«Voglio valorizzare il lato umano di Abbanoa»

Il nuovo amministratore illustra gli obiettivi del gestore del servizio idrico «Deve essere chiaro che l’acqua va pagata ma è sbagliato essere “ruvidi”»

SASSARI. Siede su una poltrona che scotta ma non tradisce agitazione. Probabilmente perché sa di avere, a differenza di chi l’ha preceduto, una forza importante: il sostegno dei sindaci, quelli che in quella poltrona l’hanno portato in trionfo. Abramo Garau, 66 anni, ingegnere di Pabillonis, da neppure tre mesi è amministratore unico di Abbanoa. È stato scelto da oltre il 90% dei soci: tutti i Comuni eccetto Sassari hanno votato per lui, la Regione invece puntava su Andrea Bossola, dirigente di Acea. Garau ha sbaragliato la concorrenza grazie a due fattori: il suo mantra – l’acqua deve rimanere pubblica – e 40 anni vissuti a contatto con gli enti locali e con i sindaci. È considerato uno di loro, forse perché anche lui lo è stato del suo paese molti anni fa. «Si fidano di me – dice il nuovo amministratore – perché con loro dialogo, cerco il confronto, mai le contrapposizioni».

È una critica alla precedente gestione di Abbanoa?

«Non mi piace parlare del passato, sarebbe ingiusto. Dico soltanto che soprattutto nella fase iniziale, la gestione della società si è rivelata molto complicata e Abbanoa ha avuto un atteggiamento forte e poco garbato nei confronti dell’utenza. Una scelta dettata dalla necessità di salvaguardare la sua esistenza ma che ha inevitabilmente inasprito i rapporti con i cittadini».

È per questo che i sindaci – quasi tutti – hanno scelto lei come amministratore contrariamente alle indicazioni della Regione?

«Io ai loro occhi ero il candidato che rappresentava la discontinuità rispetto a un precedente atteggiamento che, ripeto, era provocato dall’urgenza di fare quadrare i conti e ristabilire le regole».

Con lei al comando cambierà solo il metodo o anche la sostanza?

«Attenzione, è giusto ricordare che anche grazie alla ruvidità mostrata da Abbanoa nella fase iniziale, ora abbiamo una società in salute che emette bollette regolari e impronta alla correttezza il rapporto con gli utenti. È stata tracciata la strada, io cercherò di andare avanti lungo questa direzione mostrando un atteggiamento garbato e mai repressivo. Abbanoa oltre che efficiente deve essere una società amica dei cittadini. Ma i concetti di base restano gli stessi».

Quale è il più importante?

«Deve essere chiaro che l’acqua è un servizio che deve essere pagato. Questo in passato non era affatto scontato e ha provocato enormi problemi nella contabilizzazione dei consumi. Ecco perché i conti non quadravano, con enormi voragini e conseguenti “bollette pazze”. Ora l’obiettivo è pagare tutti e pagare il giusto».

Ma restano 700 milioni di fatture pregresse non pagate. I conguagli regolatori sono la soluzione?

«È un discorso molto complesso da affrontare con attenzione esaminando caso per caso quali siano state le ragioni dei mancati pagamenti. In particolare se i consumi non sono stati contabilizzati o se da parte dell’utenza c’è stata la volontà di non corrispondere quanto dovuto. È fondamentale, proprio nell’ottica della collaborazione, consentire di mettersi in regola attraverso forme di rateizzazione».

La Sardegna ha bisogno di Abbanoa?

«Questo è il secondo concetto base che dovrebbe essere chiaro a tutti. Abbanoa per la Sardegna rappresenta la garanzia che l’acqua resterà un bene pubblico. Se non ci fosse Abbanoa il servizio idrico verrebbe affidato in concessione ai privati con quello che ne deriverebbe in termini di costi. In questi anni la società è riuscita a mantenere tariffe basse garantendo un buon servizio».

Molti non la pensano così, Abbanoa è criticata per i frequenti disservizi e per la qualità dell’acqua. Sa che la Sardegna ha il record nazionale per il consumo di acqua in bottiglia?

«Conosco questo dato e anche la spiegazione. Soprattutto in alcune aree dell’isola, come il Sassarese, il grande lavoro svolto dai potabilizzatori di Abbanoa è pregiudicato dalle pessime condizioni delle reti. Infrastrutture molto vecchie, deteriorate, per le quali ci vorrebbe un radicale piano di rinnovamento attraverso ingenti investimenti. In alcuni casi lo stiamo facendo e sono 130 i Comuni coinvolti nel progetto Oliena, per il restyling intelligente delle reti».

Un’altra critica che viene mossa ad Abbanoa è proprio la lentezza nel dare gambe agli investimenti.

«È una critica legittima. Nel periodo iniziale sono stati accumulati ritardi nelle spesa delle risorse. Ci sono state carenze da parte del sistema tecnico gestionale complicate
anche dall’eccessiva burocrazia».

Che cosa dice ai Comuni che vogliono stare fuori da Abbanoa?

«Che non gli conviene. Ma in realtà, da quando sono stato nominato, accade il contrario: diversi sindaci mi chiedono come fare per entrare in Abbanoa».



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