Piccoli ospedali, i chirurghi contro l’Anci: la sicurezza prima di tutto

Il gruppo che ha elaborato la riorganizzazione ospedaliera replica a Deiana: «Non vogliamo penalizzare le periferie, a noi interessa solo la qualità delle cure»

SASSARI. Il loro obiettivo è solo tutelare il diritto alla salute dei sardi. I chirurghi isolani lo hanno messo per iscritto. O meglio si sono trovati costretti a farlo, visto che il loro disegno di riorganizzazione della chirurgia è stato accusato di volere accentrare i servizi sanitari nelle città, a danno dei territori periferici, e in particolare dei piccoli ospedali di Tempio, Sorgono, Ozieri, Ghilarza, La Maddalena e Muravera. «Quello che non sono riusciti a fare per via legislativa, ora provano a farlo per via amministrativa», ha tuonato il presidente dell’Anci, Emiliano Deiana. Parole che il gruppo di coordinamento di chirurgia generale, guidato da Luigi Presenti, già numero uno del Collegio dei chirurghi italiani, respinge al mittente. «Noi chirurghi sardi siamo stati chiamati dall’assessore Luigi Arru a elaborare un progetto di rete chirurgica basato su criteri di qualità delle prestazioni e sicurezza delle cure – affermano –. Nessuna considerazione economicistica ha guidato l’elaborazione del progetto, se non un corretto e rigoroso impiego delle risorse umane e tecnologiche, oggi sempre più complesse». Per il coordinamento il presidio ospedaliero in un territorio poco popolato ha poco a che fare con la qualità del servizio. «I dati della letteratura scientifica dimostrano come l’alto volume chirurgico correli con una maggiore sopravvivenza, un minore numero di complicanze e di re-interventi e una minore durata del ricovero. Alti volumi di attività assicurano non solo una competenza tecnica elevata, ma anche la possibilità di garantire formazione professionale alle giovani generazioni, che in breve tempo dovranno sostituire i tanti chirurghi in uscita nei prossimi anni, continuando ad assicurare elevati livelli di assistenza».

Il gruppo guidato da Presenti non ci sta a passare per il carnefice dei piccoli ospedali, o peggio ancora di quei territori che più di tutti da anni combattono la battaglia contro lo spopolamento. «Noi chirurghi, e solo noi chirurghi, siamo garanti della qualità delle cure dei pazienti a noi affidati e respingiamo al mittente qualsiasi accusa di aver “depotenziato” i territori più periferici». E via con gli esempi. La creazione di centri di Chirurgia programmata a degenza breve negli ospedali di base e di area disagiata permette a queste strutture di mantenere una funzione assistenziale in grado di coprire l’80 per cento della richiesta di prestazioni chirurgiche anche con “flussi inversi dagli ospedali più grandi. L’inserimento nella rete della Chirurgia ambulatoriale nello stabilimento della Maddalena rappresenta un programma di sviluppo verso la chirurgia ambulatoriale avanzata, i cui requisiti sono stati deliberati dalla Regione con un provvedimento di grande modernità, che in prospettiva garantirà prestazioni equivalenti a quelle di una Day-surgery, realizzando un progetto di de-ospedalizzazione a tutto vantaggio dei «ittadini. Stiamo lavorando a un progetto di monitoraggio e prevenzione delle infezioni chirurgiche che, una volta realizzato, metterà la Sardegna
all’avanguardia nel mondo, su un tema di grande rilevanza a livello internazionale. Insomma – concludono – la riorganizzazione della rete chirurgica ha come unico obiettivo quello di garantire il vero diritto alla salute, un’assistenza con elevati standard di qualità». (al.pi.)

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