Delitti di Nule e Orune, a marzo in Cassazione l’udienza per Pinna

Il 19enne di Nule è stato già condannato a vent’anni di carcere per gli omicidi di Gianluca Monni e di Stefano Masala

SASSARI. Approderà a Roma il 7 marzo, davanti ai giudici della Suprema Corte, l’udienza a carico di Paolo Enrico Pinna, il 19enne di Nule arrestato e già condannato a vent’anni di carcere per gli omicidi di Gianluca Monni (lo studente orunese ucciso l’8 maggio del 2015) e di Stefano Masala (compaesano di Pinna scomparso il 7 maggio di tre anni fa e mai più ritrovato).

Lo scorso dicembre in appello era stata confermata la condanna di primo grado a carico del giovane. Nelle 150 pagine di motivazioni i giudici scrivevano che Paolo Enrico Pinna era «pienamente consapevole delle sue azioni» quando ammazzò il compaesano Stefano Masala e il giorno dopo Gianluca Monni. La sezione distaccata per i minorenni della corte d’appello (presieduta da Maria Teresa Spano) aveva scandagliato minuziosamente moventi, vendette, inganni costruiti da Pinna e dal cugino Alberto Cubeddu (che alcuni giorni fa, a Nuoro, è stato condannato all’ergastolo) per portare a termine un piano diabolico: uccidere un ragazzo (Monni) per uno sgarro ricevuto e un altro (Masala) perché testimone scomodo. Ma tutto questo, al contrario di quanto avrebbero voluto far credere gli avvocati della difesa Angelo Merlini e Agostinangelo Marras, non sarebbe stato messo in atto da un ragazzo dalla personalità talmente disturbata da non consentirgli di avere una percezione veritiera di quello che stava andando a fare. Tutt’altro.

Nelle sue azioni era emersa «un’articolata coerenza, organizzazione
e continuità degli atti delittuosi – scrivono i giudici – incompatibile con un’alterazione della sua capacità di rendersi conto del significato e delle conseguenze dei suoi atti». Pinna dunque era pienamente lucido e consapevole. A marzo la parola alla Cassazione. (nadia cossu)

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