Scuola, dispersione al 33% La Regione: no, è al 18%

Secondo Tuttoscuola l’isola è maglia nera in Italia per il numero di abbandoni

SASSARI. Uno su tre lascia prima del diploma, tutti insieme formano un numero impressionante: 6.099, questi i ragazzi che negli ultimi 5 anni, dal 2013 al 2018, hanno abbandonato la scuola. “Dispersi” secondo il dossier di Tuttoscuola che descrive una situazione molto allarmante in tutta Italia, con picchi concentrati al centro sud. La Sardegna, secondo i dati del Miur elaborati dagli autori dello studio, è la regione con il più alto tasso di dispersione scolastica: 33%. Una percentuale non condivisa dalla giunta regionale, che anche di recente ha sottolineato i grandi passi avanti nella lotta al fenomeno, con la dispersione calata al 18,1%, calo record a livello nazionale. Chi ha ragione? Entrambi in realtà. Grazie al patto siglato tra gli istituti professionali e gli enti di formazione si è infatti riusciti a recuperare un alto numero di ragazzi “dispersi” che in questo modo hanno conseguito una qualifica o un attestato preziosi per ottenere un posto di lavoro. Ma se si prende in esame il periodo scolastico in senso più classico, allora non ci sono dubbi: la Sardegna è maglia nera in Italia.

Il dossier. Si chiama “Scuola colabrodo” ed è una fotografia impietosa della scuola italiana. Alle prese con una percentuale di dispersione altissima, 24,7% di media, e 151.555 studenti che hanno mollato prima del traguardo negli ultimi 5 anni. Di questi, 6099 sono sardi: dei 18.467 ai nastri di partenza nell’anno scolastico 2013-2014, solo 12.368 sono arrivati al quinto anno, pari al 33% di dispersione. Nel podio insieme alla Sardegna ci sono la Campania con il 29,2% e la Sicilia con il 28,1%. Il report sottolinea la situazione drammatica dell’Italia insulare, peggiore rispetto a quella del Mezzogiorno con una percentuale di abbandono – tra Sardegna e Sicilia – del 29,4%. Al Nord Italia il quadro è decisamente meno critico con quasi tutte le regioni – a eccezione della Lombardia con il 25,8% e la Toscana con il 28,1% – sotto la media nazionale. Mentre nel centro Italia a spiccare è l’Umbria: qui la dispersione si ferma al 16,1% ed è il dato migliore in assoluto.

Chi lascia e chi resiste. Il dato in questo caso è omogeneo dal Nord al Sud Italia: a lasciare in anticipo gli studi sono gli iscritti agli istituti Professionali e Tecnici, a mostrare maggiore attaccamento ai libri sono invece gli studenti dei Licei, in particolare quelli del Classico con 17,7% di abbandoni. Numeri più consistenti allo Scientifico – dove è superiore la quota di iscritti – con 19,8% di media, e all’Artistico con il 20,6%. Poca roba rispetto agli istituti Tecnici, 27,3%, e i Professionali con il 32,1%.

L’alternativa. Da mesi spiegano con orgoglio che la Sardegna ha svestito la maglia nera: non è più, secondo il governatore Pigliaru e l’assessore all’Istruzione Dessena, la regione cenerentola d’Italia in materia di dispersione. Lo dicono sulla base dei dati Eurostat che certificano i grandi progressi fatti «per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia europea 2020 – sottolinea Dessena – progressi superiori al resto del paese. I dati Eurostat tengono conto della Formazione Professionale, assente nelle rilevazioni di altri indicatori come Tuttoscuola, che pubblica il dato della dispersione ancora fermo al 33%». Al contrario, grazie al patto tra gli istituti professionali e gli enti di formazione si è riusciti ad arginare il fenomeno offrendo una alternativa a chi non se la sente di affrontare un percorso di studi canonico o lo abbandona prima del tempo. È recentissima l’approvazione della delibera sull’offerta dei percorsi per il prossimo biennio, che vale 13 milioni di investimenti: nel pacchetto ci sono svariati
corsi triennali per chi aspira a lavorare nell’agroalimentare, nella ristorazione, nel commercio, nei settori estetica, grafica e multimedia. Una possibilità per ragazzi dai 14 ai 17 anni non ancora compiuti. Dispersi o potenziali dispersi ai quali la Regione offre un salvagente.

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