«Tua madre è morta» Funerale organizzato ma la donna è viva

Un medico dà la notizia alla figlia di un’ottantenne di Uri «Avevamo scelto la bara e avvisato tutti i parenti»

SASSARI. La bara era già scelta. Il parroco avvisato. E il funerale era fissato oggi alle 15,30 nella chiesa di Uri. Alcuni parenti erano anche andati nella camera mortuaria dell’Ospedale di Sassari per l’ultimo saluto. Ma della salma della povera nonnina di 80 anni, data per morta nel reparto di Medicina d’urgenza dopo una gravissima emorragia cerebrale, nemmeno l’ombra. Così la figlia Antonella ritorna dai medici per chiedere spiegazioni. «Sua madre è stata trasferita in Rianimazione», le dicono. E lei va in reparto. Le si fa incontro un medico con l’aria quantomai affranta. D’altronde è toccato a lui il peso di dare certe notizie: «Sua madre è qui da noi: ed è ancora in vita». Cinque secondi di silenzio. E poi: «La paziente è gravissima ma dà segnali di attività celebrale». Insomma la morte clinica non poteva e non può ancora essere decretata. Antonella ha un attimo di sbandamento, rischia lei di rimanerci secca. Il medico si scusa: «Siamo costernati per l’accaduto, le porgiamo le più sentite scuse da parte di tutto lo staff e da parte della direzione sanitaria dell’Aou».

La nonnina era finita al pronto soccorso tre giorni fa. «Sabato eravamo insieme – racconta Antonella – e stava bene. Insomma, più corretto dire che stava come sempre. Mamma soffre di Alzheimer ma in 80 anni era la prima volta che metteva piede all’ospedale. Aveva perso i sensi. La tac ha evidenziato una emorragia cerebrale e i medici ci hanno subito informato che le condizioni erano molto gravi». La paziente viene ricoverata nel reparto di Medicina d’urgenza. E tutti si preparano al peggio: l’altra figlia prende un aereo e arriva da Milano.

«Mio marito poi riceve una telefonata – racconta Antonella – era l’ospedale. E il medico gli comunica che mamma si era molto aggravata e che ormai era in morte cerebrale. Perciò noi figlie dovevamo andare al più presto in reparto per comunicazioni urgentissime». Nell’arco di un’ora si presentano in Medicina d’Urgenza. «Il medico ci dice che è sopraggiunta la morte cerebrale di nostra madre e ci chiede se ci fossero delle espresse volontà sull’eventuale espianto degli organi». Era un argomento mai affrontato prima, ma una delle figlie è donatrice e decide in un supremo atto di altruismo. «I medici ci fanno i complimenti per la sensibilità e il coraggio». Così arriva anche il momento delle altre incombenze: «Chiamiamo l’agenzia funebre, andiamo a scegliere la bara, contattiamo il parroco e fissiamo il funerale». Poi il reparto di Medicina d’urgenza chiede una consulenza ai colleghi di Rianimazione per l’espianto degli organi. L’anziana viene trasferita. E i macchinari captano “il miracolo”. Non c’è una linea retta, ma l’attività cerebrale della paziente trasmette agli strumenti dei piccoli sussulti. È una scossa di vita infinitesima, ma che si propaga ai piani alti dell’Aou come un cortocircuito.

«Uno spiacevole equivoco nella comunicazione tra medico e familiari – spiega l’azienda – nessuna richiesta di donazione è mai stata fatta alla famiglia. Mentre, considerate le gravissime condizioni della signora, l'ipotesi prospettata dal medico del reparto che ha comunicato con la famiglia è stata presa come un dato di fatto che, nell'interesse della paziente e dei familiari, ci auguriamo non avvenga». La procedura per l’espianto è codificata e rigidissima: occorre la diagnosi certa di morte cerebrale.

«Questa – spiega Paola Murgia, rianimatore dell'Aou e referente per i trapianti a Sassari – avviene attraverso un percorso di accertamento che vede impegnata una commissione formata da un anestesista, un neurologo e un medico di direzione medica o medico legale». E soprattutto occorre un elettroencefalogramma piatto.

«Ho apprezzato le scuse della direzione dell’Aou – dice Antonella – ma non mi parlino di equivoci. Perché quando un medico dice morte cerebrale, che io precisamente non sapevo nemmeno cosa fosse, c’è ben poco da travisare. L’ha detto a mio marito e l’ha ribadito
a noi figlie. Io non so come certe cose possano capitare e non capisco a che titolo questo medico si sia espresso così. Però certe notizie sono un macigno e io non posso farle scivolare. Vorrei un chiarimento faccia a faccia col medico, e sentire dalla sua voce una spiegazione sensata».

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