La difesa: «Il pilota dello scafo non ha colpe»

Maurizio Loi non aveva autorizzato lo sbarco coi motori accesi che è costato la vita alla piccola Letizia

CAGLIARI. La manovra del motoscafo era in corso, il motore era acceso perché il potentissimo Thor doveva girare su se stesso orientando la poppa verso il bagnasciuga, il comandante Maurizio Loi non aveva autorizzato lo sbarco, chi lo dice lo fa soltanto per scaricare le proprie responsabilità: con una lunga e appassionata arringa l’avvocato Leonardo Filippi ha cercato di ribaltare i fatti che secondo il pm Sandro Pili inchiodano l’ex campione di windsurf, per la Procura colpevole del terribile incidente che il 7 luglio del 2015 è costato la vita a Letizia Trudu, una bimba di sette anni, dilaniata dall’elica dello yacht nelle acque di Santa Margherita di Pula. Loi rischia quattro anni e mezzo di reclusione, la pena richiesta dal pubblico ministero. Ma secondo il difensore Loi dev’essere assolto perchè la responsabilità dell’incidente è tutta del padre della bimba, Andrea Trudu: «Quello di tuffarsi coi motori accesi insieme alla figlia è stato un gesto avventato - ha sostenuto Filippi – perché il comandante non aveva dato alcuna autorizzazione allo sbarco e non poteva darla, perché le manovre di ormeggio non erano neppure cominciate. Trudu sostiene il contrario così come la nipote Laura Abis, ma entrambi dicono il falso e per questo chiedo che gli atti delle loro testimonianze rese in udienza vengano trasmessi alla Procura, si proceda contro di loro per falsa testimonianza».

L’avvocato Filippi ha ripreso nel suo lungo intervento anche le dichiarazioni rese in aula da Loi, la scorsa udienza: «Dalla postazione di comando non poteva vedere nè sentire quanto accadeva nel retro del motoscafo, la vista era ostacolata dalla presenza di un tender e la musica copriva ogni parola. E’ chiaro che il comandante non si è accorto che i suoi ospiti si stavano tuffando in acqua mentre ancora manovrava, non poteva accorgersene e l’ha dimostrato».

Opposta la tesi dell’avvocato Massimiliano Carboni, che difende Trudu: «Non ha alcuna colpa - ha sostenuto il legale - perché lo sbarco era stato autorizzato dal comandante». Per Trudu il pm ha chiesto la condanna a dieci mesi. Il giudice Giuseppe Carta ha aggiornato il processo al 23 gennaio per eventuali repliche e per la sentenza.

L'incidente avvenne sotto gli occhi di decine di bagnanti. Loi aveva appena concluso un giro sulla costa di Pula con a bordo l'amico Andrea Trudu con le figlie e i figli di altri amici e conoscenti. Tornato al punto di partenza, a poche decine di metri dalla battigia e comunque all'interno della superficie interdetta dalle boe, Loi fece compiere all'imbarcazione
lunga quattordici metri una rotazione completa, destinata a favorire lo sbarco dei passeggeri. Il procedimento penale è sostanzialmente incentrato su questa fase: un testimone ha riferito che ad autorizzare lo sbarco sarebbe stato il comandante, Loi nega la circostanza. (m.l)

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