Azzesu, il vino del vulcano si aggiudica i "Tre bicchieri"

Importante premio per il vermentino 2017 della cantina Ledda di Bonnanaro. Nasce in una vigna creata in cima al monte Pelao a 730 metri di altezza  

BONNANARO. L’amore per la vigna ha covato per decenni sotto la cenere del vulcano e nella mente di Andrea Ledda. Che pur occupandosi con successo del settore arredamenti, non ha mai abbandonato l’idea di fare viticoltura in maniera professionale e restituire alla sua Bonnanaro un settore per cui era rinomata. Ci è riuscito, ma non solo: è arrivato persino il massimo riconoscimento nazionale con il Tre Bicchieri del Gambero Rosso da parte per il Vermentino “Azzesu” 2017. Il nome non è casuale: nasce in una vigna creata su un vulcano spento, il Monte Pelao, che svetta nel Mejlogu, sul quale macinando con un macchinario sofisticato il basalto per trasformarlo in campo da coltivare il settantenne sognatore, con i piedi ben radicati nella sua terra, ha ricavato un impianto unico.

«Il nome evoca le fiamme – dice Ledda – e richiama l’immagine e la forza del vulcano. Anche la sua complessità aromatica e gustativa danno l’impressione di energia, ad esempio una volta nel bicchiere emergono le impronte sulfuree». Il risultato che si aspettava quando ha deciso di intraprendere quella che qualcuno ha definito in maniera azzeccata “viticoltura eroica”. Anche le altre due vigne principali sono ubicate in aree particolari: quella della tenuta Monte Santo, su sabbia e argilla, sorge a 400 metri sulle pendici dell’omonima altura calcarea che caratterizza il panorama del Mejlogu fronteggiando il monte Pelao. L’altra è la tenuta Matteu, 35 ettari sui graniti di Cannigione rilevati da Sebastiano Ragnedda creatore del Capichera, una terrazza a 300 metri con vista spettacolare sull’arcipelago della Maddalena, strappata all’interesse dei russi («e di tanti altri» sorride Ledda). «Basalto, calcare e granito. Stessi vitigni, sapori e aromi completamente differenti tra loro – dice l’imprenditore – a riprova che il terroir è il segreto».

Ledda parla con amore delMejlogu, al quale «crediamo di aver dato tanto. Bonnanaro aveva tre colture principali: uva, olivo e ciliegio, poi lo spopolamento ha cambiato tutto. E pensare che fino ai primi anni 90 aveva circa 1000 ettari di terreno vitato, per fare un paragone Sella & Mosca ne ha 550. La sua cantina nel ’75 diventò la terza per dimensioni in Sardegna, ci si conferivano 75mila quintali di uva, fu la prima a fregiarsi di un premio nazionale a Pramaggiore con il Vermentino di Sardegna. Poi il declino: le prime defaillance, la cantina non funzionava come prima, i soci non erano più remunerati. Così se prima si conferivano le uve buone, cominciavano ad arrivare gli scarti e anche la qualità dei vini ne risentiva. Non si vendeva, non c’era capacità di andare sul mercato e nel ’91 è arrivata la chiusura».

Ma quel territorio ha il vino nel sangue. «La mi a famiglia ha sempre avuto il suo vigneto, per noi e per gli amici», racconta Ledda, che parla di una passione sempre accesa, anche se l’attività che ha assorbito tutte le energie per decenni è stata quella del settore arredamento, in particolare dei divani, che lo deve leader. «Ma nel 2010 esplode la passione nascosta – dice l’imprenditore – ed è stato l’incontro con il noto enologo Giacomo Tachis a far scattare la molla». Il primo passo è rilevare un vigneto di tre ettari a Su Campu, zona considerata strategica sulla 131; poi il progetto cambia con l’acquisizione di una tenuta impegnativa come quella di Cannigione, e ancora con il progetto sul Monte Pelao, o Pealu, in altura.

«È la nostra filosofia – spiega Ledda con orgoglio – non facciamo vigneti in posizioni normali, scontate, se vogliamo un prodotto con certe peculiarità. Scegliere di impiantare sul letto di un fiume sicuramente ha meno difficoltà, ma non ha i privilegi di cui può godere chi, come noi, si è arrampicato a 730 metri sulla cima di un vulcano spento. Dove il sole nasce e tramonta, dove arrivano tutti i venti. Viticoltura eroica, appunto, ci confrontiamo tutti i giorni con climi non sempre favorevoli». Ma i risultati arrivano. «Dopo la medaglia d’oro al “Mundus Vini” con la prima vendemmia di “Azzesu”,
quella del 2015, dopo aver saltato la successiva a causa di una grandinata che ha distrutto tutto decidendo di insistere lasciando tutto com’era, con quella del 2017 è arrivato il Tre Bicchieri. Con un punteggio di 96 centesimi, altissimo. Se ci aspettavamo un successo così veloce? Sì...»

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