Accise, i Riformatori manifestano in Consiglio

Striscione che riproduce un assegno con la cifra che lo Stato deve alla Regione: quasi 4 miliardi

CAGLIARI. Sullo striscione pro accise, i Riformatori hanno fatto stampare un assegno circolare. Su cui poi hanno scritto: tre miliardi abbondanti (sarebbe questo l’importo del credito vantato), il beneficiario (la Regione) e infine ricalcato la firma del ministro dell’economia Giovanni Tria. Con questa coreografia, organizzata in Consiglio regionale, i Riformatori hanno rilanciato la loro storica sfida sulle accise. «Perché è la vera e unica madre di tutte le battaglie finanziarie contro lo Stato», come vanno ripetendo da cinque anni, per poi aggiungere: «Se il centrodestra vincerà le elezioni, dovrà essere questa la prima richiesta da presentare a Roma». Le accise sono le imposte su benzina, diesel e gli altri prodotti petroliferi, e questo forse lo sanno tutti, il mistero è invece intorno alla quantità di prodotto finito su cui sono calcolate. Finora il Governo ha riconosciuto alla Sardegna solo quelle sul totale dei litri acquistati ai distributori dagli automobilisti sardi, poco più di mezzo miliardo di euro l’anno. «Sbagliato – ha replicato Pietrino Fois, coordinatore dei Riformatori – Le accise che ci spettano invece sulla quantità di grezzo, sono tonnellate e tonnellate, raffinata negli impianti della Saras in Sardegna. E sapete perché? Perché da sempre le accise non sono altro che il risarcimento riconosciuto ai territori, in cui ci sono le raffinerie, come impatto ambientale. Cioè sono un indennizzo». E quindi siccome a Sarroch è raffinato il 20 per cento della produzione nazionale – stando ai Riformatori – la Sardegna dovrebbe incassare la stessa percentuale delle accise contabilizzate dallo Stato nell’ultimo bilancio nazionale, 22 miliardi di euro. «A questo punto, con una calcolatrice – ha sottolineato Franco Sergio Pisano del Centro studi – scopriremo che, come imposto dallo Statuto, lo Stato dovrebbe girarci i 9/10 di 4,4 miliardi (è il 20 per cento di quei 22 nazionali) e quindi 3 miliardi e 948 milioni. In altre parole, otto volte in più di quello che finora c’è riconosciuto». È uno scandalo – ha aggiunto il consigliere regionale Luigi Crisponi – perché «la giunta Pigliaru e il centrosinistra non hanno fatto nulla, in questa legislatura, per rivendicare il maltolto». Anzi, ha fatto di peggio, secondo il consigliere regionale Alfonso Marras: «Non si è presentata con noi, a suo tempo, nell’aula della Corte costituzionale per contestare il brutale affronto finanziario che subiamo dallo Stato. Tra l’altro se avesse voluto, la Regione avrebbe potuto sfruttare una sentenza della stessa Corte che alla Sicilia aveva risposto: vi spettano le accise sul prodotto finito e non su quello consumato. Quindi, sarebbe bastato far leva su quella decisione per aprire un contenzioso e invece il centrosinistra non ha fatto nulla». Con un’altra aggravante, sempre secondo i Riformatori: «Nel 2014, nell’ultima Finanziaria della giunta Cappellacci, il centrosinistra aveva votato con
noi d’inserire nel bilancio una quota di accise contese, era intorno al miliardo, per provocare la reazione dello Stato. E invece poi quegli stessi partiti poi si sono sottomessi alle follie della giunta dei professori, ha ricordato Attilio Dedoni, capogruppo dei Riformatori. (ua)

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