La Nuova Sardegna

Una pizza da 320 euro tra fiocchi d’oro e caviale

di Mauro Lissia
Il proprietario del locale Alessandro Mulas e il pizzaiolo Camillo Caddeo
Il proprietario del locale Alessandro Mulas e il pizzaiolo Camillo Caddeo

A Cagliari molti negozi chiudono per fallimento ma c’è chi punta al target alto. Il titolare del locale è di Bolotana: «Solo una provocazione, prezzi normali»

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CAGLIARI. Una pizza? 320 euro. E che sarà mai, una pizza d’oro? Esattamente: guarnita con fiocchi d’oro alimentare 23 carati, roba da 80 euro al grammo. In più c’è il caviale Beluga, una ciotolina sistemata al centro della pasta insieme ai cucchiaini in madreperla. Una profumata opera d’arte gastronomica che nobilita la pietanza più popolare della cucina italiana, richiamandosi alle corti mantovane dei Gonzaga o più di recente al celeberrimo risotto allo zafferano di Gualtiero Marchesi, dove una rilucente lamina del metallo giallo conferiva al piatto un aspetto regale. Si può gustare su ordinazione alla pizzeria Capodimonte, in un ambiente sobriamente raffinato. Uno scherzo? Un insulto a chi sbarca pranzo e cena alla mensa della Caritas? No, soltanto il segno dei tempi: la città del muggine allo scabecciu e del polpo bollito lascia spazio a sontuose creazioni per palati fini e portafogli attrezzati. Cagliari come Milano e New York, la cena che diventa esperienza sensoriale e visiva, con uno sguardo distratto al conto. Le abitudini cambiano, l’incontro conviviale sale di tono e contribuisce all’evoluzione delle gerarchie sociali, il pomodorino e la fettina di burrata pugliese regalano prestigio e marcano nuove differenze, alle serrande di negozi abbassate per fallimento si contrappone un brand del lusso culinario.

Capodimonte è un locale aperto mesi fa, un locale in cui lo spread fra benessere ed economia reale sembra assottigliarsi imprevedibilmente. Il nome è legato al celebre rione di Napoli, sede di un museo meraviglioso, dove la tradizione vuole che nel 1889 sia nata la pizza intitolata alla regina Margherita, la più semplice e appetitosa: «E’ un omaggio alla storia» conferma con orgoglio Alessandro Mulas, origini bolotanesi, titolare e inventore di questo locale salito ormai al rango di notizia. Ma il cronista deve fare il cronista, chiede e ottiene risposte per certi versi rassicuranti: finora un solo cliente ha consumato la pizza aurea accompagnandola con una bottiglia di Krug, uno champagne da sballo, ricevuta fiscale da 780 euro. Altri cinque si sono accontentati della “Caviale Beluga Huso Huso” da 160 euro o della “3 Ori”, offerta ad appena 110 euro. Pochi ma comunque molti in una città di tradizioni bottegaie, taccagna e finanziariamente mortificata, dove si fa la coda all’All you can eat cino-giapponese per rimpinzarsi a prezzi da post terremoto: «Quelle pizze rappresentano uno studio stilistico - s’affretta a spiegare Mulas - una dimostrazione plastica del nostro concetto di eleganza. Ma per favore, scriva che il menu del Capodimonte è un menu normale, si può gustare ottima pizza e birre di qualità a prezzi più che abbordabili». Il cronista verifica: tutto vero, è come un autonoleggio dove puoi scegliere tra la Mercedes e la Punto. La differenza la fa il progetto di gastronomia basata su ingredienti inediti, scelti fra produttori sardi e campani: «Le farine sono a base di grano duro del mulino Casillo di Corato e sono studiate da biologi esperti – mette in chiaro Camillo Caddeo, maestro pizzaiolo di Quartu - se per i pomodorini e per la bufala non possiamo che ricorrere a San Marzano e a Battipaglia, l’olio d’oliva arriva da Ozzastrera di Bolotana. Cerchiamo l’eccellenza e la troviamo dove c’è». Allora la notizia è questa: c’è vita nel commercio cagliaritano. Quelli che sanno di comunicazione osserverebbero che una pizzeria gourmet, tra caviali e champagne, non può che essere il frutto di un accurato studio di target. Come dire: i clienti esistono e possono spendere. Forse anche di più. D’altronde lo disse un giorno Paperon de Paperoni: «L’oro non è tutto, c’è anche il platino».

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