Truffa con l’energia, indagine chiusa

Sei indagati, due aziende agricole del Sulcis incassavano illegalmente incentivi

CAGLIARI. Nessuna produzione agricola significativa, soltanto energia elettrica di origine fotovoltaica da vendere agli operatori nazionali realizzando profitti elevatissimi. Le aziende agricole sono due, una a Santadi e l'altra a San Giovanni Suergiu: dovevano produrre aloe, un prodotto quotatissimo sul mercato, e alcune qualità di ortaggi. Ma la realtà, stando alle accuse, è un'altra: il business delle società Enervitabio uno e due era legato solo all'energia elettrica. Grazie a quella, le due società avrebbero incassato qualcosa come 16 milioni di euro in incentivi statali, mettendo a segno quella che il pm Daniele Caria e il gip Giuseppe Pintori qualificano come una truffa aggravata di notevoli proporzioni. L’inchiesta giudiziaria è chiusa, ai sei indagati è stato notificato l’avviso ed ora avranno venti giorni di tempo per produrre atti e memorie difensive oppure per chiedere l’esame. I nomi sono quelli emersi mesi fa, quando la Procura ha chiesto e ottenuto il sequestro degli impianti: gli imprenditori Valerio Veltroni (69 anni) di Roma, fratello dell'ex segretario Pd e ministro Walter Veltroni e Paolo Magnani (61) di Ravenna, difesi da Guido Manca Bitti e Nicola Floris. Con loro devono rispondere di concorso in truffa e lottizzazione abusiva i quattro professionisti sardi Efisio Muntoni (58) di Villacidro, Giovanbattista Masia (52) di San Giovanni Suergiu, Paolo Franco Balia (64) di Sant'Antioco e Roberto Bachis (54) di Carbonia. A loro sono arrivati dopo un’indagine lunga e complessa gli uomini del Nucleo investigativo del Corpo Forestale al comando del commissario Ugo Calledda e la Guardia di Finanza, che lo scorso 23 maggio hanno messo sotto sequestro su ordine del giudice Pintori i due parchi fotovoltaici al centro dell'inchiesta giudiziaria, fabbricati e terreni per circa 18 ettari nel Sulcis e in Emilia Romagna, 280 fra conti correnti bancari, cassette di sicurezza e quote societarie per un valore equivalente all'ammontare della presunta truffa. Il meccanismo, stando alle accuse, è semplice: si mette in piedi un'azienda agricola appoggiata a un impianto a energia rinnovabile. La legge stabilisce che gli incentivi milionari alla produzione di energia pulita scattino a condizione che il 51% del prodotto sia agricolo. Nel caso delle due società di Santadi e San Giovanni Suergiu, titolari delle aziende di Montixeddu e di Marcu Pinna, l'aloe e gli ortaggi coltivati per la vendita - pomodorini Camona, asparagi, insalata belga e rucola - non avrebbero superato il 10% della produzione
complessiva. Dunque il vero affare non era l'aloe ma gli incentivi che lo Stato assegnava all'Enervitabio attraverso il Gse (Gestore servizi energetici), milioni di euro destinati a favorire la produzione di energia da fonti rinnovabili a sostegno dell’agricoltura. (m.l)

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