Riciclo della plastica, nuovo allarme per il pianeta

La Cina ha chiuso l'importazione degli scarti e diversi paesi ne hanno preso il posto. Un affare ad alto rischio di inquinamento che prospera senza controllo

In questi giorni in Italia infuria la polemica sulla mancanza di una dotazione impiantistica di livello europeo per chiudere il ciclo dei rifiuti. I roghi alle piattaforme di materiale proveniente dalle raccolte differenziate e che hanno difficoltà a essere immessi nel mercato del riciclo, da nord a sud del Paese, hanno riacceso i riflettori su un settore, quello dei rifiuti, che non riesce proprio a trovare pace.

Il problema tuttavia non riguarda solo il nostro Paese, bensì si espande su scala globale, continentale e oltre, perché quella del recupero, riciclo e smaltimento dei rifiuti, è una filiera internazionale che va ben oltre i nostri confini.Gli operatori del settore, e più specificatamente quelli della carta e della plastica, se ne sono resi conto quest'anno più che mai, dal momento che dall'1 gennaio la Cina, fino al 2017 principale importatore di carta e plastica da tutto il mondo (il 60% dai paesi sviluppati), ha chiuso le proprie porte a questi scarti. Contestualmente, come è facile pensare, altri paesi hanno aperto a questi rifiuti, dal momento che secondo un'indagine del Financial Times, se in Cina le importazioni di plastica da gennaio a giugno 2018 sono scese da 1,25 milioni di tonnellate a 70mila tonnellate, in altri paesi il tasso di importazione è cresciuto: da 128mila tonnellate a 461mila in Malesia, da 127mila tonnellate a 254mila in Vietnam, addirittura da 17mila tonnellate a 253mila in Thailandia.

Stesse proporzioni indicativamente per quanto concerne la carta, con l'India che si eleva a nuovo paese leader dell'import. I rifiuti ripudiati dalla Cina una casa l'hanno trovata. Il problema tuttavia è che questa nuova dimora si rivela essere fatiscente. E dunque pericolosa per l'ambiente. L'esempio principe giunge dalla Thailandia e da uno dei suoi porti principali, quello di Laem Chabang, 130 chilometri a sud della capitale Bangkok. Nei mesi interessati dallo studio del Financial Times, infatti, sul molo di Laem Chabang sono state approntate in fretta e furia decine di aziende che commerciano in rifiuti, pronti poi a destinarli alle oltre mille imprese limitrofe per la lavorazione della plastica, un procedimento estremamente complesso.

La plastica infatti deve essere lavata in una soluzione di prodotti chimici, e successivamente modellata in palline che vengono poi destinate alle fabbriche per la reimmissione sul mercato sotto forma di altri prodotti. Niente di strano, se non fosse che secondo il celebre giornale economico-finanziario del Regno Unito il 95% di queste imprese opera in maniera irregolare, senza alcuno standard su sicurezza e tutela dell'ambiente. Il Financial Times riporta l'esempio della Thailandia, ma in Malesia, Vietnam e India la situazione non è particolarmente più sana, anzi. L'industria di recupero e riciclo di carta e plastica vale oltre 200 miliardi di dollari l'anno, un business gigantesco del quale gli stati di tutto il Mondo devono tenere conto per dotarsi dell'impiantistica necessaria a uno smaltimento rapido e soprattutto non nocivo all'ambiente.

La Cina si è rifiutata di essere la discarica della Terra, e ha fatto bene, ma le soluzioni vanno trovate rapidamente perché nuove discariche sono pronte a nascere un po' dappertutto, se già non hanno visto la luce. Occorre individuare su scala globale strumenti efficaci e procedure operative trasparenti, capaci di risolvere i problemi e tenere sotto controllo un business che può, se lasciato a sé stesso, essere terreno fertile anche per le organizzazioni criminali. Occorrono competenze tecniche di altissima qualità, conoscenza dei mercati internazionali e procedure solide e uguali per tutti. Siamo alle porte di COP24, la Conferenza internazionale sul clima che si terrà quest'anno a Katowice, in Polonia, dal 3 al 14 dicembre

e dove sicuramente questo problema sarà tra quelli all'ordine del giorno. Solo così possiamo scongiurare una vera e propria crisi della filiera del riciclo, messa in difficoltà da quanto deciso dalla Cina a discapito di un ambiente sempre più vittima delle decisioni dell'uomo. (@degirolamoa)

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