Raccolta differenziata dei rifiuti: la Sardegna prima nel sud

Ottima la performance dell'isola con il 63,1 per cento di raccolta: settima regione più virtuosa nonché prima nel Mezzogiorno

Dati utili alla discussione pubblica sugli impianti necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti e sul prossimo recepimento in Italia della Direttiva europea sull'economia circolare.Un nuovo strumento utile per attuare le giuste scelte politiche. E' il Rapporto sui Rifiuti Urbani 2018 (dati 2017) di Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell'Ambiente, che offre la fotografia aggiornata di un settore centrale per la nostra economia.I rifiuti urbani totali si riducono e non di poco, facendo registrare un -1,7% rispetto al 2016 e che vede la Sardegna in linea col dato nazionale, -1,4%. Un risultato effetto forse delle prime politiche di prevenzione, di sicuro il segno che gli italiani consumano meno.

Se si guardano gli ultimi anni, si nota uno scalino ormai stabile: dal 2012 sempre intorno alle 30 milioni di tonnellate, prima sempre sopra i 32 milioni di tonnellate. Il dato medio nazionale di raccolta differenziata è arrivato al 55,5%, tre punti percentuali in più rispetto al 2016. Prosegue da anni un aumento, forse ancora un po' lento, ma costante. Le regioni del Nord sono ormai oltre il famoso 65% (Veneto, Lombardia, Trentino, Friuli-Venezia Giulia), mentre una parte del Mezzogiorno è ancora molto indietro (Sicilia, Molise, Calabria). Ottima la performance della Sardegna, che con il 63,1% di raccolta differenziata è la settima regione più virtuosa nonché la prima del comparto Mezzogiorno e Isole, in costante crescita (+2,9% rispetto al 2016). A livello provinciale si colloca molto bene Oristano, ottava con il 75,2% di raccolta differenziata, mentre nelle prime 20 province troviamo anche Nuoro (diciassettesima con il 72,1%) e Sud Sardegna (diciannovesima con il 70,9%). La provincia di Sassari si difende con il 61,8%, mentre è più distante la Città metropolitana di Cagliari con 51,9%. Il dato più interessante riguarda tuttavia il tasso di riciclaggio finale effettivo, non tanto quello della raccolta separata (ovvero la raccolta differenziata meno gli scarti).

A livello nazionale siamo al 49,4% se si usa il criterio definito per valutare l'attuale obiettivo europeo (50% al 2020), mentre siamo al 43,9% se si usa il criterio per i nuovi obiettivi (65% al 2035). Di fatto abbiamo già raggiunto gli obiettivi 2020 e se tutta l'Italia fosse il Veneto avremmo già raggiunto gli obiettivi della nuova direttiva fissati per il 2035. Siamo fra i paesi europei più avanzati (considerando che avviamo a riciclo il 65% dei rifiuti speciali). Per quanto riguarda il costo dei rifiuti, nel 2017 la media nazionale annua pro capite è di 171,19 euro/abitante per anno (+3,72 euro), con la Sardegna sopra la media nazionale (197,68 euro) e quinta regione dal costo medio più elevato dopo Liguria (227,97), Lazio (218,01), Toscana (213,45) e Campania (199).L'effetto combinato di riduzione dei rifiuti totali e aumento delle raccolte differenziate produce un altro risultato di enorme importanza, il crollo della quantità di rifiuto indifferenziato da smaltire, quindi meno discarica (-6,8%) e meno incenerimento (-3%). Il quantitativo conferito in discarica (quasi del tutto trattato e non tal quale) è ancora elevato, 23% del totale (pari a 6,9 milioni di tonnellate). Entro il 2035 dovremmo portarlo al 10% come massimo (tre milioni di tonnellate, scarti della raccolta differenziate e ceneri di incenerimento incluse). Ma siamo sulla buona strada.

Dal rapporto emerge dunque un'Italia leader nel riciclaggio, che guarda con ottimismo ai nuovi obiettivi ma ancora carente in termini di impianti moderni e che continua ad esportare rifiuti all'estero e al suo interno (in Lombardia arrivano 300.000 tonnellate di rifiuti urbani nel 2017 da altre regioni,

prevalentemente per incenerimento). Un'Italia ancora divisa in due: buona parte del Centro e del Mezzogiorno ricicla la metà di quello che fa il Nord. Punti su cui concentrare l'azione di Governo, basandosi sui dati di Ispra che, in fondo, dovrebbero servire proprio ad orientare le politiche.

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