Dopo l'aggressione a Sassari, il parere dell’esperta: «Non esistono cani cattivi»

Il veterinario: «Non ci sono razze più pericolose, è decisiva l’educazione»

SASSARI. La convinzione che esistano razze di cani più “cattive” di altre è dura a morire ed è emersa ancora una volta in occasione dell’episodio del rottweiler Victor che ha aggredito per fortuna senza conseguenze serie un bimbo, purtroppo terminato con la morte dell’animale per mano del proprietario (in maniera involontaria, nel tentativo di liberare il piccolo, giura lui). Una convinzione che nel 2007 portò il governo a creare una lista nera delle razze pericolose, poi cancellata nel 2009, dopo che tutti gli esperti espressero perplessità.

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Raffaella Cocco, veterinaria, docente di medicina legale nella facoltà di veterinaria, è uno dei massimi esperti di comportamento del cane: «In quanto predatore, il cane è di per sé potenzialmente pericoloso a prescindere, chiaro che occorre considerare la taglia e la situazione. Non c’è il cane pericoloso in assoluto e quello che non lo è. Piuttosto esistono razze che sono di più difficile gestione rispetto ad altre, perché tendono ad avere motivazioni più forti, in quanto selezionate per caratteristiche fisiche e psicologiche per difendere e proteggere. Rottweiler, pastore tedesco, corso, dogo argentino, dobermann e tanti altri. Cani da guardia o da difesa. Prendi un maremmano di guardia al gregge: fa il suo lavoro se aggredisce un ladro, ma si comporta allo stesso modo in un giardino dove entra un estraneo».

Come si deve comportare il possessore di una di queste razze? «Deve essere consapevole di queste caratteristiche e lavorare per mitigarle». Ma spesso accade che ottenga un risultato opposto, volutamente (perché andare in giro con un cane aggressivo in certi ambienti, fa sentire veri uomini) o per ignoranza. «Un rottweiler che punta la gamba di un bambino e non la molla probabilmente ha una motivazione possessiva e competitiva troppo forte – dice la Cocco – Difficile che accada con un labrador, nel quale prevale la collaborazione. Occorre quindi lavorare su collaborazione o perlustrazione per abbassare i rischi». Ciò che si sbaglia spesso sono i metodi: «C’è chi punisce nella convinzione che sia il modo giusto per creare un rapporto con l’animale “prepotente”, la colpa è dell’ignoranza e di addestratori impreparati. Per molti al cane occorre impartire i comandi “seduto” e “a terra” e se l’animale non obbedisce, giù frustate. Chi insegna questo non paga mai».

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Come possono scattare le aggressioni? «Il cane può magari avere inizialmente solo l’idea di afferrare, non di far male – spiega la veterinaria – Così come non molla la pallina quando gioca col proprietario, così fa con la gamba del bambino. E stata potenziata la sua possessività e competitività. Cosa da non fare assolutamente, ma è ciò che accade moltissimo nei campi di addestramento. Un cane particolarmente possessivo tenderà ad esempio a portare il bastone e aspettare che glielo tiri, senza consegnartelo. Cerca la competizione fisica e il padrone nove volte su dieci sta al gioco. Il messaggio per il cane è chiaro: decidi tu quando e come giocare e sei il vincitore. Così l’animale si convince di tenere un atteggiamento corretto. Altri motivi? Un difetto di socializzazione con certe categorie, come anziani e bambini, che non vengono riconosciuti come parti sociali con cui interagire; o motivazioni di possesso, si vuole acchiappare come in un gioco». Attenzione non solo alla razza. Ma anche ai cani di grossa taglia «perché la differenza di stazza tra uomo e cane è uno degli aspetti che fa più la differenza. Un meticcio di cane da caccia di 20 chili può essere pericoloso per un bambino di tre anni, così come un cane di 40-45 chili può esserlo per un 80enne. Il chihuahua non morde meno del rottweiler, anzi. Però fa meno danni. Il pinscher ha un carattere estremamente forte, ma pesa poco e la sua pericolosità risulta quasi nulla». E comunque spesso si dimenticano le più elementari norme di sicurezza, come l’uso del guinzaglio e comunque evitare le situazioni rischiose utilizzando il buon senso. Insomma, parlare di razze cattive è un errore. Dietro un cane che manifesta aggressività invece c’è quasi sempre un proprietario che sbaglia il modo di rapportarsi con lui. In passato fu il cinema a trasformare i dobermann in spietati assassini. Più recente il fenomeno dei combattimenti dei cani da cui è nata la leggenda sulla presunta ferocia, ad esempio, dei pitbull. Scoprire che questi ultimi possono essere dolcissimi partner nella pet therapy non servirà a cancellare categorie e convinzioni che restano fedeli a sé stesse. Comunque.
 

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