Bracconaggio, 9 denunce: c’è anche un consigliere regionale

Coinu, Fi: «Ero in quella zona per altri motivi, lo dimostrerò facilmente»

VILLAGRANDE STRISAILI. Ci sono le carcasse di un muflone e di un cinghiale trovate dai ranger del Corpo forestale di Lanusei a testimoniare quella battuta di caccia grossa al di fuori di ogni regola. E ci sono nove persone denunciate per bracconaggio in quel di Monte Novu, in una zona particolarmente impervia ma da sempre battuta dai cacciatori, al confine tra Fonni e Villagrande Strisaili. Tra queste c’è anche un consigliere regionale di Forza Italia, l’ex sindaco di Fonni Stefano Coinu. Che però proclama la sua estraneità ai fatti ed è convinto di potersi scrollarsi ben presto l’accusa che lo ha fatto finire tra gli indagati. Un’accusa grave per un cittadino qualunque figuriamoci per un rappresentante dell’assemblea legislativa sarda.

«Sono in attesa di sapere quali decisioni prenderà la magistratura e – si difende con forza il consigliere regionale subentrato al dimissionario Pietro Pittalis il 18 aprile scorso – sono sicuro di poter dimostrare la totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati». Coinu, difeso dall’avvocato Marcella Lepori, dà la sua versione dei fatti. «Io – sottolinea l’ex primo cittadino fonnese – mi trovavo nella zona ma non sono certo implicato nel bracconaggio. Lì, infatti, c’è un’unica via d’accesso». L’episodio, culminato con l’iscrizione di nove persone, in maggioranza residenti a Fonni, nel registro degli indagati da parte della procura di Lanusei risale a due settimane fa. È una domenica mattina: il 30 settembre, giornata d’apertura della stagione venatoria in Sardegna. Intorno alle 9 gli uomini del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale di Lanusei impegnati nei consueti servizi di controllo del territorio contro i bracconieri , sorprendono, in una zona quasi inaccessibile di Monte Novu che ricade sotto la giurisdizione di Villagrande Strisaili, un gruppo di cacciatori intenti in quella che, agli occhi vigili degli agenti, sembra una vera e propria battuta di caccia grossa. I ranger si insospettiscono e dopo aver chiamato in aiuto i colleghi delle stazioni forestali di Villagrande, Lanusei, Osini, Seui, e Gavoi e anche quelli del Nucleo investigativo di Nuoro, sequestrano al gruppo di cacciatori oltre al cinghiale e al muflone (specie particolarmente protetta presente nelle aree del Gennargentu) anche i fucili e le munizioni. Le contestazioni rivolte al gruppo sono pesanti. La prima violazione sconfina nel penale e riguarda il mancato rispetto della legge contro l’abbattimento di specie protetta e in tempo vietato. Ci sono poi le sanzioni amministrative che riguardano rispettivamente l’esercizio della caccia senza l’autorizzazione
in deroga e la violazione delle restrizioni in materia di contrasto alla peste suina africana. La procura ogliastrina, intanto, sta passando al vaglio le posizioni di ogni indagato per accertare le singole responsabilità. Quelle responsabilità che l’onorevole Coinu rigetta con forza.

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