Città generosa e multietnica, più facile inserirsi

Il decreto sicurezza non dovrebbe creare problemi al giovane calciatore, in quanto minorenne

OLBIA. «Spezzo una lancia a favore di Olbia, è la città che si è dimostrata più aperta nell'isola»: così Pierpaolo Cermelli, direttore della cooperativa Sdp servizi che gestisce sette centri di accoglienza tra Sassari e quello di Olbia, situato dove prima sorgeva l'hotel Savoia. Quello della coop è un lavoro che non si limita all'accoglienza ma assiste i profughi anche durante tutto l'iter del riconoscimento e in caso di particolari istanze. Nel centro di Olbia, la più multietica delle città isolane, sono presenti trentotto persone, tra cui tre bambini e sei minori non accompagnati. Tutti di età molto giovane, che non supera i 27 anni fatta eccezione per uno di loro, che ne ha cinquanta. La maggior parte di loro proviene dai paesi dell'Africa che affacciano sull'Atlantico. Ghana, Gambia, Guinea, Nigeria, Mali.

Se si parla di integrazione, si parla in primo luogo di inserimento scolastico. «Olbia è stata molto generosa, così come gli istituti della città non hanno esitato ad accogliere i ragazzi». Anche per quanto riguarda l'aspetto lavorativo, in estate c'è stato un ottimo riscontro da parte delle strutture alberghiere in fatto di occupazione stagionale. Con l'arrivo dell'inverno, certo, la situazione è diventata più difficile, ma a quanto pare qualcuno ha mantenuto un piccolo posto part time. «Si è pensato anche allo sport, c'era l'idea di creare una squadra di calcio e iscriverla in Seconda o in Terza categoria, come siamo riusciti a fare a Sassari, ma a Olbia non abbiamo raggiunto il numero necessario per crearla» spiega Cermelli.

Salta però fuori anche l'attualità, con le notizie legate al decreto sicurezza caldeggiato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. Lo scorso novembre è arrivata l'approvazione in Senato, in questi giorni diversi sindaci dello Stivale si stanno opponendo. Il decreto si occupa di questioni cruciali, alcune di queste legate agli ambiti di immigrazione ed accoglienza, nel mirino lo stato di cittadinanza dei rifugiati. Si parla di profughi che potrebbero essere costretti ad abbandonare l'Italia e tornare al loro paese d'origine.

Nel caso del 17enne
Abdoulaye, però, non dovrebbe esserci comunque alcun rischio di questo tipo, dato che è ancora un minore e per legge è tutelato come qualsiasi coetaneo italiano. In più da ora è riconosciuto anche il suo status di calciatore, grazie al recente tesseramento con l’Olbia. (p.a.)

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