Monica Scanu, una vita per l’ambiente: impariamo a raccontare l’isola

La designer olbiese è direttore dello Ied di Cagliari e presidente del Fai regionale.«La Sardegna ha tutto per crescere: la via è quella del turismo sostenibile»

SASSARI. L’amore per la bellezza e l'ambiente l’accompagna da quando è nata. Dall’università fino alla presidenza del Fai. Tutta la vita di Monica Scanu è incentrata sulla valorizzazione del bello. Studi, lavoro, politica. In ogni sua attività l’obiettivo che porta avanti è sempre lo stesso: esaltare e valorizzare la bellezza di ciò che ha attorno. Nata a Olbia, e orgogliosa delle sue origini galluresi, poco dopo si è trasferita con la famiglia a Cagliari, dove è rimasta fino alla maturità al liceo Siotto Pintor. A 19 anni il trasferimento a Roma per l’università: facoltà di Architettura alla Sapienza. Poi sono arrivati il dottorato di ricerca, il post dottorato, l’inizio della professione. Da allora Monica Scanu si divide tra Roma e la Sardegna. Tra quella che è la sua città di adozione, dove vive e lavora insieme al compagno Eugenio Cipollone, anche lui architetto e fondatore dello studio Insula, e quella che considera la sua vera città, dove da un triennio guida la sede di Cagliari dell'Istituto europeo di design e da un anno è al timone della sezione isolana del Fai. «Ormai sto più in Sardegna che a Roma, anche se fare la spola non è sempre semplice vista la poca frequenza di collegamenti, e può essere faticoso». Ma lei a fare la spola è abituata, anche tra professione e didattica, tra lavoro e impegno civile. «Non è facile tenere insieme tutte le anime e le vite, ma io ci provo».

La stagione romana. Il ritorno in Sardegna, a Cagliari, è datato 2015 quando è stata scelta come direttore dello Ied. Ma il suo primo incontro con la didattica risale ai tempi dell’università, dove è stata per anni docente a contratto nel corso di laurea in disegno industriale. Poi nel 2007 una prestigiosa scuola di design milanese, la Domus Academy, aveva deciso di aprire un master internazionale a Roma e di affidare a lei la direzione. «Ho collaborato per tre anni con Domus Academy. Ai tempi c’era anche l’attuale ministro della Cultura, Alberto Bonisoli. Lui è un economista, bocconiano, e aveva avuto l’ingrato compito di lavorare al passaggio della scuola a un gruppo internazionale. Abbiamo collaborato in maniera proficua». E proprio in quegli anni Monica Scanu entra nello staff di Umberto Croppi, assessore alla Cultura a Roma sotto Alemanno. Lei di sinistra in una giunta di destra. «Umberto è una persona di provenienza indubbiamente di destra, ma colto, attento e sensibile e con una grande apertura. Era riuscito a farsi apprezzare anche dalla sinistra, e da tutto l'arco costituzionale. Con la Raggi non credo ci lavorerei perché non c’è la condivisione di un progetto per la città di Roma. Cosa che invece c’era con Croppi. Lui mi aveva chiesto di occuparmi di design, architettura e cultura internazionale. E visto che Roma è l’unica città al mondo con istituti culturali e accademie di tutti i Paesi abbiamo creato una piattaforma per lo scambio di notizie fra i componenti di questo mondo. Quando Umberto è stato sostituito sono andata via anch’io. Ma è stata una bellissima palestra».

La politica. Tanto che alla tornata elettorale successiva Scanu si è candidata come consigliera comunale nella lista civica di Ignazio Marino. «Non sono stata eletta, i voti presi mi sarebbero bastati per una città più piccola, come Cagliari, non per Roma. Ma è stata una esperienza formativa. Non solo perché poi mi è servita da gavetta per le elezioni al consiglio dell’ordine degli architetti di Roma, ma soprattutto perché in quel mese breve ma intenso di campagna elettorale mi sono resa conto dei veri problemi dei cittadini. Il mio programma era incentrato sui temi che più mi stanno a cuore: cultura, arte, formazione. Ma quello che serve davvero e in primis alle persone è ben altro. Penso ad asili, manutenzione delle strade, trasporti, raccolta dei rifiuti e altri temi più vicini alla quotidianità».

Il ritorno nell’isola. Nel 2015 è arrivata poi la chiamata da Cagliari. Lo Ied - 11 sedi nel mondo, di cui 7 in Italia, due in Brasile e altrettante in Spagna - per la sede sarda ha deciso di affidarsi alla sua guida. Quasi un ritorno al passato, visto che il fondatore dello Ied è stato nel 1966 Francesco Morelli, sardo di Marrubiu. «Più di 50 anni fa Morelli aveva avuto la grande intelligenza di capire che in Italia c’era necessità di una forte offerta formativa diversa, più professionalizzante e incentrata sulla creatività e sul design. Oggi la nostra scuola è diventata sempre più grande, ha 11mila iscritti in tutto il mondo. La realtà sarda è più piccola, ma nel corso di questi ultimi tre anni il numero degli iscritti è raddoppiato. Il nostro obiettivo era ed è fare conoscere a tutta l’isola la nostra scuola, e anche riuscire a portare studenti dalle regioni collegate con voli diretti, come Puglia e Sicilia». Dal febbraio 2018 gli impegni sardi sono diventati due: Scanu è stata scelta come presidente del Fai, il Fondo ambiente italiano fondato da Giulia Maria Crespi. «La mia presidenza è intesa a promuovere una sensibilità ambientale e architettonica ma anche sociale. Un giusto mezzo tra l'ambiente e le esigenze del territorio. In Sardegna c’è una disoccupazione molto alta e non possiamo andare a colpire indiscriminatamente l’industria. Ma sappiamo anche che dobbiamo difendere il patrimonio ambientale. Io sono una sarda "di ritorno", ho un occhio in parte esterno rispetto a ciò che succede nella nostra isola. Vedo che noi sardi amiamo molto la nostra terra ma allo stesso tempo diamo certe cose per scontate. Per esempio, la bellezza del mare, che trattiamo come se facesse parte di un paesaggio immutabile nel tempo. Ma purtroppo così non è, dobbiamo curare e salvaguardare quello che abbiamo. E inoltre, più passa il tempo e più mi rendo conto che in Sardegna abbiamo tutto per crescere e andare avanti, e che la via è quella di un turismo sostenibile e che sposi ambiente e cultura. Dobbiamo imparare
a raccontarla meglio e a tutti nel mondo, e dobbiamo imparare a utilizzare in maniera efficace lo story telling. La Sardegna ha tantissimi luoghi preziosi, persone, tradizioni, che, organizzati, sarebbero utili per darle un futuro più bello in questa nostra bistrattata Europa».



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