Proroga per le concessioni: i balneari sardi esultano

L’annuncio del ministro Centinaio: «Sospenderemo la direttiva Bolkestein». La soddisfazione degli imprenditori: «Potremo investire per migliorare i servizi»

SASSARI. L’aspettativa di vita si è spostata di 15 anni più in là. Non è ancora certo ma a dare garanzie c’è l’accordo raggiunto in Senato e la parola del ministro del Turismo, il leghista Gian Marco Centinaio: «Posso finalmente dire che per il mondo balneare siamo riusciti a muovere qualcosa portando a casa la prima vittoria». Quando parla di vittoria, Centinaio fa riferimento ai 15 anni di sospensione della direttiva europea “Bolkestein” – che stabilisce la parità delle imprese nell’accesso al mercato ai mercato dell’Unione europea – per gli stabilimenti balneari. L’emendamento è stato inserito nella legge di bilancio e dovrebbe essere votato domani. Nel frattempo, la notizia ha fatto piacere agli operatori balneari.

Le reazioni. «Questo è il primo passo, si è arrivati anche grazie alla presenza del Sib Sardegna e a un’interlocuzione con i parlamentari ed è stata l'occasione di far conoscere la nostra realtà, di piccole e micro imprese dalle quali dipende il futuro di tante famiglie sarde – commenta Claudio Del Giudice, presidente del Sib Sardegna –. Questo è il primo importante passo per far ripartire gli investimenti cominciando dalla ricostruzione degli stabilimenti distrutti dalle mareggiate». L’assenza di una prospettiva certa, infatti, aveva congelato la programmazione e gli investimenti degli imprenditori che dal 2010 attendevano novità e, contestualmente, si dovevano accontentare di brevi proroghe o di promesse non sempre mantenute. Il presidente di Confcommercio Sardegna, Alberto Bertolotti, è soddisfatto ma predica cautela: «Attendiamo il giudizio definitivo per la norma, che arriverà domani. La notizia è stata accolta con grande sollievo e soddisfazione dalle 600 imprese che, in Sardegna, danno lavoro a 1500 operai fissi e 4500 stagionali. Se l’emendamento entrerà effettivamente in norma, le nostre imprese potranno finalmente riprendere ad investire. Se poi esulteremo, dovremo farlo con moderazione perché, essendo una proroga secca, se poi la politica non la legherà all’insieme di norme di una legge organica di riordino complessivo della materia demaniale, la finiremo presto punto e a capo». Bertolotti conclude con un appello alla politica: «Ora anche la Regione faccia la sua parte mettendo mano alla revisione delle linee guida per la redazione dei Piani di utilizzo dei litorali (Pul), un impianto indegno per il sistema turistico della nostra isola».

Le debolezze. Se i balneari attendevano da anni una garanzia che permettesse di programmare gli investimenti sul lungo periodo, come fanno tutti gli imprenditori e come dovrebbero poter fare anche gli attori di un sistema strategico per la Sardegna come il turismo, è altrettanto vero che le debolezze a cui si rischia di essere esposti sono tante e alcune potrebbero pesare sulle taste dei contribuenti. L’ipotesi che la Commissione europea istruisca una procedura di infrazione contro l’Italia dopo la sospensione della Bolkestein è concreta e confermata dallo stesso Centinaio che l’ha quotata al 99% prima di aggiungere che, però, “è una questione di dignità e di difesa del nostro Paese. La Commissione europea dovrà necessariamente capire le nostre istanze». Se invece la Commissione non capisse, cosa per altro già successa in altri ambiti, la procedura peserebbe, e molto, sui contribuenti. Non solo, il rischio viene moltiplicato dall’esistenza di una sentenza su un caso nato in Sardegna e sulle rive del lago di Garda. Alcuni comuni, tra cui quello di Loiri Porto San Paolo, decisero di mettere a gara la concessione di alcune spiagge perché insoddisfatti dal servizio offreto dai concessionari. I balneari si rivoltarono, fecero causa ai comuni e persero perché una sentenza della Corte europea stabilì che la direttiva Bolkestein aveva la precedenza sulle norme nazionali. Dunque, le concessioni dovrebbero essere messe a gara e, di conseguenza, i concessionario rischierebbero – nonostante la proroga ipotizzata dal governo – di essere trascinati in tribunale. Ma anche i canoni di concessione sono stati spesso al centro di un dibattito molto acceso. Il motivo è semplice: secondo alcuni sarebbero troppo bassi. In Sardegna è l’assessorato degli Enti locali, Finanze e Urbanistica a gestire la questione. Secondo la scheda utilizzata nel 2018 per determinare il canone di concessione in aree demaniali, “affittare” mille metri quadrati di spiaggia per un anno dovrebbe costare 2138 euro, a patto che si tratti di aree “occupati da impianti di facile rimozione”. Se la rimozione dovesse diventare “difficile”, il conto salirebbe a 3656 euro. Senza alcuna distinzione zonale. Ovvero, la concessione in una spiaggia in Costa Smeralda costerebbe
quanto una del Sinis. Come chiedono i balneari, mettere mano alla norme che regolano il demanio, ma anche rivedere la linee guida dei Pul, potrebbe essere l’unico modo per la Regione di ottenere la quadratura del cerchio in una questione strategica per il futuro del turismo nell’isola.

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