Olive, in Sardegna produzione in calo per le bizze del meteo

Manca, San Giuliano: «Meno 50% rispetto al 2017, che fu però straordinario». Montinaro, Laore: «Chi lavora in modo professionale avrà pochi problemi»

SASSARI. A pochi giorni all’inizio della raccolta delle olive e i dati sul calo non lasciano tranquilli gli operatori del settore. Ad Alghero il via è previsto per questa settimana, più o meno insieme alle varietà più precoci come quelle toscane (Leccino, Pendolino e Frantoio) tipiche delle aree della riforma Segni, e quindi nelle borgate dell’Algherese. A novembre sarà la volta della Bosana, la conclusione tra dicembre e gennaio.

Le previsioni di Coldiretti : sulla base dei dati Ismea – per l'Italia però parlano di un -38 per cento a livello nazionale, vicino ai minimi storici soprattutto per colpa del meteo che ha penalizzato i raccolti al Sud. Ma nonostante un taglio consistente, le previsioni classificano l'Italia secondo produttore mondiale nel 2018/19. Sono stati in particolare il gelo invernale di Burian e i venti accompagnati dalla pioggia durante la fioritura a sferzare i raccolti falciandoli soprattutto al Sud. Italia Olivicola, il nuovo gigante del settore che ingloba la metà dei produttori, fornisce una previsione altamente negativa per l’isola, addirittura un -63 per cento ben superiore al dato nazionale del -50 per cento della produzione rispetto all’anno prima.

«Il calo c’è – conferma Domenico Manca (San Giuliano) specie nel Sassarese e ad Alghero, direi che siamo sul -50 per cento, di meno in zone come Ozieri che però non sono vocate. Ma c’è da dire che la diminuzione è calcolata rispetto a una stagione straordinaria come il 2017. C’è un po’ di preoccupazione sugli effetti, anche se aziende come la nostra hanno la forza per resistere e alla fine non avremo grossi problemi».

L’esperto di Laore Antonio Montinaro getta acqua sul fuoco: «Un certo calo rispetto all’annata scorsa c’è – afferma – ma i conti si fanno a fine stagione, e non credo che il bilancio sarà così drastico. I problemi si manifestano a macchia di leopardo, nella stessa zona si trovano oliveti produttivi e altri che sono scarichi, mentre lo scorso anno hanno prodotto tutti, chi coltivava bene e chi no». Da considerare inoltre che in agricoltura quando il prodotto diminuisce, si vende tutto e la remunerazione è più alta, fatto che compensa le perdite: «C’è da attendersi un aumento del prezzo dell’olio – prevede Montinaro – ma teniamo presente che molti produttori hanno ancora in azienda le scorte invendute della scorsa annata, che fu eccezionale a causa delle temperature elevatissime che debellarono la mosca olearia e consentirono di evitare i trattamenti a vantaggio di un prodotto di ottima qualità. Penso che quest’anno venderanno l’olio avanzato e realizzeranno bene». In somma, il calo ci sarà ma sarà ben compensato.

Secondo Montinaro, nei frantoi si lavorerà un po’ meglio rispetto allo scorso anno: «Nel 2017, novembre e dicembre furono mesi di follia, con una corsa alla spremitura che provocò congestione negli stabilimenti, con molti errori nel valutare la maturazione che in alcuni casi rese le paste più difficili da lavorare, al punto che ci fu difficoltà nella separazione tra le varie tipologie e si dovette scaldare un po’ di più e aggiungere acqua, a discapito in quei casi di qualità e presenza di polifenoli. Quest’anno non accadrà, vista l’assenza di enormi quantità di olive da trattare e crescerà la possibilità che il prodotto sia ottimo. Purtroppo con le temperature meno alte è anche tornata la mosca olearia e occorre maggior cura nei trattamenti». Il motivo del calo? «È dovuto un po’ alle piogge superiori alla media, un po’ al vento caldo, nel periodo in cui i fiori aperti andavano fecondati e in quello successivo detto allegagione – spiega Montinaro – Ma una volta passata questa fase, le piogge hanno anzi favorito la formazione dei frutti».

Bando al pessimismo, quindi:

«In generale il prodotto c’è soprattutto per quelli che fanno le cose meglio, chi fa olivicoltura in modo professionale e cura le tecniche di lavorazione del suolo». Ovvero per coloro che hanno saputo puntare sull’innovazione. E sono sempre di più.

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