La riscossa del novello: «Non è un vino di serie B»

Un’annata record in Sardegna quella del 2018 con più sapori, fragranza e profumo. L’enologo di Sella&Mosca: «Dietro c’è molto impegno e un grande lavoro»

SASSARI. La cantina di Sella & Mosca è una delle poche in Sardegna a non aver smesso di credere nel novello, anche negli anni più bui per questo vino considerato a torto poco prestigioso e anche quest’anno che, secondo Coldiretti, la produzione ha raggiunto in Italia i minimi storici (2 milioni di bottiglie). «Il nostro novello, il Rubicante , è ancora molto amato dai sardi e dagli stranieri», dice Giovanni Pinna, l’enologo della cantina algherese, una delle tenute più vaste d’Europa, famosa per il suo Marchese di Villamarina, l’Anghelu Ruju e il Cannonau Terre Rare, il Vermentino di Gallura e, soprattutto, il Torbato.

Ascesa e discesa (e, si spera, ripresa) di questo vino sono ben analizzate da Pinna: «Dopo il successo iniziale, negli anni Ottanta, si sono buttati un po’ tutti sul novello, come succede spesso in Italia dove l’enologia segue le mode. Dopo quella per il novello è arrivata la mania per i rossi barricati, poi quella per le bollicine, ora c’è quella per i rosati. E questo è un male perché l’enologia deve essere legata a un territorio, non a una moda. Bisognerebbe invece seguire l’esempio della Francia dove i vini sono legati profondamente al territorio: lo champagne si fa nella regione dello Champagne, il rosato si fa in Provenza. Ed è per questo che il Beaujolais nouveau, il novello francese, è sempre molto richiesto e ogni anno c’è grande attesa per il 6 novembre, quando viene messo sul mercato». Per capire la disaffezione dei consumatori nei confronti del novello basta un dato: nei primi anni Duemila Sella & Mosca produceva mezzo milione di bottiglie l’anno, ora sono poco più di 100mila.

«Purtroppo dopo il successo iniziale in troppi hanno cominciato a utilizzare uve non adatte e molti produttori hanno iniziato a mischiarlo a vini vecchi – ricorda Pinna – Questo ha generato confusione nel consumatore e ha rovinato il mercato». Nonostante ciò, la cantina algherese ha continuato a puntare sul novello, che «non è un vino di serie B – sottolinea Pinna – Anzi, richiede molto impegno e lavoro, a partire dalla vendemmia che deve essere fatta tutta a mano». Il Rubicante 2018 è profumato ed elegante, con una gradazione leggermente inferiore rispetto all’anno scorso. «Il prodotto promette davvero bene – assicura l’enologo – È ideale per accompagnare i piatti autunnali». Promette bene anche il novello Santa Caterina della cantina di Dorgali, altro storico produttore dell’isola.

«Un vino dai colori intensi e molti profumi, dal ciliegio al ribes al lampone». Carlo Mazzoli, uno degli enologi della cantina, è molto soddisfatto. «Quest’anno la raccolta è andata molto bene». Merito delle piogge, certo, ma anche degli sbalzi di temperatura che ci sono stati prima della vendemmia e che hanno accentuato i profumi di piccoli frutti. «È un buon auspicio anche per gli altri vini del 2018 – commenta Mazzoli – Quella di quest’anno si può definire come la vendemmia della riscossa dopo l’annata orribile del 2017 caratterizzata da grandine, gelate e bombe d’acqua».

Anche la cantina Dolianova continua a credere nel novello e a produrre Cantos . «La produzione in Sardegna è cominciata all’inizio degli anni Ottanta, sull’onda del Beaujolais francese – ricorda l’enologo della cantina, Andrea Deiana – All’inizio tutti erano impazziti per il novello italiano, poi il boom si è fermato. Dalle 120mila bottiglie degli anni Novanta, ora siamo scesi a 20-25mila bottiglie e il mercato è soprattutto regionale». Un peccato perché il novello italiano è non solo buono ma anche economico. Il prezzo medio, in cantina e nei negozi, è di 4 euro a bottiglia. «Un prezzo molto contenuto soprattutto se confrontato col processo di produzione che è molto costoso», dice ancora Deiana. Le uve per produrre il novello, infatti, vanno raccolte e movimentate a mano. «Inoltre, grazie alla tecnologia utilizzata, l’anidride solforosa è ai minimi».

Anche quello della cantina di Dolianova sarà un ottimo novello. «Le uve sono sane e non hanno sofferto troppo per carenza idrica o troppe piogge autunnali. Il gusto sarà molto fruttato – assicura Deiana – avremo vini più eleganti e facili da bere». Ma qual è il segreto per un buon vino novello? Si chiama “macerazione carbonica” la tecnica che permette al mosto di diventare subito vino. Spiega Deiana: «L’uva, rigorosamente raccolta a mano, non pigiata, viene inserita in recipienti saturi di anidride carbonica in modo da stimolare una fermentazione che trasforma una parte di zuccheri in alcol. È come se tutte le fasi della vinificazione fossero accelerate senza rinunciare a sapori e qualità».

L’augurio degli enologi è che il novello conquisti i giovani «anche se ora è apprezzato soprattutto dalle vecchie generazioni che ne conoscono e apprezzano la genesi». Come fare per ritornare al boom degli anni Duemila? «Serve un’identità forte» dice l’enologo della cantina Dolianova, e soprattutto

sfatare alcuni falsi miti. «Non è vero che va bevuto entro Natale, è un vino che si può gustare fino all’estate successiva». Intanto ieri e oggi il novello 2018 viene celebrato alla rassegna di Milis che ogni anno dedica due giorni a raccontare e, soprattutto, a degustare questo vino.

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