Peste suina, ora l’isola chiede l’embargo selettivo

La Regione spinge per eliminare i vincoli alle aziende nelle zone libere dal virus De Martini, dell’Unità di eradicazione: «Occorre premiare chi opera seriamente»

SASSARI. Dopo 30 anni di peste suina, nel ’95 la Spagna vinse la sua battaglia e in breve tempo passò all’incasso con le sue eccellenze mondiali nel campo dei salumi che la proiettarono nel gotha del settore. La Sardegna è pronta a seguirne le orme, a un passo dal successo sull’insidiosa malattia con cui lotta da 40 anni. Lo scambio di comunicazioni tra il governatore Francesco Pigliaru (che chiede un impegno del governo nei confronti dell’Europa per allentare i vincoli dell’isola all’export) e la ministra Giulia Grillo, che promette il suo interessamento, sembrano preludere a una svolta. Merito del lavoro svolto dall’Unità di progetto per l’eradicazione che in pochi anni passati a contrastare con i metodi più decisi il pascolo brado ha consentito un tale cambiamento di vedute nei confronti di una regione che nel 2014 rischiava il commissariamento nella gestione della Psa. Aver creato la task foce con una capacità di intervento senza pari, praticamente senza ostacoli burocratici, è stata la carta vincente, tanto che ora uomini come il direttore dell’Istituto zooprofilattico Laddomada sono chiamati all’estero per la loro competenza.

Focolai quasi a zero. L’Unità è diretta da Alessandro De Martini, che spiega gli scenari attuali alla luce di queste comunicazioni tra istituzioni impensabili sino a qualche tempo fa. «In realtà – dice – si tratta del prosieguo di ciò che già da inizio anno avevamo messo in moto con la precedente ministra della salute Beatrice Lorenzin e dopo l’incontro avuto a metà maggio a Bruxelles da Pigliaru con il commissario europeo alla salute e alla sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis. In quella occasione rappresentò le nostre istanze, chiedendo che ci fosse una rivisitazione delle misure in considerazione del radicale mutamento della situazione. E i progressi si sono consolidati: siamo scesi dai 109 focolai del 2013 a soli cinque».

Parola d’ordine: zonizzazione. La novità consisterebbe in un modo diverso di considerare l’isola dal punto di vista epidemiologico. «Ciò che il presidente chiede è una “zonizzazione” – dice De Martini – ovvero tenere presente la distinzione tra “zone rosse”, dove la Psa non è stata ancora debellata e nelle quale lasciare anche le restrizioni più severe, dalle “zone bianche” in cui è residua o occasionale, permettendo alle aziende di quest’area di lavorare in maniera normale. Sarebbe un incoraggiamento a chi investe seriamente in questo settore: il vero dramma della peste suina africana è dovuto al fatto che toglie fiducia e speranza a tutti indistintamente, coinvolgendo anche chi vuole fare le cose per bene. E non possiamo permettercelo. Non avere l’opportunità di andare avanti è devastante, eppure abbiamo territori vocati e capacità e competenza che sono nelle corde dei nostri allevatori, ma che dopo 40 anni di flagello rischiano di perdersi».

Vicini al successo. Quando si potrà cantare vittoria? «Domanda che mi sono fatto già anni fa – risponde De Martini – Ritengo che il mancato ripetersi di focolai sarebbe un segnale fortissimo. Sappiamo benissimo di non aver ancora sconfitto la Psa, sarebbe sciocco dire il contrario. Ma è vero che ci siamo molto vicini, e più conquistiamo la fiducia delle persone più ci andiamo vicini. Per poter affermare che si è interrotto il ciclo che va dal maiale infetto le cui carni contagiano il cinghiale, il quale a sua volta lo trasmette al maiale, occorrono un paio di anni di osservazioni, perché il virus è subdolo». Secondo il responsabile dell’Unità la Psa non è il problema di un singolo: «Occorre uscire dalla logica dell’“io” e pensare con quella del “noi”. Non si può permettere che il singolo, per ignoranza, illegalità, pressapochismo danneggi gli altri».

Premiare la serietà. Alcuni fautori della presunta tradizione del pascolo brado, in poche aree della Barbagia e dell’Ogliastra, ancora fanno opposizione. «Quasi un problema di carattere sociale, l’allentamento dell’embargo nei confronti di chi opera secondo legge e giudizio potrebbe spingere chi ancora non è convinto ad adeguarsi? «Esatto. Premiare chi lavora bene, perché ne ha il diritto. Perché avere un mercato di esportazione significherebbe meno oscillazioni nei prezzi e più certezze, favorendo chi ha coraggio imprenditoriale». «Le tensioni ci sono state e forse ce ne saranno ancora. Ma indubbiamente il clima è cambiato. Lo avvertiamo anche dal minor numero di minacce e insulti nei nostri confronti (sorride, ndc). Accade perché c’è stata una risposta in termini sociali, molti si sono ribellati al fatto di essere ostaggio di pochi. In fondo c’è poca differenza tra il fare le cose bene o male. Il guaio è che ci sono anche dinamiche legate a terre pubbliche finite di fatto in mano a gruppi che spadroneggiano; e c’è il discorso dell’emersione del nero, che dall’allevamento si estende anche alla vendita. I segnali sono comunque confortanti».

Ispettori in arrivo. Entro l’anno dovrebbero arrivare gli ispettori della commissione europea: «È la promessa fatta dal presidente della commissione a Pigliaru. Il fatto è che, con l’esplosione della peste suina in tutta Europa, il caso Sardegna è scalato in secondo terzo o quarto piano. Però a maggior ragione è giusto che si venga qui, si verifichi e si prenda una decisione. Vogliamo dimostrare di aver fatto le cose per bene e già il fatto che in 40 anni il sierotipo presente nell’isola non sia mai uscito dai nostri confini (quello diffusosi in questi ultimi tempi in Europa arrivando sino al Belgio è differente e arriva da est)».

Il mercato attende. Lo sforzo fatto, anche a costo di misure dolorose e a volte impopolari come gli abbattimenti, sembra che sia riconosciuto: «Certo, ma ora non basta più una pacca sulla spalla – dice De Martini – vorremmo misure che premino i nostri allevatori». Il settore non aspetta altro e ha voglia di volare: che margini di espansione ci sarebbero una volta tolti i vincoli in una regione che attualmente importa l’80% di quanto consuma? «Nel recente Pig Day a Sassari il rappresentante di Assocarni ha illustrato dati di previsione per i prossimi anni che definire confortanti è riduttivo,
con incrementi di molti punti percentuali. Il mercato offre parecchie chance, chiaro che poi occorre saperci entrare. Credo che dobbiamo puntare sulla trasformazione, le produzioni di salumi di qualità consentirebbero di decuplicare i posti di lavoro».

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