Agris, nei vitigni autoctoni c’è il futuro delle bollicine

Il progetto “Akinas spin ov” punta a selezionare per nuove tipologie di spumante Lo studio promosso da Sardegna Ricerche è partito dalle varietà minori

CAGLIARI. Pronti a stappare i nuovi spumanti nati e cresciuti in Sardegna. Qualcuno, tra un esperimento e l'altro, è già stato assaggiato molto prima di San Silvestro. Ma il percorso di incontro tra ricerca e imprese guarda soprattutto alle feste del futuro. Bollicine da vitigni autoctoni “maggiori” come Malvasia, Vermentino, Moscato, Nuragus, Semidano, Cannonau, Carignano. “Minori” come quelli delle aziende Nasco, Nieddera, Vernaccia di Oristano, Granatza, Monica bianca (Pansale), Arvisionadu, Alvarega, Giró, Giró bianco, Cuscusedda, Lacconargiu, Giró di Atzara. Poi, quando si apre la slide dei vitigni minori germoplasma Agris si apre un mondo di nomi e di subregioni che disegna una nuova mappa della Sardegna: in ordine alfabetico trentuno protagonisti sul palco, dall'Aghina e Cressia del Barigadu sino all'Ua 'e Santa Maria del Logudoro.

Verso nuovi spumanti. È il progetto chiamato Akinas spin ov promosso da Sardegna Ricerche e Agris Sardegna. Obiettivo dichiarato: creare nuove tipologie di vino spumante partendo dalla valorizzazione dei vitigni locali. Sia di quelli più diffusi, ma anche di quelli minori. Guardando al futuro e sfruttando metodi e tecnologie del presente con la metodologia dei progetti cluster, ormai collaudata nelle attività di sperimentazione e trasferimento coordinate da Sardegna Ricerche. L’attività, condotta dall’Agenzia regionale Agris Sardegna, si basa sulla presenza di vitigni con parametri compositivi con la combinazione di varietà indispensabili per la produzione di vini spumanti. Negli incontri e negli approfondimenti di questi tre anni si è scesi nel dettaglio. Cercando di spiegare che il risultato deve mixare fattori come il giusto accumulo di zuccheri, la dosata presenza di acido malico, di precursori di aromi, di polifenolici, di apa. Nomi e tecniche per addetti ai lavori. «Siamo partiti – ha spiegato Gianni Lovicu, referente di Agris, durante un seminario a Villasor – con i vitigni minori, però abbiamo raccolto le esigenze delle aziende di dedicarci anche ai vitigni piú conosciuti». La Sardegna – questo è stato ricordato nel corso dei lavori – non ha le stesse terre dello Champagne. E accorgimenti come l'anticipo della vendemmia – così ha spiegato un esperto durante i seminari – non sono necessariamente la mossa migliore per avere i requisiti per un buon spumante. «L'ideale – ha spiegato Onofrio Graviano, di Agris, a Villasor – sarebbe avere un terreno dedicato tutto a questa tipologia di vino, ma questo nella realtà non sempre è possibile».

Clima avverso. È triennale ed è iniziato nel 2016. Con l’attività del cluster che ha visto il coinvolgimento delle cantine sarde nelle verifiche sui vitigni, individuati insieme alle stesse aziende, con potenzialità compositive per questa tipologia di vino. Effettuati anche test tecnologici con moduli sperimentali su scala ridotta per valorizzare ed esaltare le caratteristiche delle varietà autoctone. Ma, al di là delle caratteristiche del vitigno, il progetto ha dovuto fare anche i conti con la natura. Che, in realtà, non è stata molto partecipativa, soprattutto nelle annate 2016 e 2017. Per quanto riguarda la fase dei vitigni minori sono state comunque effettuate solo nel primo anno oltre 58 microvinificazioni: 12 con uve provenienti dalle aziende aderenti al progetto e una dal campo di germoplasma dell'agenzia Forestas a Pantaleo, Santadi.

Le new entry. Una ricerca sul vino che in Sardegna da tempo, al di là delle bottiglie con il botto e di questo progetto sugli spumanti, cerca di valorizzare la varietà di ciò che la natura offre: 21 nuovi vitigni autoctoni della Sardegna sono stati inseriti nel registro nazionale e un'altra decina è in fase di approvazione. A brevissimo potranno essere imbottigliati e fatti conoscere al mondo. Tra gli artefici di questo risultato proprio Lovicu, responsabile del settore vitivinicolo dell'Agris. I vitigni sardi iscritti nel registro nazionale ora grazie al progetto Akinas raddoppiano e passano da 20 a oltre 40. Sono 15 da vino, sei varietà di uva nera Fiudedda, Gregu nieddu, Medrulinu, Nera del ponte, Niedda Carta, Saluda e passa, nove bianche: Alvarega, Argu Mannu, Codronisca, Crannaccia Arussa, Cuccuau, Licronaxu, Mara bianca, Selezione Vedele, Bianca remungia. Poi le sei da uve da tavola, tre a buccia rossa: Axina de tres bias, Apesorgia nera, Axina furistera e 2 bianca: Galoppu e Gabriella una a buccia rosa, Tittiacca rosa.

Patrimonio da valorizzare. A eccezione di Axina de tres bias e Galoppu, tutti gli altri vitigni da vino e da tavola, sono degli “unicum” presenti soltanto in Sardegna e in tre casi – Alvarega, Niedda Carta e Licronaxu – presenti sporadicamente in Corsica. Nel 2000 Lovicu ha dato il via alla ricerca
per valorizzare questo ricco patrimonio di biodiversità che ha pochi eguali al mondo. Tanta passione, competenza, altrettante difficoltà e poche risorse. Un lavoro poi raccolto in un prezioso omonimo volume curato dallo stesso Lovicu e intitolato “Akinas, uve di Sardegna”.



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