I giovani industriali sardi: «L’isola deve rinascere»

Cesaraccio, 37enne di Nuoro, è il nuovo presidente del Gisud di Confindustria  «Abbiamo le carte in regola per ricoprire un ruolo strategico nel Mediterraneo»

SASSARI. È il presidente del Comitato interregionale mezzogiorno giovani imprenditori di Confindustria “Gisud” e il suo intervento al convegno di Capri, organizzato proprio dai giovani industriali, si era stato salutato da un lungo applauso. Roberto Cesaraccio, 37enne di Nuoro laureato in ingegneria gestionale all’università di Pisa, è l’amministratore unico della “Società Studio CS srl” che si divide tra Olbia e Nuoro ma è stato il suo impegno in Confindustria a farlo emergere. Cesaraccio ha parlato di prospettive e dell’impegno dei giovani: «Sappiamo che i nostri territori hanno grandi potenzialità e possono esprimere una forte competitività per ricoprire un ruolo strategico all’interno del Mediterraneo. Sta soprattutto a noi giovani mettere in campo nuove forze e nuove idee e questo sarà il nostro obiettivo». Un obiettivo che ha ribadito stralciando la Sardegna dal resto del Mezzogiorno: «Abbiamo tutte le carte in regola per fare grandi cose ma purtroppo non riusciamo a farle fruttare. Abbiamo un territorio bellissimo, abbiamo la cultura , la storia e una grande tradizione agroalimentare. Eppure abbiamo la provincia più povera d’Italia – spiega Cesaraccio –, significa che tutti abbiamo colpe, nessuno escluso». I giovani possono dare una nuova lettura del presente e, soprattutto, possono programmare il futuro remoto: «La Sardegna paga l’assenza totale di programmazione sul lungo periodo ed è un gap che si può misurare su tutti i settori produttivi, dall’industria all’agroalimentare, dal turismo alla cultura, quando invece la Sardegna potrebbe essere un punto di riferimento per tutto il Mediterraneo». Per provare a colmare il vuoto, secondo Cesaraccio, si dovrebbe partire delle basi: «È necessario comprendere le vocazioni dei territori e dobbiamo evitare a tutti i costi le repliche perché non ci sono territorio uguali. Per questo motivo – aggiunge il presidente del Gisud – è necessario investire sulle peculiarità e programmarne la crescita che però non può avvenire senza le infrastrutture, che non sono solo mattoni». Ma per costruire il futuro serve la capacità economica, gli investimenti: «Ad esempio si dovrebbero utilizzare meglio i Fondi di sviluppo e coesione – spiega Cesaraccio – che dovrebbero essere investiti secondo le nostre esigenze, anche se poi c’è da dire che la Sardegna spende solo una parte dei fondi che arrivano dall’Unione europea. Un paradosso che mette in evidenza la situazione della nostra isola». Lo stop della legge urbanistica regionale, poi, è un altro punto che il presidente del giovani imprenditori di Confindustria legge come un’altra occasione persa, l’ennesima: «Era stato aperto un dialogo costruttivo tra la politica e la società e sembrava che si fosse imboccata la strada giusta perché, faccio un esempio, alberghi
e turisti hanno esigenze diverse da quelle che potevano avere quarant’anni fa e invece è arrivata una frenata che, sinceramente, non mi aspettavo. Peccato, credevo che si potesse finalmente iniziare programmare lo sviluppo del territorio e invece abbiamo perso un’altra occasione».

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