I sindaci M5s sul decreto: le leggi si rispettano sempre

Fancello, Dorgali: applichiamo anche i provvedimenti che non ci piacciono Massidda, Carbonia: dai colleghi del centrosinistra solo parole di propaganda

SASSARI. Se in Sardegna in casa 5 stelle il mal di pancia c’è non lo danno a vedere. Se a livello nazionale aumentano nel Movimento le voci ribelli al decreto Salvini, nell’isola sindaci e parlamentari grillini si fanno scudo dietro il rispetto della legge. Dura lex, sed lex. Più o meno come accade nel centrodestra sardo, dove, complice l’avvicinarsi delle elezioni in cui si presentano unite, Forza Italia e Lega parlano quasi la stessa lingua. Ma il Movimento 5 stelle sardo è sempre stato considerato più “di sinistra” rispetto ad altre regioni. Invece, per ora non si registrano atti di ribellione sulla scia di Orlando, De Magistris e Nardella, ma anche Bruno, Zedda, Sanna e Soddu. «Nessun sindaco può prendere posizione contro leggi dello Stato, nonostante a volte non ci piacciano – dice Itria Fancello, prima cittadina di Dorgali dei 5 stelle –. Io non conosco i dettagli del decreto sicurezza, ammetto che in alcuni tratti sia un po’ forte, ma le leggi si rispettano, punto e basta. Come io ho sempre fatto, anche quando le ritenevo ben peggiori di questa». Fancello comunque spera in un intervento di Conte per trovare un’intesa sui punti più contestati. «Quando si governa e si ha alleanza con un altro partito è normale che occorra trovare dei compromessi. Credo che il Movimento e la Lega abbiano anche trovato il compromesso migliore. Ma se c’è una persona che può fare da mediatore, che riesca a limare quelle parti che penalizzano di più i Comuni quella è il presidente Conte».

Ancora più netto il giudizio di Paola Massidda, sindaca a 5 stelle di Carbonia. «Le leggi vanno rispettate, mi fanno specie le esternazioni di certi colleghi. Se l’esempio non lo diamo noi primi cittadini chi lo deve dare?». Ma per Massidda i suoi colleghi non avrebbero dovuto protestare per il decreto sicurezza, ma per altre imposizioni che arrivano comunque da Roma. «Queste barricate mi sembrano improprie, ci sono organi deputati a valutare la costituzionalità e questi non i sindaci. Ma dai primi cittadini non 5 stelle avrei voluto sentire le stesse proteste per come veniamo trattati quotidianamente. Per esempio: sotto Natale i sindaci ricevono dalla prefettura una pioggia di direttive che ci chiedono di adempiere ai controlli sulla mobilità veicolare, sul commercio di fuochi d’artificio, sulle folle di questo periodo. Il tutto senza rendersi conto che il sindaco ha solo una manciata di vigili e nulla più. Lo Stato non può limitarsi a inviare circolari che rovesciano sui sindaci queste responsabilità. Dai colleghi che ora sono sulle barricate per il decreto Salvini avrei voluto sentire proteste su questo tema. Ecco perché le proteste di questi giorni hanno un mero sapore propagandistico». Stessa musica a Porto Torres, dove un consigliere di minoranza, Claudio Piras, aveva proposto all’aula di votare un ordine del giorno che prevedesse la sospensione del decreto Salvini, ma la maggioranza 5 stelle guidata da Sean Wheeler l’ha bocciato.

A schierarsi con il Viminale senza se e senza ma è la deputata Emanuela Corda, una dei veterani nel Movimento nell’isola. «È estremamente grave che i sindaci di alcune città disobbediscano alla legge approvata dal Parlamento e firmata dal presidente della Repubblica. Ed è sconcertante assistere ai tentativi personali di alcuni sindaci di emergere da un’estinzione dei loro partiti ormai già avviata e sempre più irreversibile. Soprattutto quando si arriva, come ora, a negare persino la democrazia, le leggi, le istituzioni – attacca la parlamentare –. Questo provvedimento nasce dall’urgenza di mettere ordine al disastro in tema di sicurezza generato dai governi precedenti, e quindi dai loro partiti. Chi si riempie oggi la bocca di belle parole, come solidarietà e accoglienza, dovrebbe innanzitutto rammentare il caos che stavano generando certe politiche disinvolte e sconsiderate che ahimè hanno agevolato speculazioni sulla pelle dei disperati stessi favorendo il business di scafisti e mafie varie. Opporsi con prepotenza rifiutandosi di recepire gli effetti di una legge dello
Stat non è la via più giusta per affrontare un tema così delicato – conclude Corda –. Solo un sano confronto democratico che non sia ipocrita, basato sullo scambio, sull’ascolto è la via da percorrere. Non l’arroganza o il muro di gomma antigovernativo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller