Il credito alle imprese sarde è in calo di 1,8 miliardi

La qualità dei servizi migliora ma a piccoli passi, il costo è tra i più alti del Paese. Dal 2010 gli impieghi delle banche per gli artigiani si sono ridotti di un terzo

CAGLIARI. Il credito alle imprese in Sardegna si riduce sempre più, negli ultimi dodici mesi la sua disponibilità globale è scesa di 1,8 miliardi; il costo del denaro rimane tra i più elevati del Paese, due punti oltre la media nazionale; rispetto al 2010 il volume di credito concesso agli artigiani si è ridotto di un terzo, forse anche a causa dell’incredibile quota dei crediti deteriorati (quelli che i debitori non riescono più a pagare regolarmente). In Sardegna sono il 40 per cento dei crediti totali, il dato più alto a livello nazionale, ben oltre quello delle altre sofferenti regioni del sud.

Sono questi alcuni dati emersi dal convegno promosso dalla Cna sul credito e le micro imprese della Sardegna, che ha visto anche la presenza dell’assessore al bilancio della Regione Raffaele Paci e del presidente della omologa commissione del consiglio Regionale Franco Sabatini.

La Cna sarda, attraverso il suo presidente Pierpaolo Piras e il segretario Francesco Porcu ha chiesto uno sforzo ulteriore alla Regione, che in questi anni «ha giustamente immesso nella rete di protezione sociale tanti milioni; adesso – ha detto Porcu – è tempo di destinare più risorse per gli investimenti produttivi; pensiamo alle opere per il riassetto del territorio o per il recupero di immobili pubblici dismessi e abbandonati».

La Cna punta il suo mirino sulle risorse manovrabili disponibili nella prossima legge di bilancio, un centinaio di milioni circa e si augura che la manovra di prossima votazione in Consiglio abbia un profilo più orientato alla crescita. «Pur importanti per la tenuta sociale dell’isola è evidente che iniziative come Lavoras – ha detto Porcu – non aiutano lo sviluppo».

Se il credito dalle banche si riduce progressivamente, assumono una valenza ancor più significativa i fondi pubblici delle diverse leggi a sostegno dei settori. Su questo punto Sabatini tranquillizza la Cna. «In questo bilancio ci sono soldi sufficienti per tutte le leggi di settore, dobbiamo trovare solo il modo migliore di spendere al meglio le risorse aggiuntive: non so se saranno cento o più milioni di euro, ma i soldi ci sono. Dobbiamo spenderli per non ripetere l’esperienza di Iscol@ dove su 300 milioni previsti, per colpa di un sistema che non riusciamo a riformare ne abbiamo spesi solo 100».

Spesso i fondi regionali non si spendono come dovrebbero, anche per carenza di informazione da parte dei potenziali beneficiari. Ne è convinto l’assessore alla programmazione Raffaele Paci. «Abbiamo centinaia di milioni a disposizione delle imprese sarde, anche delle micro, ed è importante che gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori siano costantemente informati anche dalle loro associazioni di categoria per riuscire a utilizzarli. Abbiamo fatto un piccolo miracolo tenendo l’Irap più bassa d’Italia, che significa lasciare ogni anno 100 milioni in più alle imprese, rinunciando a farli entrare nelle casse regionali». Il vicepresidente della Regione ha poi tracciato un quadro economico generale, migliorato, sia pur a piccoli passi, dal 2014 a oggi. «Quando siamo arrivati al governo abbiamo trovato una situazione drammatica. Bilancio in totale disordine, pochissime risorse, la crisi peggiore di sempre. Oggi siamo l’ottava regione per crescita, c’è stata una inversione di tendenza, e non è successo
in dappertutto, tenendo basse le tasse e facendo interventi infrastrutturali». La novità nel bilancio 2019 potrebbe essere un intervento per abbassare le tasse alle «famiglie del ceto medio, con figli a carico non solo piccoli, che non sono mai state destinatarie di misure particolari».

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