La Maddalena, beni demaniali in vendita: prezzi alti e poco appeal

Due giorni di incontri per avvicinare la domanda all’offerta. L’Ad di Invimit: «Anche il patrimonio pubblico deve essere appetibile»

INVIATA ALLA MADDALENA. Da un lato i comuni si affannano a mettere in vendita pezzi pregiati del loro patrimonio con i piani di alienazione. Pezzi di cuore con costi da infarto che fanno flop sul mercato. Dall’altro cercano di farsi cedere nuovi immobili da Stato, Regione, Marina. In attesa di un re Mida privato che trasformi edifici cadenti in regge di lusso. Il paradosso è evidente. E il motivo per cui domanda e offerta si danno le spalle sta nell’interpretazione sbagliata del concetto di demanio. Pensare che i privati siano disposti a ricoprire di euro i comuni per comprare immobili senza appeal, è roba d’altri tempi. Se i beni demaniali dismessi o da dismettere non sono accompagnati da seri progetti di valorizzazione continueranno a restare zavorre degli enti locali. E i privati li snobberanno. La nuova lettura del tema arriva da Elisabetta Spitz, amministratore delegato di Invimit, società del ministero dell’Economia che gestisce e valorizza beni demaniali attraverso fondi immobiliari. Sono affidate a lei le conclusioni della due giorni del convegno “Insularità e demanio” organizzato dal Comune della Maddalena. Intorno al tavolo i vari enti che del demanio sono proprietari o gestori. Ministero dei beni culturali, Guardia costiera, Regione, Marina militare.

A moderare i relatori e a incalzarli nella seconda giornata di dibattito, il direttore della Nuova Sardegna, Antonio Di Rosa. La scelta della Maddalena come sede del convegno non è causale. Tra l’isola madre, Caprera e il resto dell’arcipelago il demanio può essere declinato in ogni sua forma. «Lo Stato non ha più patrimonio da mettere a reddito – afferma Spitz – . O lo ha trasferito agli enti locali con il federalismo o lo ha venduto. La ricchezza sta nei territori, con un patrimonio stimato di oltre 300miliardi di euro. Ciò che però serve oggi è cambiare linguaggio e approccio. Troppo spesso la valorizzazione e la dismissione dei beni demaniali non tengono conto degli aspetti economico-finanziari. Tutti i comuni in Italia allegano al bilancio i piani di dismissione. Che non raggiungono nemmeno l’un per cento. Significa che oggi, pensare di vendere un bene pubblico senza creare valore è impensabile. Solo se si segue questa strada arriveranno gli investitori stranieri. Ma il patrimonio deve essere appetibile».

Spitz fa alcuni esempi concreti di immobili demaniali valorizzati e messi a reddito grazie a Invimit. In un comune dell’appennino tosco-emiliano un edificio dell’Inail rimasto incompiuto per decenni è diventato una silver house, residenza socio sanitaria per anziani. Proprietà pubblica e gestione trentennale del privato. «Non è giusto che il demanio venga dismesso e trasferito al privato – aggiunge l’ad –. La proprietà deve restare al pubblico che con una partnership ne affida la gestione al privato». Una linea su cui concorda anche il

direttore generale degli enti locali per la Regione Sardegna, Antonella Giglio. «Il mondo sta cambiando e anche le amministrazioni devono adeguarsi a nuovi strumenti di utilizzo e valorizzazione del bene pubblico. L’unica vera strada per la valorizzazione è il partenariato pubblico-privato».

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