Comparto indietro, serve modernità

Da Pulina e Furesi (università di Sassari) un’analisi impietosa del mondo agricolo

BANARI. Dall’analisi di due docenti dell’università di Sassari emerge tutta l’arretratezza di un settore, quello dell’agricoltura, e con essa la necessità di modernizzazione, aggregazione e programmazione seria se si vuole uscire dalla crisi.

Roberto Furesi ha mostrato come la produzione di latte nel mondo sia in grande espansione (+12,2%), così come consumi e produzione di formaggi: ad esempio, negli Usa si è passati dai 14 ai 17 chili pro capite all’anno. Negli States le importazioni di romano dall’Italia sembrano essersi stabilizzate dopo anni di crescita, a favore di quelle di altre aree, come Bulgaria e Spagna. Dal 2000 al 2017 l’agricoltura sarda segna un regresso del -6,5% (quella italiana -5,3%), nello stesso periodo la Spagna è sul +40.

Il problema sta nella efficienza dei processi produttivi, anche rispetto al nord Italia. Ed è in calo anche il grafico degli investimenti: sono solo il 20% di quelli del ’95. Certo c’è il sostegno pubblico, valutato sui 639 milioni, ma «ciò che non va in Sardegna – dice Furesi – è che ogni euro di contributo ne frutta 2,7, contro il 3,8 nazionale o il 5,2 nel Veneto. Occorre una svolta nelle politiche agricole regionali».

Giuseppe Pulina ha voluto dedicare il suo intervento «ai veterinari e agronomi Aras, «che in una situazione critica (mesi di stipendi e rimborsi arretrati, ndc) hanno continuato a svolgere un’attività preziosa evitando danni peggiori al settore zootecnico». Ha quindi illustrato come i mercati abbiano delle dinamiche molto più complesse di quel che appare, e come le caratteristiche del settore ovicaprino permettano interventi con tempi di reazione dei mercati più veloci (quindi anche quelli speculativi), da qui la possibilità di oscillazioni più frequenti dei prezzi.

E poi i big data: «Nonostante ormai abbiano un ruolo imprescindibile, nonostante la presenza nell’isola di 12,5 milioni in terminali elettronici, in possesso anche degli allevatori, nell’agricoltura sarda manca proprio l’elemento dell’informazione, che consentirebbe
un maggiore controllo del sistema con dati in tempo reale, quindi vivi: le quantità di latte munto, le dimensioni del gregge, il carico dei capi per ettaro. Senza dati non si programma, non si prevedono risorse. E istituzioni e banche hanno bisogno di certezze». (a.palm.)

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