Terremoto Air Italy sindacati: regna il caos

Dopo il cambio dei vertici della compagnia resta l’incertezza sul piano industriale Boeddu, Cgil: più che pensare ai trasferimenti doveva elaborare una strategia

OLBIA. Scosse di assestamento dopo il forte terremoto di qualche giorno fa. Nel giro di poche ore Air Italy si è ritrovata con il suo organigramma quasi dimezzato. Un valzer di cacciate e dimissioni che apre nuovi scenari e che preoccupa i lavoratori, con la Filt Cgil che torna a chiedere l’intervento del Governo: «Servono interventi diretti sulla proprietà e occorre convocare un incontro al Mise con il ministro Di Maio per capire quale sia il futuro della società. Siamo preoccupati». In effetti, le mosse degli ultimi giorni non sono proprio di poco conto. A uscire per primi dalla compagnia sono stati Marco Picardi,chief of strategy and planning, Andrea Andorno, chief commercial officer, e Massimo Crippa, il direttore vendite. Tutti e tre nella compagnia prima ancora dell’operazione Qatar. I poteri erano quindi passati al direttore operativo Neil Mills. A distanza di 24 ore, però, un nuovo colpo di scena: anche il chief operating officer, nominato solo ad aprile, ha rassegnato le sue dimissioni. Al posto di Mills, dunque, è stato nominato Rossen Dimitrov, uomo molto vicino alla Qatar airways, già responsabile della gestione del frontline. Una giostra di benserviti, rinunce e spostamenti di pedine che la dice lunga sul clima di tensione che si respira in questi giorni ai vertici.

La questione lungo raggio. Negli ultimi giorni ha preso quota questa ipotesi: il terremoto interno sarebbe dovuto al fallimento delle strategie dei voli di lungo raggio con partenza da Milano Malpensa, cioè il fulcro delle ambizioni della nuova Air Italy. La riduzione di diverse frequenze e la soppressione di alcune tratte, comunque in un periodo dove il mercato è debole, vanno a rafforzare questa tesi, che parla anche di una presunta perdita di 140 milioni di euro a fronte dei 40 previsti al momento della presentazione del piano del lungo raggio. La compagnia, che non entra nei dettagli, lascia però intendere che tutti i movimenti degli ultimi giorni sono da inserire in un quadro di ristrutturazione generale. «Air Italy sta crescendo e sviluppando un nuovo modello di business, incentrato in particolare sull’hub di Milano Malpensa, dal quale entro la fine del 2018 servirà 5 nuove destinazioni intercontinentali verso gli Usa e l’Asia in connessione con 6 aeroporti nazionali: Olbia, Catania, Palermo, Roma, Napoli e Lamezia Terme – spiegano da Air Italy –. La compagnia ha già avviato da questa estate la transizione del proprio network verso un disegno di soli collegamenti di linea, riducendo pertanto le attività tipicamente charter. Con l’avvio della stagione winter Air Italy procederà sul percorso di consolidamento dell’attività di linea, aprendo nuove destinazioni, ottimizzando laddove necessario o cessando quelle non incluse nel piano di sviluppo». Un passaggio, quest’ultimo, che evidentemente fa riferimento alla riduzione delle frequenze e alla cancellazione di alcune tratte, come la Malpensa–Mosca. L’azienda, inoltre, sottolinea che le ultime dimissioni non hanno nessun legame con la gestione della questione dei 51 trasferiti da Olbia a Malpensa, che nel frattempo sono diventati 25.

Il sindacato. Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt Cgil, dopo la sfilza di dimissioni si dice molto preoccupato e chiede l’intervento del Governo nazionale. Poi lancia un invito alla compagnia: «Al posto di intestardirsi a trasferire a Malpensa 51 lavoratori che potrebbero benissimo continuare a lavorare ad Olbia, farebbe bene a concentrarsi a sviluppare
il proprio network internazionale e nel contempo studiare una offerta competitiva per aggiudicarsi i bandi in continuità territoriale dai tre scali sardi». Intanto, per il 15 ottobre, è confermato lo sciopero dei lavoratori di base a Olbia contro il trasferimento dei colleghi a Malpensa.

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