Continuità territoriale, Scanu: «Ct1 fondamentale ma da sola non basta»

L’ad dello scalo di Cagliari-Elmas e presidente Confindustria: «Trasporti e imprese sono collegati, sì a nuovi investimenti»

SASSARI. Il nuovo record è lì, quasi a portata di mano. L’aeroporto di Cagliari-Elmas è pronto a polverizzare quello del 2017 con 4 milioni di passeggeri trasportati. Il prossimo obiettivo è raggiungere i 5 milioni ed entrare così nel gruppo ristretto (al momento sono 11) dei più grandi scali italiani. Alla guida del bolide che va sempre più veloce c’è Alberto Scanu, amministratore delegato della Sogaer, società di gestione dell’aeroporto, e presidente regionale di Confindustria. Imprese e trasporti sono legati a doppio filo, sottolinea Scanu, uno ha bisogno dell’altro. Per questo, aggiunge, una buona politica «deve favorire gli investimenti, la realizzazione delle infrastrutture. Solo così si cresce, con i no invece non si va da nessuna parte». Un messaggio chiaro a chi tra qualche mese guiderà la Regione.

Scanu, l’aeroporto di Cagliari continua a crescere, anche grazie a un piano di investimenti Enac da 50 milioni. A che punto è la spendita delle risorse?

«Entro il 2019 contiamo di completare il piano di investimenti quadriennale attraverso l’utilizzo dei 22 milioni ancora a disposizione destinati tra le altre cose all’ampliamento delle aree partenze a arrivi e al terminal parcheggi».

La soglia dei 5 milioni di passeggeri è vicina. Che cosa cambierà per lo scalo?

«Dal punto di vista societario niente: l’aeroporto che supera i 5 milioni di passeggeri deve avere per legge un capitale sociale di 25 milioni, e la Sogaer ce l’ha già. Dunque la composizione societaria non muterà. Al contrario dei servizi e dell’offerta dello scalo che naturalmente dovrà essere adeguata».

Alcune compagnie, per esempio Ryanair, puntano moltissimo sui collegamenti invernali: significa che le campagne per la destagionalizzazione turistica stanno funzionando?

«Funzionano, con coraggio si sta riuscendo a dimostrare che la Sardegna non è attrattiva solo a luglio e agosto. A novembre grazie ai nuovi collegamenti lo scalo di Cagliari-Elmas ha avuto una crescita del 65% rispetto al novembre dell’anno scorso».

Compagnie e destinazioni sono in aumento, questo sminuisce l’importanza della Continuità territoriale per Roma e Milano?

«Assolutamente no, la Ct1 resta fondamentale e ad oggi non è possibile rinunciarvi. Noi amiamo definirla la nostra “freccia rossa”, perché accorcia le distanze tra la Sardegna e la Penisola, come ha fatto il treno avvicinando città molto distanti tra loro. Ma se Roma e Milano sono essenziali, si può fare qualcosa di più anche per quanto riguarda le rotte della vecchia Ct2».

Per esempio?

«Sarebbe interessante trovare un sistema di incentivazione diverso rispetto al passato per ripristinare collegamenti importanti, come Napoli, Bologna o Torino. Li abbiamo sostituiti ma non è sufficiente».

È un appello alla prossima giunta regionale?

«Certamente la questione trasporti, con una Continuità territoriale stabile e non legata alle proroghe come è attualmente, ma anche il miglioramento dei collegamenti interni, rappresenta una priorità».

Quali sono le altre?

«La semplificazione burocratica, perché l’attività imprenditoriale è frenata da iter complicati e lunghissimi. E le infrastrutture, innanzitutto l’energia: trovo assurdo che qualcuno dica ancora no al metano. Ma serve anche una spinta decisa verso le rinnovabili, perché se ne parla tanto ma si fa poco. E poi il trasporto merci, con un grande piano di sviluppo per i porti bloccato da intoppi burocratici».

Anche l’ultimo rapporto Censis certifica che l’isola viaggia con il freno a mano tirato. Perché?

«Il fatto che dal 2020 l’isola rientrerà nell’obiettivo 2 è la certificazione del fallimento delle politiche seguite sinora. Purtroppo la cultura assistenzialistica la fa da padrona, manca un vero spirito imprenditoriale».

Il quadro degli aspiranti governatori è quasi completo, c'è il nome che sognava o che gli somiglia?

«Confindustria non ha candidati né governi ideali ma giudica ed esprime pareri
sui provvedimenti. È chiaro però che chi si propone con la politica dei no, non potrà avere la fiducia delle imprese. Così come chi dirà che in Sardegna si può vivere di solo turismo o di sola agricoltura. Accettare questo significherebbe condannarsi a una decrescita infelice».



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