Ponti, strade e scuole: dossier sul rischio nell’isola

Il presidente Tilocca: nessuna manutenzione nel viadotto sul Flumendosa

SASSARI. Non c’è solo il ponte sul Flumendosa: l’elenco delle opere pubbliche in pessimo stato, che mostrano i segni dell’usura provocata dal tempo e dall’assenza di manutenzioni, è destinato ad allungarsi. L’Ance, l’associaazione nazionale costruttori sta mettendo a punto un dossier che fotografa la situazione in tutta l’Italia. Il ponte sull’Orientale sarda, costruito più di 60 anni fa e da molto tempo in totale abbandono, è inserito alla voce “priorità” da segnalare al Ministero delle Infrastrutture affinché predisponga gli interventi.

«Una situazione nota – dice Pierpaolo Tilocca, presidente dell’Ance Sardegna –: quel ponte, realizzato in ferro, ha subìto un deterioramento naturale che non è stato rallentato dagli interventi di manutenzione. È normale che ora si trovi in condizioni precarie, esattamente come molte altre opere pubbliche e strutture in Sardegna. Una situazione gravissima provocata dalla mancanza di interventi, a loro volta paralizzati dall’assenza di investimenti: l’80 per cento delle risorse è destinato alla spesa corrente, per le infrastrutture avanzano solo spiccioli. A questo si aggiunge il problema delle competenze – sottolinea Tilocca –, pensiamo per esempio proprio al ponte sul Flumendosa: come potrebbe intervenire una Provincia senza soldi, un ente finito nel limbo dal quale non si capisce se verrà mai fuori?».

Di casi simili, dice il presidente dell’Ance, ce ne sono parecchi. Dopo un primo elenco di opere incompiute che costituiscono la quota isolana del dossier “Sbloccacantieri”, è atteso per metà ottobre il nuovo studio intitolato, in maniera decisamente significativa, “L’Italia che cade a pezzi”, che sarà presentato in occasione dell’assemblea nazionale dell’Ance. «Posso anticipare – dice Tilocca – che l’elenco relativo alla Sardegna sarà lungo, sarà evidenziata la situazione di precarietà che riguarda ponti, cavalcavia, edifici pubblici, scuole». Nella maggior parte dei casi luoghi ad alta frequentazione e utilizzo, che per questo motivo dovrebbero essere monitorati con attenzione e frequentemente. «Invece non accade quasi mai, nonostante gli annunci, perché le risorse in campo non bastano mai. Nel nostro Paese si interviene soltanto nelle situazioni di emergenza, come per esempio dopo il crollo del Ponte di Genova. E il paradosso è che per risanare la situazione si dovrà spendere una cifra nettamente superiore rispetto a quella necessaria per fare le manutenzioni» Tilocca poi si sofferma sulla questione delle scuole: «In Sardegna la maggior parte sono molto vecchie, non hanno agibilità e certificazione antincendi. Il piano Iscol@ ha messo in campo investimenti per 350 milioni ma siamo ancora molto lontani dall’obiettivo a causa delle procedure burocratiche, delle lungaggini degli appalti».

Ma il tempo è prezioso, per questo Tilocca ribadisce la necessità «di abrogare il codice degli appalti e sostituirlo con una normativa molto più snella, che consenta di tagliare i tempi biblici di intervento». (si. sa.)
 

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