Fari come gioielli diventeranno musei, resort e ristoranti

Pubblicati i primi 5 bandi per una concessione di 50 anni. L’assessore Erriu: «Valorizziamo il nostro patrimonio»

SASSARI. Cinque gioielli del mare, fari ed edifici storici abbandonati, torneranno a vivere: verranno trasformati in piccoli hotel e ristoranti di charme, musei, spazi culturali per l’intrattenimento. La Regione ieri ha pubblicato i primi cinque bandi per la concessione di altrettanti immobili costieri nell’ambito del progetto “Orizzonti Fari”.

Imprese locali, aziende leader del settore turistico si potranno aggiudicare in concessione per 50 anni – dietro il pagamento di un canone – l’ex faro di Capo d’Orso, a Palau, l’ex stazione segnali di Capo Sperone, a Sant’Antioco, l’ex stazione semaforica di Capo Ferro, ad Arzachena, l’ex stazione di vedetta di Capo Figari, a Golfo Aranci, e l’ex stazione segnali di Punta Falcone, a Santa Teresa di Gallura. La documentazione è disponibile sui siti www.regione.sardegna.it e www.agenziademanio.it.

Soddisfatto l’assessore degli Enti locali, Cristiano Erriu. «Con questa iniziativa intendiamo consolidare le politiche regionali indirizzate ad un nuovo sistema di ricettività, volto anche alla promozione di una rete regionale dedicata ad una forma di turismo sostenibile e legata alla cultura del mare e dell’ambiente mediterraneo. Inoltre, vogliamo proporre un modello di recupero che punti alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio costiero, nel rispetto delle caratteristiche di pregio storico-artistico e paesaggistico degli immobili». Nel valutare le proposte, infatti, si terrà conto del recupero dei beni nel rispetto dei principi di tutela e conservazione e in linea con gli strumenti di pianificazione territoriale e comunale.

Sono in tutto dieci i fari che la Regione ha deciso di dare in concessione ai privati. Si tratta del faro di Razzoli, di quello di Punta Filetto sull’isola di Santa Maria, dell’ex stazione di Marginetto alla Maddalena, di Capo d’Orso a Palau, l’ex stazione segnali di Punta Sperone a Sant’Antioco, di Capo Ferro ad Arzachena, di Capo Figari a Golfo Aranci, di Capo Comino a Siniscola, di Punta Falcone a Santa Teresa, di Punta Scorno all’Asinara. «Sono tutti edifici in pessime condizioni e la mano pubblica non ha le risorse per poterli riqualificare – aveva detto l’assessore presentando l’inziativa –. Con un bando ben fatto credo che si possa raggiungere il giusto equilibrio tra l’interesse pubblico e quello privato. In operazioni di questo tipo è necessario che il privato tragga il giusto profitto derivante dall’investimento delle risorse che mette in campo, ma allo stesso tempo si deve ottenere un valore pubblico dall’utilizzo del bene». Ovviamente gli imprenditori che si aggiudicheranno le concessioni potranno fare solo interventi di ristrutturazione e conservazione, senza aggiunger neanche un mattone.

L’iniziativa ha avuto successo in molte altre regioni e anche in Sardegna. Il vecchio
faro di Spartivento, a Chia, è stato trasformato in un resort di lusso da un imprenditore sardo che, a fronte di un investimento di un milione di euro, oggi ne fattura due l’anno. Non solo. Per la rivista americana Vanity Fair è uno degli alberghi più romantici del mondo. (g.z.)

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