«Trasparenza e tempi certi per rilanciare l’agricoltura»

Il leader di Coldiretti: «Serve l’ente pagatore regionale, la politica faccia presto Sul prezzo del latte sono stati fatti passi avanti. Approvare la legge urbanistica»

SASSARI. Meno lungaggini burocratiche e più programmazione. È questa la strada che l’agricoltura sarda deve intraprendere per fare quel salto di qualità che permetterebbe all’imprenditore agricolo di vivere con dignità anziché sopravvivere. Ne è convinto Battista Cualbu, leader di Coldiretti, che sottolinea anche la necessità di approvare la legge urbanistica per garantire agli agricoltori gli strumenti necessari per vedere crescere le proprie aziende.

Cualbu, come sta l’agricoltura sarda?

«Sicuramente meglio dello scorso anno dal punto di vista della siccità. Abbiamo i bacini quasi dappertutto pieni e se l’acqua verrà ben gestita non dovremmo soffrire la sete. Allo stesso tempo, però, le piogge di agosto hanno determinato grosse perdite per alcune colture, dai pomodori alle viti, al grano. Pertanto, chiediamo alle agenzie preposte di fare le verifiche territorio per territorio, coltura per coltura e quantificare i danni. Anche perché questi problemi vanno ad aggiungersi ai tanti irrisoluti dalla politica, sempre poco sensibile nei nostri confronti...».

A cosa si riferisce?

«Parlo dell’ente pagatore regionale di cui si parla da un decennio senza mai arrivare al dunque. Le domande devono essere liquidate in Sardegna, invece stiamo ancora aspettando i pagamenti di oltre due anni fa».

Anche la Regione si è già attivata per avere l’ente pagatore sardo...

«Avevano una riunione anche stamattina (ieri, ndr), ma dalle riunioni bisogna passare ai fatti. Su questo è opportuno essere concreti. Quello dei pagamenti è il problema dei problemi. Bisogna avere tempi certi perché solo così ogni coltivatore e agricoltore potranno fare programmazione. Tra domanda e pagamenti non possono trascorrere tre anni. Prendiamo il Psr: di quel miliardo e 300 in quattro anni ne sono stati spesi solo 300 milioni. Rimane un miliardo inutilizzato. Serve una svolta, che può arrivare solo con l’ente pagatore regionale. Almeno in caso di ritardi sappiamo con chi prendercela».

Capitolo prezzo del latte.

«C’è una novità fortemente voluta da noi, ovvero la trasparenza dei dati. In questi anni si era creato un allarmismo che ha portato a speculazioni e crollo del prezzo. E a pagarne le conseguenza sono stati gli allevatori. Con la trasparenza dei dati la situazione cambia, anzi vogliamo che diventi la regola. Ogni anno si deve sapere quanto latte si produce: è l’unico modo per avere un piano di programmazione serio. L’allevatore deve sapere in anticipo quanto verrà pagato il latte e se c’è del latte eccedente la promozione e la svendita dovranno riguardare solo la parte in eccedenza. Ciò che è successo due anni fa non deve più ripetersi: sono stati bruciati milioni di euro a vantaggio di pochi».

La trasparenza dei dati è sufficiente per risolvere tutti i problemi?

«No, dobbiamo ripetere l’esperienza del pecorino solidale anche con aziende locali. L’accordo con la Biraghi sta dando ancora i suoi frutti e vorremmo ne potessero usufruire anche altre realtà. E poi c’è la battaglia delle battaglie: il ddl Caselli sui reati agroalimentari deve diventare legge. C’è un impegno di tutti i partiti perché si arrivi a punire che si macchia di frode. Deve passare la voglia di rendere sardi prodotti di dubbia provenienza. È concorrenza sleale».

Sono passati 100 giorni dalla nascita del governo Conte: i punti del manifesto Coldiretti, sottoscritto anche da M5s e Lega, sono stati realizzati?

«Sia Di Maio che Salvini sono stati nella nostra sede nazionale e hanno manifestato la volontà di trasformare quegli impegni in fatti concreti. Aspettiamo».

Per l’agricoltura sarda l’Europa è più un vantaggio o un ostacolo?

«Dovrebbe essere un vantaggio, ma solo se i nostri rappresentanti faranno capire a Bruxelles le difficoltà di produrre in Sardegna. Insularità e trasporti sono un limite. Noi dobbiamo pagare di più sia per le importazioni che per le esportazioni. E il tutto va a ripercuotersi sul prodotto finale. I nostri politici a livello europeo devono fare capire il valore in termini di qualità dei nostri prodotti. Bisogna battersi perché stare in Europa diventi una opportunità».

Fra pochi mesi si vota in Sardegna: cosa chiedete agli aspiranti governatori?

«Devono mettere l’agricoltura al centro dell’attenzione. Chi produce cibo non deve farlo in termini di sofferenza ma deve essere premiato. Oggi invece siamo in forte difficoltà per colpa della troppa burocrazia che questa politica non è riuscita a eliminare. Se la legge Bassanini non ha dato i risultati auspicati allora la cambino».

La Coldiretti si è detta favorevole alla legge urbanistica: il Consiglio farà in tempo ad approvarla?

«Non lo so, ma sarebbe un’occasione sprecata. L’imprenditore agricolo, sempre nel rispetto dell’ambiente,
deve essere messo in condizione di lavorare. Se vogliamo essere competitivi con il resto d’Italia e l’Europa agli imprenditori agricoli deve essere data la possibilità di costruire gli strumenti per migliorare le proprie aziende. E la proposta di legge va in questa direzione».

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