Il ministro dell'Ambiente in Sardegna: «Nell'isola più parchi, ma la legge va rivista»

Sergio Costa alla Maddalena promuove il sistema di tutela. «Serve una nuova governance, per esempio attraverso la fiscalità di vantaggio»

INVIATA ALLA MADDALENA. Modi gentili, approccio più diplomatico che rivoluzionario nel tracciare il futuro verde della Sardegna e dell’Italia. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, nell’isola per l’esercitazione antinquinamento Ramoge, non ama l’idea di nuovi termovalorizzatori. Punta invece ad aumentare il numero di parchi e aree marine protette, ma pensa a un tagliando per la legge che li ha istituiti 20 anni fa. Non un reset destabilizzante, più modifiche lente e progressive. Cautamente favorevole al numero chiuso nelle spiagge più fragili, mantiene una posizione neutrale sull’ipotesi di daspo per chi ruba la sabbia dai lidi.

L’esercitazione antinquinamento Ramoge serve per testare la macchina dei soccorsi in caso di incidente con sversamento di idrocarburi in mare. Ma cosa si può fare per prevenire situazioni di questo tipo?
«La simulazione dell’emergenza ci serve intanto per capire come il meccanismo funziona e metterlo a regime. E fare in modo che anche nell’emergenza non ci siano sbavature operative. Chiaro poi che noi non vogliamo arrivare all’incidente. La storia degli ultimi 30 anni in Italia ci dà insegnamenti importanti in materia di prevenzione. Ora ad esempio chi trasporta idrocarburi non può avere il monoscafo, ma il biscafo. L’esercitazione è poi utile per capire come le strutture che collaborano con noi si muovono. Cnr, Ispra, Capitanerie di porto, l’azione di Francia e Principato di Monaco. Non è facile legare tutti questi mondi. L’esercitazione è utile anche per darci regole comuni. Dalle regole nasce la sicurezza».

Sardegna isola di parchi e aree marine protette. La legge che le ha istituite è ancora attuale o in particolar modo il parco è un modello di tutela ambientale superato?
«I modelli funzionano entrambi, parchi e Amp. Ma entrambi vanno tagliandati. La legge è del 1999. È Una norma importante, un po’ la carta costituzionale dell’ambientalismo. Non si deve stravolgere, ma va migliorata. Un esempio è la governance dei parchi. Va ad esempio ipotizzata una fiscalità di vantaggio. Chi dà di più, ad esempio chi ci permette di restare nell’accordo di Kyoto e nel protocollo di Parigi deve poter ottenere qualcosina di più. È quindi evidente che la 394 da questo punto di vista vada sistemata, ma in quella legge c’è anche tanto di buono. Io voglio far crescere sia Amp che parchi, in Sardegna e nel resto d’Italia».



Bisognerebbe però aumentare le risorse, spesso troppo poche in particolare per le Amp.
«Se possibile sì, per le Amp come per i parchi, ma compatibilmente con la finanza pubblica. Già sbloccare le assunzioni e la pianta organica e determinare un nuovo stile di governance cambierebbe tanto. Pian pianino. Se dalla sera alla mattina cambi troppo, il sistema non riesce a seguirti. Quindi sì ai cambiamenti ma lenti e progressivi».

Qualcuno ha proposto il daspo per chi ruba la sabbia dalle spiagge. Cosa ne pensa?
Rubare la sabbia è una pazzia, punita con una sanzione amministrativa di circa mille euro. Se poi si prende qualcosa di più si va nel penale. Sulla questione del daspo però ne dobbiamo discutere. Io ho sempre parlato di daspo ambientale ma ovviamente mi riferivo al traffico, al seppellimento e all’incendio dei rifiuti. Questo va sicuramente studiato. Non sto dicendo né di sì né di no. Ho già costituito una commissione per lo studio della materia formata da magistrati, avvocati ed esperti di diritto dell’ambiente, forze dell’ordine. Preferisco che siano loro a fare uno studio tecnico normativo per vedere quali sono i limiti».

Le discariche rappresentano un grave problema ambientale. Per ridurre le quantità di rifiuti i termovalorizzatori possono essere una soluzione?
«Il concetto di termovalorizzatore non ci convince. Oggi quelli che ci sono hanno il loro percorso di vita. Ma non amo l’idea di nuovi impianti di questo tipo. Ne ho un’altra. Il nuovo paradigma ambientale deve essere ridurre i rifiuti alla fonte e attivare i passaggi che ci portano a una vera economia circolare, tema di competenza del mio ministero da agosto. Avremmo meno rifiuti, più attività imprenditoriali di green economy. A quel punto la domanda è: abbiamo davvero necessita di nuovi inceneritori?»

In Sardegna ci sono aree inquinate che attendono da tempo di essere bonificate come Porto Torres e Portovesme. Cosa intende fare?
«Il ministero ha come priorità l’incremento delle azioni per le bonifiche agendo dove ci sono rallentamenti e dando nuova linfa a meccanismi inceppati. Prova ne è la firma del decreto approvato in via definitiva su Porto Torres che ha sbloccato una parte della bonifica in atto».

Ticket per entrare in spiaggia e modello di numero chiuso per evitare l'eccessiva pressione antropica. Cosa ne pensa?
«Dobbiamo considerare di che spiagge parliamo. Chiaro che ci sono luoghi particolarmente fragili che hanno bisogno di maggiore protezione. La tutela della natura lì prevale sull'esigenza dei cittadini di usufruire di quel bene senza limitazioni».

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