Bimbo ferito dal petardo è caccia ai responsabili

Matteo è stabile ma in coma farmacologico. Preoccupa l’ematoma alla testa

SASSARI. Quell’ordigno non doveva essere lì. Nessuno - tanto meno chi va a seguire una partita di calcio - può seminare nell’erba un oggetto esplosivo che potenzialmente poteva anche uccidere.

A distanza di cinque giorni dal drammatico fatto di Siligo, è questa la cosa che fa più rabbia, perché per quel gesto irresponsabile ora c’è un bambino che gioca la partita più importante: quella per la vita.

Matteo, 10 anni, sassarese, è ricoverato all’ospedale Marino di Cagliari in coma farmacologico. Le sue condizioni ieri sono state definite “stazionarie nella gravità”. Un segnale che non c’è stato peggioramento, e in questi casi non è poco. A preoccupare i medici che stanno monitorando in continuazione l’evoluzione dei traumi riportati dal bambino sono le possibili conseguenze sotto il profilo neurologico.

La violenta esplosione che ha causato danni gravi alla mano destra di Matteo ha anche provocato un ematoma alla testa. É l’aspetto più delicato del quadro clinico del piccolo paziente, con il trascorrere delle ore vengono aggiornate le valutazioni da parte dell’equipe che sta seguendo il bambino. Le considerazioni reali si potranno fare solo quando l’ematoma sarà completamente riassorbito.

Ai familiari di Matteo stanno arrivando attestati di solidarietà da tutta la Sardegna. Un grande abbraccio per sostenerli in questi giorni che trascorrono in ospedale in attesa di una minima variazione positiva.

La prognosi resta riservata. Anche ieri nessun pronunciamento ufficiale da parte dei responsabili della struttura sanitaria cagliaritana che hanno giustamente sollevato un muro protettivo per tutelare la privacy del bambino ricoverato in Rianimazione e dei suoi familiari.

Vanno avanti intanto le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Bonorva guidati dal maggiore Sebastiano Battino. Ieri sarebbero stati risentiti alcuni testimoni, persone che erano presenti sabato sera al campo di calcio di Siligo, dove si era appena concluso il derby del campionato di Prima categoria tra la squadra del Siligo e il Pozzomaggiore. Gente che ha visto, che conosce le frequentazioni e che potrebbe addirittura avere notato chi si è liberato di quell’oggetto esplosivo. Un “petardone potenziato”, quindi modificato in maniera artigianale e trasformato in una bomba capace anche di uccidere. I carabinieri stanno anche esaminando i video disponibili, immagini registrate con telefonini durante la partita e nel corso delle festa che si è svolta al campo per l’intitolazione a Angelo Fadda decisa dall’amministrazione comunale di Siligo. Non c’è stata invece la possibilità di repertare residui dell’ordigno: l’esplosione, infatti, non sembra avere lasciato tracce utili a parte i danni devastanti causati al piccolo Matteo. É molto probabile che oggi la Procura nomini un consulente tecnico. Sui social è partita una campagna per chiedere che chi ha abbandonato
l’oggetto esplosivo si presenti spontaneamente ai carabinieri. «Quello sarebbe un gesto coraggioso», hanno scritto in tanti. Ma l’attenzione di quasi tutti è concentrata sulle condizioni del bambino. La partita di Matteo è la cosa più importante.

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