «Il Consorzio era l’unico istituto privato autorizzato al credito agrario in natura, cioè vendeva sementi e concimi a clienti che potevano firmare cambiali agrarie, cioè offriva una grossa agevolazione. Il Cda l’ha eliminato perché – spiega Masala – dicevano che bisognava incassare contanti. Chiaro però che così le vendite diminuiscono, ci sono tanti altri venditori che ti danno un po’ di respiro cui rivolgersi sul territorio».

Indicativo il dato sul patrimonio: «Nel 2012 quello netto era di quasi 23,9 milioni di euro; al 31 dicembre 2017 era fuori di oltre 4,3 milioni di euro, il che vuol dire -28,2 milioni. In 4 anni di gestione di Giancarlo Picciau è stato depauperato il patrimonio, formato da utili e riserve costituite in 60 anni di attività. Strano che nel 2015, anno in cui sono avvenute le ultime elezioni per il rinnovo delle cariche (scadono a breve, ndc), il bilancio chiude in positivo. Due anni, e succede il patatrac. Com’è possibile?» si chiede Masala. «È stata scelta la strada del concordato preventivo anziché delle dimissioni, con nomina di un commissario governativo che avrebbe posto in essere l’esercizio provvisorio, con buone possibilità di risolvere i problemi. Forse non vogliono abbandonare la poltrona. Ma noi daremo battaglia».

Per giovedì è fissato un tavolo congiunto sui licenziamenti collettivi con Masala, e i segretari di Flai Cgil Anna Rita Poddesu e di Fai Cisl Bruno Olivieri. Che futuro ha il Consorzio? «In un secolo ha sempre funzionato, ora invece – dice Masala – succede persino che i rappresentanti delle agenzie (erano già calate da 65 a 40, ndc) si stiano mettendo in proprio. Ovvero, il Consorzio si sta facendo terra bruciata intorno. Difficile che si riprenda, per me è già fallito».

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