Nuovo scippo per Sassari: persi anche i test per l’Hpv

Centralizzato lo screening per il tumore alla cervice uterina: analisi a Cagliari

SASSARI. Continuano gli scippi alla sanità sassarese. Questa volta a favore di Cagliari, dove è prevista la centralizzazione dello screening del tumore alla cervice uterina attraverso l’HPV Dna test. Che, segnalando con alta attendibilità la presenza del papilloma virus responsabile della totalità di questo tipo di tumore, sostituirà il Pap test come controllo primario. Sarà l’ospedale Santissima Trinità di Cagliari ad eseguire gli esami, come laboratorio unico per tutta l’isola. E Sassari si ritroverà a guardare campioni e provette che partono verso il Sud della Sardegna, mentre sta lottando per conservare le analisi di laboratorio destinate, invece, ad essere dirottate verso Olbia.

La preferenza data all’Hpv Dna test nell’indagine sul cancro della cervice, quarto tumore femminile per incidenza, non è cosa nuova. Era prevista nel piano regionale di prevenzione approvato nel 2015 sulla base degli indirizzi sanitari a livello nazionale. Però solo di recente ha cominciato a creare rumore per le implicazioni che comporta a livello sassarese l’individuazione di un unico centro addetto alla lettura dei campioni. E perché, dopo il lungo ritardo nell’avvio dell’attività di screening delle neoplasie della cervice, nel 2019 si parte.

Le ragioni della centralizzazione decisa in Sardegna e già attuata in alcune regioni come Toscana, Veneto e Basilicata, viaggiano su due binari. Uno è quello della riduzione della spesa perché tutto convergerà, dai macchinari alle forniture dei kit, in un unico centro di riferimento, e cioè l’unità operativa di anatomia patologica del Santissima Trinità. Il secondo binario è che il controllo di qualità migliorerà (o almeno dovrebbe) perché maggiore sarà il numero di esami che verranno validati dalla stessa struttura.

In generale, ci sono poi le ragioni scientifiche alla base della decisione di privilegiare, rispetto al Pap test (che comunque verrà eseguito in seconda battuta se il referto sarà positivo) il test del Dna dell’HPV, virus che si trasmette prevalentemente per via sessuale: l’analisi esclude o accerta con migliore precisione le infezioni potenzialmente dannose e le donne potranno ripeterlo anche dopo cinque anni e non tre come è invece necessario con il Pap test.

Detto questo, la domanda che gira a Sassari è come mai in un’isola in cui la popolazione è divisa soprattutto tra Nord e Sud non si siano previsti almeno due centri di riferimento (pare che in una prima ipotesi si pensasse addirittura anche ad Oristano come terzo polo). A Sassari esistono le professionalità e le attrezzature necessarie: nei laboratori del Palazzo Rosa, nell’istituto di Anatomia patologica e nel centro screening di Rizzeddu. L’altra domanda è quanto costeranno i viaggi per il trasporto dei campioni dal Capo di Sopra a quello di Sotto. I dubbi riguardano anche il personale. Con meno esami da fare, ne occorrerà di meno? E per finire, quali saranno i tempi per ottenere il risultato dei test considerato il peregrinare dei contenitori da una parte all’altra dell’isola?

Ed è questo soprattutto che desta preoccupazione. Non è che si sacrifica la salute delle donne con l’obiettivo di risparmiare?

Il vicepresidente del consiglio regionale, l’azzurro Antonello
Peru, ha presentato un’interrogazione. «Si continua a smantellare il sistema sanitario del Sassarese e l’effetto di questa nuova centralizzazione sarà la soppressione di strutture e l’allungamento dei tempi per le cure e le eventuali terapie per arginare le patologie femminili».

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