Aids, 61 nuovi casi in Sardegna nel 2017

L'allarme della Lila: metà degli studenti intervistati non usa il profilattico

CAGLIARI. Aumentano i casi di Hiv in Sardegna e quasi metà degli studenti intervistati lo scorso anno non usa il profilattico quando ha rapporti sessuali. È questo il quadro della situazione su Hiv e Aids nell'isola tracciato dalla Lila di Cagliari in occasione della Giornata mondiale per la lotta all'Aids. Promossa una marcia per le vie pedonali del centro, da piazza Yenne a piazza Garibaldi.

La presidente Brunella Mocci mette il dito sulla piaga: «La percezione del rischio Hiv è molto confusa in tutte le fasce d'età - spiega la presidente della Lila di Cagliari Brunella Mocci - Bisogna attivare il Piano nazionale Aids, varato dal Governo da oltre un anno e senza finanziamento, che prevede azioni concrete rivolte alle popolazioni più vulnerabili, interventi per agevolare l'accesso al test e per permettere alle persone di conoscere il proprio stato sierologico ed entrare subito in terapia».

Il Piano prevede lo sviluppo integrato di tutte le strategie di prevenzione oggi disponibili: condom, femidom, percorsi di educazione all'affettività e sessualità nelle scuole, implementazione della TasP e la sperimentazione della PrEP. «Va agevolato l'accesso al test - ribadisce Mocci - alcuni paesi europei stanno ottenendo importanti risultati nel contenimento dell'Hiv mettendo in atto proprio queste strategie».

A fronte dell'assenza delle istituzioni resta solo l'impegno del volontariato. La Lila aderisce alla campagna UnAids «Know your status - Conosci il tuo stato sierologico», rafforzando l'offerta del test rapido per Hiv e Hcv. In Sardegna i nuovi casi di Hiv registrati nel 2017 sono 61, più numerosi di quelli degli ultimi due anni. La metà dei 1.551 studenti incontrati dalla Lila nell'arco del 2018 ha già avuto rapporti sessuali e di questi solo il 48% usa sempre il profilattico.

«I ragazzi chiedono di essere informati con percorsi di educazione sessuale, 9

studenti su 10 sono favorevoli - sottolinea Giacomo Dessì, responsabile Scuola di Lila - solo il 25% sa che le persone con Hiv con carica virale non rilevabile non trasmette il virus, anche i media devono assumersi la responsabilità di comunicare in modo chiaro: Hiv e Aids non sono sinonimi»

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