Minoranze linguistiche, i sindaci con la Cgil

Canalis: norme non applicate, avrebbero evitato i tagli. Gli amministratori: ora una delibera comune

SASSARI. Il grimaldello per riottenere le autonomie scolastiche perdute? Per la Flc Cgil di Sassari è l’applicazione, sinora disattesa, della legge sulle minoranze linguistiche che avrebbe evitato tagli a istituti e organici di numerose scuole isolane grazie a parametri diversi (basterebbero 400 alunni e non 600 per avere una dirigenza, e sarebbe possibile creare classi di 10 elementi). Ciò avrebbe risvolti grossi anche sul piano occupazionale: l’esperto del sindacato Antonio Deiara ha calcolato 6.000 posti in più tra personale docente e non.

E i Comuni interessati sono decisi a seguire Luigi Canalis, segretario sindacale di Sassari, il quale ha annunciato che la Cgil (per ora quella del Capo di sopra, ma l’interesse è ben più largo) è pronta a fornire un patrocinio economico ai privati (docenti, studenti) che volessero ricorrere. «C’è la volontà dei sindaci di supportare la nostra iniziativa con delibere di adesione. Non possono intestarsi un ricorso, ma l’appoggio politico sarebbe importante». Dodici le realtà vittime del ridimensionamento per mancanza di numeri: nel Sassarese; gli istituti comprensivi di Osilo, Sennori e Usini; nell’Oristanese il numero 1 di Oristano e quello di Ghilarza; nel Nuorese il Businco di Jerzu e i comprensivi di Tertenia e Villagrande Strisaili; nel Cagliaritano quelli di Mandas e Narcao, il Lussu di Sant’Antioco e l’Ic globale Farci di Seui.

Una riunione si è svolta a Usini, tra i partecipanti anche Uri (che afferisce a Usini), il cui sindaco Lucia Cirroni conferma: «Adotteremo una delibera comune in tutti i centri che hanno questo problema, ma sarebbe importante coinvolgere anche gli altri perché la questione in futuro potrebbe riguardare tutti. Un’isola isola enorme e spopolata come la nostra non può avere gli stessi parametri di altre realtà. La minoranza linguistica è l’unico appiglio che abbiamo. I legali della Cgil garantiscono che l’eccezione è stata sollevata in altre regioni con buoni risultati. Noi ci proviamo: far parte di un comprensivo sottoposto a reggenza rende tutto più difficoltoso. Il nostro per 27 unità in meno non ha ottenuto l’autonomia (ci sono 573 bambini), credo che ci dovrebbe essere una sorta di deroga per situazioni come queste. Invece si preferisce creare mostri da 1500 iscritti, che poi vanno seguiti, e nonostante il grande impegno è molto difficile e finisce che gli scolari non conoscono nemmeno la figura del preside. Così anche il fatto di strappare dalla comunità dei bambini costretti a frequentare altrove credo che non sia giusto e rappresenta un impoverimento del tessuto sociale».

Sennori da quest’anno è sottodimensionata per soli 25 alunni (575) e il sindaco Nicola Sassu, pur dovendo analizzare ancora gli aspetti legali della questione, pensa che la strada possa essere giusta e ritiene opportuno «coinvolgere l’Anci regionale e convocare un’assemblea per capire come muoversi: deve essere una battaglia comune». Venticinque gli alunni in meno che sono costati l’autonomia a Usini, addirittura sotto la reggenza da parte di un dirigente che viene da Calangianus. Il sindaco Antonio Brundu sottolinea il paradosso di un paese «che ha 80 bambini in una scuola privata parificata (che dà lavoro a una decina di persone) dei quali non si tiene conto nei calcoli per il rispetto
dei parametri. Ho chiesto all’ufficio di elaborare una proposta di delibera di consiglio sulla mancata applicazione della normativa sulle minoranze linguistiche, poi occorrerà trovare risorse per affrontare eventuali spese legali. Dobbiamo provarci, saremo noi ad aprire la strada».

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