L'annuncio di Vasco Rossi: «Ritornerò nell’isola con un grande live»

Previste a giugno due date, il 18 e il 19 megashow alla fiera di Cagliari. Il rocker di Zocca racconta il suo rapporto speciale con la Sardegna

Dopo nove anni Vasco Rossi tornerà in Sardegna. Succederà il prossimo giugno – precisamente martedì 18 e mercoledì 19 –, quando il leone del rock italiano salirà su un gigantesco palco allestito nel quartiere fieristico di Cagliari per ben due live che di fatto lanceranno alla grande l’estate dei concerti isolani. Sarà una produzione senza precedenti, di quelle che si vedono soltanto in occasione dei mega raduni. E il bello è che adesso si tratta di una notizia ufficiale, non di una frase ben augurante affidata al web, come la star emiliana fece il 7 settembre scorso generando tanta gioia ma anche molta attesa tra decine di migliaia di fan. Le prevendite partiranno tra poco e c’è da scommetterci che i biglietti andranno a ruba nel giro di pochi giorni. «Ci divertiremo molto», rivela lui stesso alla Nuova Sardegna in questa primissima intervista concessa a venti giorni dall’uscita del suo nuovo singolo.



L’artista di Zocca – giusto per ricordarlo – dai tempi della celeberrima “Albachiara” (uscita alla fine degli anni Settanta e conosciuta a memoria anche da tutti gli adolescenti di oggi) ha pubblicato trentadue album, composto complessivamente 176 canzoni e venduto oltre trenta milioni di dischi. Ma soprattutto detiene il record mondiale di spettatori paganti in un singolo concerto, quello che fece due anni fa al Modena Park per festeggiare i quarant’anni di carriera: alla fine i ticket staccati furono per l’esattezza 225.173.

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Certo, da quando il Blasco si esibì per la prima volta nell’isola alla discoteca Corallaro di Santa Teresa Gallura (era il settembre del 1979 e un locale da ballo pareva più che sufficiente per accogliere un rocker talentuoso ma che ancora doveva esplodere) di acqua sotto i ponti ne è passata un’infinità. Tuttavia il legame tra lui e la Sardegna va ben oltre i live. Intanto ci ha vissuto da bambino, seppure soltanto per poco. Ma cosa ancor più clamorosa è che a Cagliari ha composto “Vita spericolata”, una delle canzoni italiane più belle di sempre, tanto che Francesco De Gregori ha voluto inserirla come cover in un suo fortunatissimo album. «C’è una parola che mi ha cambiato la vita ed è “spericolata” – ripete spesso l’autore –. Curiosamente nei dizionari questo aggettivo ha diversi sinonimi: da temerario a incosciente, da audace a scavezzacollo, da eroe a folle. In un solo termine c’è esattamente tutto quello che volevo esprimere nella canzone. Spericolata... proprio come avrei voluto e come poi in effetti è stata la mia vita».



Vasco, insomma, si può dare per scontato che il “Non Stop Tour 2019” arriverà a Cagliari?
«Non soltanto confermo che a giugno verremo in Sardegna, ma vi do anche una notizia in più: sbarcheremo con una produzione gigantesca, quella studiata per gli stadi. Praticamente osiamo là dove le grandi produzioni internazionali non vanno. Le isole sono molto complicate da raggiungere, si pensi che devono viaggiare via terra e via mare circa 70 veicoli con cassoni girevoli e ribaltabili. Contengono quintalate di materiale che serve per montare un palco pazzesco. Ci vuole un’organizzazione più che attenta e agile in ogni situazione, consapevole e responsabile dei rischi eventuali».



L’ultima volta fu una produzione più piccola?
«Sì. Era a settembre del 2010 all’interno dello Europe Indoor, un tour per arene al chiuso che alternava date in Europa come Londra, Berlino e così via a date in Italia, tra le quali appunto quella che facemmo a Cagliari».

Quel giorno c’erano almeno 50mila spettatori in delirio. Sono moltissimi se si fanno le proporzioni con gli abitanti della Sardegna, cioè un milione e 600mila in tutto. Forse i sardi un suo live se lo meritano davvero, no?
«Se lo meritano eccome. Anche se non è una questione di merito, ma di spazi che non ci sono e di difficoltà di organizzazione. Come si sa, a me le sfide piacciono, per cui come promesso verremo in Sardegna con lo spettacolo rock più potente ed emozionante al mondo».



Che cosa ha impedito un suo ritorno in questi nove anni?
«Come dicevo prima, la mancanza di spazi, di sicurezza. I miei sono spettacoli di portata internazionale, abbiamo una produzione gigantesca e un palco enorme, senza contare gli schermi che corrono lungo tutto il palco. Non me ne occupo io, naturalmente, ma mi fido di chi organizza da sempre i miei concerti quando mi dice che non è facile portare live di grandi dimensioni in Sardegna. Ora lo faremo, sarà la nostra sfida».

Lei ha passato qualche anno della sua infanzia in Sardegna, a Siniscola. Che ricordo ha di quel periodo?
«Ero molto piccolo, più che ricordi ho delle sensazioni, tutte belle. Sono rimasto poco tempo, i miei cugini Marco Rossi – cioè il batterista del mio primissimo gruppo, ci chiamavamo Killers – e Patrizia sono rimasti un paio d’anni con lo zio Eros e lo zio Dino. Proprio Dino si era fidanzato con una bellissima ragazza che poi ha rimpianto moltissimo. Infatti conserviamo ancora una sua fotografia».

Mai pensato che fra tanti anni, per esempio a fine carriera, potrebbe trasferirsi nell’isola creandosi il cosiddetto buen retiro? Un po’ come fece Garibaldi a Caprera.
«A me piace molto il verde e mi piace molto anche il mare, quello della Sardegna poi è magnifico. Certo che me lo farei un buen retiro come Garibaldi a Caprera o come Fabrizio De Andrè a Tempio».

Nei primi anni Ottanta scrisse a Cagliari una delle sue canzoni più celebri, “Vita spericolata”. Può raccontare come accadde?
«Era l’agosto del 1982 e con la mia band eravamo a Cagliari per suonare. Ricordo che mi trovavo in un campo sportivo e veniva giù una pioggia torrenziale. Il concerto era stato annullato e io mi misi in macchina, dove per l’ennesima volta ascoltai la musica composta da Tullio Ferro che da qualche mese mi faceva impazzire perché non riuscivo a trovare le parole giuste per quella melodia. Mi ero fissato su un “Io voglio Licia”, che non mi convinceva, ma non trovavo niente di meglio. Dentro quell’automobile, invece, mi uscì “voglio una vita”… E come la voglio? La risposta è nel testo che venne fuori da solo. A quel punto la vita la potevo volere in mille modi… come minimo piena di guai».

Poi tanti anni fa circolò quella che ora si definirebbe una fake news: girava voce che lei avesse disprezzato i sardi. E non esistevano nemmeno i social, altrimenti chissà che cosa si sarebbe scatenato. Si ricorda?
«In realtà se allora fossero esistiti i social avremmo risolto prima, ci saremmo chiariti. Invece una leggenda metropolitana poté circolare indisturbata per anni… si era diffusa soprattutto al Sud poi è arrivata anche in Sardegna. Una cosa da non credersi, una vera e propria bufala, falsa e infondata, generatasi da sola. Per un malinteso, un’intervista che avrei rilasciato. Ma nessuno ha mai ascoltato direttamente e personalmente quelle cose. La falsa notizia passava di bocca in bocca, ognuno l’aveva sentito dire da qualcun altro. Nessuno lo aveva letto o sentito dire da me, però. Mi ha fatto molto soffrire e ancora mi fa soffrire che ogni tanto qualcuno la tiri nuovamente fuori. Una vera bugia inventata per danneggiarmi. Per fortuna chi mi conosce, chi è cresciuto con i miei brani, i miei fan non ci hanno mai creduto. Perché sanno che per scrivere le mie canzoni ho sempre guardato all’individuo e al genere umano. E poi come avrei potuto disprezzare il Sud che mi ha sempre accolto con tanto affetto?».

Che cosa si devono aspettare i suoi fan da questo tour?
«Come minimo tanto divertimento. Per il resto, non posso ancora dire niente perché ci stiamo entrando un poco alla volta… nello spettacolo. Proprio in questi giorni sto vedendo spesso Vince Pastano (il chitarrista della band di Vasco che da un anno riveste anche il ruolo di produttore artistico dei tour - ndr ): chiacchieriamo, buttiamo giù idee. Vengono fuori cose interessanti di cui però non posso anticipare nulla. È veramente troppo presto. Di sicuro non deluderò i miei cari fan della Sardegna».

Può anticipare qualcosa sul nuovo singolo?
«Le do una bella anticipazione: la nuova canzone arriverà per radio il 16 novembre prossimo. È nata dalla collaborazione con Roberto Casini (il batterista della prima band ufficiale, quella che diventò la Steve Rogers band - ndr), musicista caustico e complice di canzoni come “Va bene, va bene così”, “Gabri” o “Senorita”. La sto registrando in questi giorni con la collaborazione del maestro Celso Valli, compositore e arrangiatore bolognese. È un brano che descriverei come ironicamente filosofico e, naturalmente, declinato al femminile. Forse esula un po’ dal mio solito, ma ci sta. Eccome se ci sta bene in questo momento!».

Il rock resisterà all’invasione di trap e reggaeton oppure è destinato a soccombere?
«Io tengo duro, auguro al rock di fare altrettanto. Nuove generazioni crescono e trovano un loro proprio modo di espressione, che si chiami rap o trap o quel che si vuole. È giusto che sia così, del resto: ogni generazione ha la sua musica. Ma vuoi mettere un concerto rock? Hai presente le emozioni che una ballad può suscitare?».

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