Bruno ospite alla Leopolda: svolta renziana

Il sindaco di Alghero alla kermesse dell’ex premier e si schiera per Minniti alla guida del Pd

SASSARI. Il modello Alghero conquista la Leopolda. Mario Bruno star della kermesse di Renzi a Firenze. Il primo cittadino di Alghero, espulso quattro anni fa dal Pd in occasione delle comunali in cui si candidò contro il suo partito, è ormai sempre più vicino al ritorno in casa dem, di cui tra l’altro era stato capogruppo in Regione nella passata legislatura. Di ufficiale non c’è ancora nulla, ma è un dato di fatto che ormai Bruno faccia parte di quel gruppo di sindaci, capitanati da Giorgio Gori, primo cittadino di Bergamo, vicinissimi all’ex presidente del Consiglio. Quella pattuglia di amministratori - di cui fa parte anche Dario Nardella, sindaco di Firenze, e Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro - che nei giorni scorsi ha lanciato un appello alla candidatura di Marco Minniti alla segreteria del Pd. «Con i sindaci di Firenze, Bari, Mantova, Reggio Calabria, Pesaro, Bergamo e altre cinque città italiane dal profilo strategico, abbiamo chiesto all’ex ministro dell’Interno di guidare la nuova fase dei democratici italiani, rendendo i territori e le città protagoniste della ripartenza del nostro Paese – ha scritto Bruno sul suo profilo Facebook –. L’ho fatto, personalmente, da esterno e civico, ma fortemente interessato alla prospettiva dei progressisti e degli antifascisti nel nostro Paese».

Esterno e civico, ma comunque un democratico seppur (per ora) senza tessera. E, infatti, ieri Gori lo ha voluto sul palco della Leopolda, dove ha raccontato la sua esperienza da sindaco. «Le istituzioni da sole non ce la fanno, la formula vincente è rafforzare il rapporto con cittadini e associazioni», ha esordito Bruno alla kermesse renziana. Ha raccontato del campo rom che aveva dovuto sgomberare per la presenza di amianto e diossina. «La Regione mi metteva a disposizione un milione di euro per un nuovo campo, ma per queste famiglie, 60 bambini algheresi, io volevo una vita normale di inclusione. Il bando per trovare una casa è andato deserto, ma proprio grazie all’aiuto delle associazioni, che hanno fatto da intermediarie, tutte quelle famiglie hanno oggi un tetto e quel campo è stato bonificato e potrà diventare un parco».

E ancora: l’iniziativa che ha permesso a un centinaio di cittadini di vedere dimezzata la Tari in cambio di opere di pulizia e manutenzione. «È stato un modo per riqualificare la città in un’epoca in cui le casse dei comuni hanno sempre meno risorse». Infine, Bruno ha posto l’accento sulle misure adottate per favorire le famiglie numerose. «Abbiamo deciso di fare pagare meno tasse a chi ha più figli, abbiamo chiesto ai locali pubblici di avere un fasciatoio, abbiamo invitato musei e grotte ad attuare le tariffe family».

Mario Bruno non è stato l’unico sardo ad animare la Leopolda numero 9. Nel gruppo di amministratori invitati da Gori sul palco c’era anche Claudia
Medda, assessora alla Innovazione del Comune di Cagliari. Presenti anche quest’anno alla kermesse fiorentina ideata da Matteo Renzi (e Pippo Civati) nel 2010, l’assessore all’Agricoltura, Pier Luigi Caria, e il deputato Gavino Manca, entrambi renziani della prima ora. (al.pi.)

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