Scuola e minoranze linguistiche, vertice a Roma

L’applicazione delle norme consentirebbe di evitare tagli di classi e istituti nelle zone interne

SASSARI. La questione della mancata applicazione delle norme che tutelano le minoranze linguistiche, il cui utilizzo avrebbe limitato i tagli selvaggi alla scuola sarda, approderà sui tavoli del governo. Il prossimo 15 gennaio, al ministero dell’istruzione, il segretario provinciale Flc-Cgil di Sassari Luigi Canalis e il docente Antonio Deiara, esperto di normativa scolastica per conto del sindacato, incontreranno il sottosegretario del Miur Salvatore Giuliano per illustrare l’urgenza di un intervento del Governo in vista della strutturazione degli organici per l’anno scolastico 2019/20. L’interessamento è stato favorito dal senatore sassarese Ettore Licheri del Movimento 5 stelle.

Potrebbe essere una svolta nella lunga battaglia volta alla riapertura di classi, indirizzi di studio e autonomie scolastiche penalizzate in maniera sostanziosa dal mancato abbassamento dei parametri (da 600 a un minimo di 400 alunni per un’autonomia, 10 alunni per classe). Cosa si spera di ottenere? «Una leggina – dice Luigi Canalis – nella quale si riconosce che in Sardegna abitano delle minoranze linguistiche. Questo consentirebbe un ripensamento complessivo nella formazione degli organici, che sani subito le situazioni più clamorose con impegni di spesa limitati, per poi completarsi nel giro di due o tre anni. L’obiettivo è riaprire gli istituti scolastici chiusi, restituire autonomia a quelli in reggenza, smembrare mostri come i comprensivi da 1400 alunni e quindi liberare migliaia di posti. Rivolgendoci a esponenti di varie aree politiche (perché l’obiettivo è solo il bene dei sardi) ci muoviamo ci muoviamo anche a livello regionale – spiega il sindacalista Flc-Cgil – e abbiamo chiesto di inserire nella legislazione isolana un riferimento alle minoranze linguistiche che aprirebbe la strada a eventuali ricorsi in caso di mancata applicazione. L’assessore regionale Giuseppe Dessena si è impegnato affinché questo accada prima della chiusura della legislatura».

«Un decreto legislativo del Governo Monti, poi convertito in una legge impugnata dalla regione autonoma Friuli Venezia Giulia ma non dalla Regione Sardegna – spiega il senatore Ettore Licheri – prevede la differenziazione tra minoranze di lingua madre straniera e le minoranze storiche d'Italia, con l'obiettivo economico di non applicare a queste ultime i benefici previsti dal dpr 81 del 2009 in tema di assegnazione degli organici per le scuole. Un intervento volto a difendere la minoranza linguistica potrebbe determinare una ricaduta storica sulle scuole sarde, pari a circa 6000 nuove cattedre e 1000 nuovi posti Ata. Io e il collega senatore sardo del Movimento 5 stelle Gianni Marilotti siamo convinti che la rinascita della scuola sarda arresterebbe lo spopolamento delle zone interne – sottolinea Licheri – azzererebbe l'abbandono scolastico e combatterebbe efficacemente i fenomeni di devianza giovanile e microcriminalità».

Il costo della restituzione delle classi ai comuni dell’Isola viene quantificato da Antonio Deiara, a regime, in circa 140 milioni annui.

«La mia appariva come la battaglia di Don Chisciotte contro i mulini a vento – dice il docente
– ma grazie all’impegno del segretario Canalis, agli avvocati Marcello Bazzoni e Vittore Davini che hanno studiato la situazione dal punto di vista legale, e al senatore Ettore Licheri stiamo assistendo a sviluppi che potrebbero avere importanti ricadute».

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