Il racconto di Dimitri: l’ho colpita con una pietra

La parole dell’assassino di Erika nella trascrizione della perizia psichiatrica «Quando mi hanno detto che era morta ho provato ad ammazzarmi in ospedale»

NUORO. C’è il racconto di un rapporto logoro e sfilacciato, di una ragazza provata dalla separazione dei suoi genitori, e di un ragazzo, spesso alle prese con ansia e depressione, che cercava di starle vicino ma non sempre riusciva. Ci sono i sogni svaniti di una coppia di fidanzati, i progetti sfumati, il dolore straziante di due famiglie. C’è, soprattutto, il precipitare degli eventi di quella maledetta mattina dell’11 giugno 2017, nella villetta di Lu Fraili. Il primo litigio per una rotonda imboccata per sbaglio. Il secondo per un tavolo sporco di briciole di pane. Il terzo, all’uscita della stanza da bagno. Quando lui trova lei in preda a una crisi di nervi, le risponde minacciandola con una pietra, e poi arriva l’inferno: il colpo in testa, le coltellate, il buio della mente. È un racconto che trasuda rabbia, frustrazione e orrore, quello che emerge dalla perizia fatta dallo psichiatra Nevio Troisi e dalla psicologa Giuseppina Miranda sulle condizioni di Dimitri Fricano, il giovane commesso biellese, reo confesso dell’omicidio della fidanzata Erika Preti, per il quale, proprio oggi, si celebrerà la giornata clou del processo davanti al gup Mauro Pusceddu: la discussione del pm Riccardo Belfiori, degli avvocati di parte civile Lorenzo Soro e Chiara Soro, e dei difensori Roberto Onida e Alessandra Guarini. Alla precedente udienza i periti incaricati dal gup, davanti allo stesso giudice, avevano presentato le loro conclusioni: avevano dichiarato il giovane pienamente in grado di intendere e volere, anche all’epoca dei fatti, e non affetto da un disturbo della personalità. Qui di seguito, pubblichiamo uno dei colloqui tra il perito Troisi e Fricano. Quello nel quale si parla del giorno del delitto. In neretto le domande del perito, di seguito le risposte di Fricano.

Perito: Arriviamo all'ultimo periodo. Questo fatto succede, che giorno era?

L'11 di giugno.

Mi racconti un po' dei giorni prima. Erika l'aveva offesa, L'aveva chiamata sempre ciccione?

Andavamo in giro, facevamo la bella vita. Poi quel maledetto giorno dovevamo andare a Tavolara e al mattino io mi sono alzato, è un anno che me lo ricordo tutti i giorni della mia vita. Ho fatto colazione con la mia amica. Poi si è alzata Erika e sono andato al bar a fare colazione perché voleva mangiare un tipo di pasticcino e l'ho portata lì. Poi siamo andati a comprare le medicine. Io le ho comprate poi ho sbagliato a fare una rotonda e Erika si era già arrabbiata. Si era incavolata proprio. Infatti ho pensato “Madonna iniziamo bene la giornata”, ma non ho detto niente. Poi siamo andati a fare la spesa per andare a Tavolara.

Poi?

Poi abbiamo fatto i panini. E, mi ricordo, “Erika, le ho detto “vado a comprare le sigarette e al ritorno andiamo a Tavolara” e si era incavolata perché c'erano delle briciole sul tavolo e gli ho detto “appena torno pulisco”. Sono uscito, vado per comprare le sigarette e mi scappa la pipì, sono tornato indietro. Vado a fare la pipì e quando esco me la trovo davanti con un coltello. Mi ricordo aveva lo sguardo fisso, gli occhi rossi, coltello che tremava, e mi insultava dicendo che ero un terrone parassita. Io non ci ho neanche dato peso, era una situazione surreale, dieci anni di fidanzamento e ti trovi la morosa con un coltello in mano. Io non mi ero spaventato, l’ho schivato. C’era lì una pietra. E le ho detto “che fai mi vuoi ammazzare?”. Appena le ho detto così, mi ha dato un colpo e mi ha aperto qua dove ho questo taglio. Di getto ho fatto così con la pietra e l'ho colpita dietro la testa e mi sono reso conto e ho detto “che cazzo ho fatto, scusami” e ho buttato la pietra per terra e l’ho abbracciata e le ho detto “andiamo in bagno che ti bagno la testa”. Ero pronto ad assumermi tutte le responsabilità. Appena l'ho abbracciata mi ha mozzicato il dito e ho iniziato a prendere una scarica di botte, pugni, calci, graffi. Ho iniziato a vedere tutto nero e non ricordo più niente. Avevo paura. Non ero mai stato aggredito così in maniera folle. Tutto era diventato nero, tipo nero quando stai per svenire e non ricordo più niente.

Lei non si ricorda poi di aver preso questo coltello e di averla uccisa?

No, mi spiace, non ricordo proprio.

Lei poi dà una prima versione in cui esce fuori e dice che siete stati aggrediti?

Sì, perché io mi ricordavo questa ombra nera con cui lottavo e quindi capivo che doveva essere stato un uomo di colore.

Lei non ricorda di aver dato parecchie coltellate a Erika? Non mi ricordo neanche di aver dato una coltellata.

Però Lei ricorda che dopo è uscito a chiedere aiuto e ha detto che eravate stati aggrediti?

Sì, perché mi guardavo attorno ed ero pieno di sangue e lei era piena di sangue. Io ricordavo quella che per me era una persona di colore forse era Erika, ma io vedevo scuro, non lo so.

Poi che è successo?

Sono uscito, ho chiamato aiuto. È venuto un ragazzo francese, è entrato e ha chiamato i carabinieri, io poi sono stato portato in ospedale perché avevo parecchie ferite. Poi mi hanno detto che era morta e io ho provato ad ammazzarmi in ospedale con il tubo di una flebo. Poi mi hanno mandato in psichiatria, e poi a casa.

I genitori di Erika cosa Le hanno detto?

Cosa era successo e io gli ho raccontato ciò che mi ricordavo.

Di questo uomo nero?

Esatto. Hanno visto le mie ferite e piangevano per il dolore e io piangevo, un casino e io so solo che volevo morire.

Perché voleva morire?

Perché Erika era morta.

Dopo di che cosa succede?

Io per 40 giorni non mi ricordavo niente. La mia versione era la mia verità ma io quello mi ricordavo poi sono andato un giorno nello studio dell'avvocato che mi ha fatto vedere una foto con un coltello e lì io penso che mi sono sbloccato. Sono andato io a costituirmi.

Lei cosa pensa quando vede quel coltello?

Non lo so, ho avuto come un flashback e ho detto "allora devo essere stato io", questo coltello insanguinato lo riconoscevo e poi ho dato le mani all'avvocato e gli ho detto di portarmi dai Carabinieri.

Ha visto che era Erika non solo era arrabbiata ma aveva anche un coltello in mano. Quindi lei è andato a prendere questa pietra che stava lì vicino per difendersi?

Però io pensavo che scherzasse, perciò ho preso la pietra per fare finta di difendermi. Pensavo che scherzasse, non lo sapevo che era arrabbiata davvero. Mi dava una coltellata, io l’ho schivata, l’ho presa sul dito e d’istinto l’ho presa in testa, ma non le ho fatto tanto male perché era lucida, e allora l’ho buttata per terra e ho detto “che cazzo ho fatto”, l’ho abbracciata e lei ha iniziato a mordermi il dito e a darmi un sacco di botte. Mi sono messo giù a riccio e prendevo un sacco
di botte, colpi in faccia, ai testicoli. Poi ho iniziato a vedere nero, a dissolversi le cose, come quando svieni e non mi ricordo più niente. Non mi ricordo più Erika da allora, non ricordo più le sue fattezze, il colore dei capelli, il profumo, non mi ricordo più niente».



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