centro ricerche BONASSAi» L’APPELLO

SASSARI. Titolati, specializzati, competenti, con un’esperienza sul campo tale da essere diventati indispensabili per il funzionamento della struttura. Ma esclusi dal percorso di stabilizzazione che...

SASSARI. Titolati, specializzati, competenti, con un’esperienza sul campo tale da essere diventati indispensabili per il funzionamento della struttura. Ma esclusi dal percorso di stabilizzazione che pure sta interessando in Sardegna migliaia di persone tra dipendenti regionali, della sanità, degli enti locali, di altri enti strumentali e chi più ne ha più ne metta. È la paradossale situazione in cui si trovano una trentina di lavoratori di Agris facenti capo dal centro ricerche di Bonassai. Per anni sono andati avanti con delle borse di studio, pazientando e aspettando che prima o poi qualcuno si prendesse la briga di regolarizzare la loro condizione contrattuale e professionale. E ora che tutto intorno è un florilegio di stabilizzazioni, loro restano fuori. Addirittura, rischiano di uscire per sempre dal sistema.

Interpretazioni. Un corto circuito cui i diretti interessati e le sigle sindacali che sostengono la loro causa, e la ritengono fondata, danno due sole spiegazioni: o c’è una volontà di smantellare Agris e di disconoscerne il valore strategico in tema di ricerca e innovazione in agricoltura, o c’è un errore burocratico cui ora la politica deve mettere riparo. Incontri, provvedimenti consiliari, prese di posizione delle competenti commissioni non sono bastate a rimediare all’errore. E adesso loro si rivolgono direttamente al presidente della Regione, Francesco Pigliaru. «Siamo stati esclusi in prima battuta dalle stabilizzazioni perché i 36 mesi di precariato li abbiamo maturati con contratti di borsa di studio – gli spiegano – ma come riafferma anche la risoluzione 36 della commissione consiliare Lavoro questa esclusione non è in linea con quanto stabilito dalla giunta con la Legge 37 e la successiva delibera interpretativa».

Basta una delibera. I lavoratori riferiscono di essersi confrontati di recente con i consiglieri Raimondo Cacciotto, Alessandro Unali, Pietro Cocco, Daniele Cocco, Francesco Agus, Valerio Meloni e altri ancora. «Ci hanno detto che per risolvere questo paradosso, data anche la varietà e i numeri di persone interessate dalle stabilizzazioni in Regione, basterebbe una delibera della giunta che presiede», precisano, chiedendogli «se lo ritiene opportuno, di volersi adoperare nei tempi necessari per un atto politico risolutivo». Dicendosi disponibili a un incontro, i lavoratori specificano che «lavoriamo da anni in Agris con competenza e dedizione, in condizioni di precarietà, esattamente come hanno fatto i colleghi in pianta organica».

Anni di promesse. Ora attendono risposte dalla politica perché «non vogliamo credere che si possa dar corso a una esclusione così ingiusta». Da oltre 10 anni operano in Agris diversi lavoratori inquadrati come borsisti per sopperire alla cronica carenza di personale nel settore più strategico e a elevate competenze: la ricerca. Con una delibera della giunta regionale, nel 2009 i borsisti utilizzati con mansioni proprie dei funzionari sono stati stabilizzati e assunti come ricercatori, riconoscendogli ruolo e competenze. In questa tornata i borsisti sono stati inspiegabilmente esclusi dagli elenchi degli aventi diritto alla stabilizzazione, facendo prevalere criteri formali rispetto a quelli sostanziali nel valutare il lavoro svolto dai contrattisti, tutti ricercatori qualificati, vincitori di concorsi pubblici. Veterinari, agronomi, biologi, chimici, con alle spalle anni di esperienza, che oggi rischiano di essere cancellati per sempre, «dopo anni di promesse, senza contributi, malattia, permessi, diritto alla gravidanza, assicurazione sul lavoro e senza mai alcuna possibilità di accesso a sussidi di disoccupazione».

Turnover necesssario. La loro uscita di scena, peraltro, precarizzerebbe molto il ruolo di Agris a supporto della ricerca e dello sviluppo in agricoltura. Agris oggi svolge ancora attività sperimentali, di ricerca e trasferimento tecnologico all’avanguardia nel
campo dello sviluppo di prodotti innovativi, dell’acquacoltura e dell’agricoltura di precisione. Considerato anche che si va incontro a numerosi pensionamenti, si rende necessario il turnover. Senza, in un paio di anni il personale dell’agenzia si ridurrebbe a livelli non più sostenibile.

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