La guida dei sommelier premia i vini della Sardegna

Sono 49 quelli scelti per entrare nell’edizione del 2019. Crescono gli spumanti La critica dei produttori: la Regione investe troppo poco nel settore enologico

CAGLIARI. Il settore vinicolo sardo, e quindi i suoi vini, stanno bene e si sono ricavati uno spazio sempre più importante nel mercato internazionale. Ma si potrebbe far meglio, molto meglio, se la Regione prestasse una maggiore attenzione a questo comparto in termini sostegno alla produzione, con un marchio Igt (indicazione geografica tipica) che viene considerato imprescindibile per la connotazione e la valorizzazione della produzione dei vitigni. Sono questi gli elementi di fondo emersi ieri nel corso della presentazione della “Vitae - Guida Vini 2019” curata dall’Associazione italiana sommelier nella sala congressi del Banco di Sardegna di Cagliari, con l’istituto di credito sardo – e questa è una notizia – che probabilmente affiancherà l’associazione regionale dei sommelier nell’allestimento annuale di una fiera enologica regionale. Alla presentazione della Guida, un librone di 2mila pagine, si è parlato dei vini sardi e delle aziende, piccole e grandi, che li producono, con relativi numeri e considerazioni sul settore vitivinicolo isolano e il suo stato attuale. Le 41 pagine riservate ai vini sardi sono state curate da Pier Paolo Fiori dell’Ais Sardegna, che si è avvalso di uno staff di una trentina di collaboratori fra sommelier e produttori per censire le produzioni e, con un lavoro di commissione, ritenerli meritevoli di far parte della guida dei vini nazionali. In Sardegna, manco a dirlo, fanno la parte del leone il cannonau e il vermentino, con i vini rossi che prevalgono nettamente sui bianchi, mentre risultano distanziati i rosati, che però stanno scalando i mercati. I passiti liquorosi mantengono indici altissimi di gradimento.

Grande exploit per il già tanto apprezzato Carignano del Sulcis, mentre il vermentino tipico di Gallura continua a non avere rivali. Crescono anche gli estimatori degli spumanti nostrani: quando la guida è nata, cinque anni fa, ne erano presenti solo 10, oggi sono 21. A fare il padrone di casa – con Pier Paolo Fiori a cui è spettato il compito di scendere nel dettaglio dei numeri –, è stato il presidente di Ais Sardegna Roberto Dessanti, davanti a una platea di produttori provenienti da tutta l’isola. «La quinta edizione della guida costituisce un salto di qualità per la nostra associazione – ha detto Dessanti –, ci ha messo in contatto con le aziende che adesso hanno una vetrina autorevole per farsi conoscere. Quest’anno ne compaiono 49, con un turn over annuale del 10-15%. Dietro la guida c’è un lavoro molto impegnativo, fatto volontariamente da Pier Paolo Fiori e dai soci collaboratori». Fiori ha presentato Vitae come uno strumento importantissimo per far conoscere i territori: «Visitando le aziende da censire – ha detto –, abbiamo avuto la sensazione di una Sardegna viva e vitale nel settore enologico. I nostri vini sono apprezzatissimi fuori dall’isola ma non abbiamo ancora una corrispondente fetta di mercato». Dello stesso parere sono produttori ed enologi tra cui Massimo Podda della Agripunica di Santadi, Mariano Murru cantine Argiolas, Antonio Fronteddu “Berrita” di Dorgali, Roberto Sassu della Tenuta Asinara di Sorso, Davide Orro della omonima azienda di Tramatza. I vini che nella guida hanno avuto il voto massimo sono il Barrua 2015 Agripunica, il Carignano del Sulcis Gavino riserva 2015, il Carignano del Sulcis superiore Terre Brune 2014 della Cantina di Santadi,

Hassan 2014 Tenuta Asinara di Sorso, moscato passito di Sardegna Kentales 2016 di Chessa, Oltremare 2015 di Unmaredivino, Passentia 2014 di Orro, Turriga 2014 cantine Argiolas, Vermentino di Gallura Vign’Angena 2017 Capichera, vernaccia di Oristano Antico Gregori di Contini.
 

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