Don Ciotti: bombe Rwm così esportiamo la morte

In duemila a Villacidro alla manifestazione della Caritas regionale

VILLACIDRO. “Quando è abbastanza buio, si possono vedere le stelle”: parole di Martin Luther King che don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e impegnato in prima persona da sacerdote e da uomo contro tutte le mafie, ha fatto sue nell’accorato discorso dal palco che ha concluso la 32esima Marcia della Pace, svoltasi ieri pomeriggio a Villacidro per iniziativa della Caritas regionale e della diocesi di Ales-Terralba, in collaborazione con il Centro di volontariato Sardegna Solidale. Pace e speranza sono le due parole che il prete antimafie ha ripetuto ininterrottamente nel suo intervento di quasi 40 minuti, sostenendo che nel loro significato più profondo devono essere l’argine alle ingiustizie, alle sopraffazioni, alla negazione dei diritti umani.

Don Ciotti è stato come suo solito estremamente incisivo, toccando temi vecchi e nuovi dello scenario mondiale, nazionale e regionale, senza risparmiare pesanti accuse contro quanti starebbero compiendo autentici “reati umanitari” nell’imporre giochi di potere politico, interessi di parte e limitazioni alle libertà dei singoli e delle popolazioni. Già durante la marcia aveva avuto modo, rispondendo a precisa domanda, di dire cosa pensava dell’inserimento nella manovra finanziaria del governo dell’elevazione della tassazione dal 12 al 24% per le organizzazioni no profit: «Un’assurdità, ma hanno promesso di cancellarla. Speriamo bene».

Calandosi nella realtà regionale, ha puntato il dito contro la fabbrica di bombe Rwm di Domusnovas: «È stato sempre detto e gridato dai nostri governanti – ha detto don Ciotti – che vogliamo portare la pace ovunque, invece costruiamo ed esportiamo strumenti di guerra. Servono scelte radicali, anche se dolorose. Vanno trovate alternative per chi lavora alla Rwm. La politica, quella che deve essere al servizio della pace come recita anche il tema di questa marcia, deve trovare una soluzione alla produzione di strumenti di morte».

Precedentemente il capitolo Rwm era stato toccato nel suo intervento anche dal vescovo di Iglesias, Giovanni Paolo Zedda, nella cui diocesi si trova Domusnovas: «Basta con la produzione di armi che stanno uccidendo nostri fratelli – ha tuonato dal palco monsignor Zedda – È vero, questa fabbrica di bombe dà lavoro e reddito, ma deve essere creata un’alternativa che dia occupazione a questi lavoratori. Vogliamo che sia creato lavoro che dia pace non solo alle famiglie, ma anche alle popolazioni dello Yemen e di altri Paesi massacrati dalla guerra». Da testimonial d’eccezione della manifestazione, don Ciotti si è posto a capo del corteo guidando la marcia di circa duemila persone che hanno sfilato nelle vie del centro urbano in nome della pace. Con il prete antimafia, scortato con discrezione da agenti della Digos, c’erano in testa al lungo e colorato serpentone umano (Sardegna Solidale ha distribuito un migliaio di bandiere arcobaleno) l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, i vescovi di Iglesias Giovanni Paolo Zedda (delegato regionale Caritas), Ales-Terralba Roberto Caboni e di Ozieri Corrado Melis, una ventina di sindaci, i consiglieri regionali del territorio e altri politici, il presidente di Sardegna Solidale Giampiero Farru e il delegato regionale della Caritas Raffaele Callia. Tanti gli striscioni delle associazioni di volontariato giunte da tutta la Sardegna e con loro, a voler sancire il tema della pace universale, decine di giovani migranti di colore ospiti dei centri di accoglienza a Villacidro e nei centri vicini, ciascuno con la propria bandiera arcobaleno avvolta sulle spalle.

Il momento clou della manifestazione di pace è stato senza dubbio quello in cui ha preso la parola don Ciotti, capace di catalizzare un’attenzione mai vista nelle precedenti edizioni della manifestazione. Solo al centro del palco, in una mano il microfono e nell’altra i foglietti degli
appunti, ha toccato il cuore dei presenti e strappato applausi convinti. «Ricordatevi, la pace dipende da noi, non rinunciamoci mai. Davanti alle ingiustizie, ai soprusi, ai reati coperti dalla politica vi invito a cercare e costruire sempre la pace: resistiamo, resistiamo, resistiamo».

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