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Job Day, dal turismo la metà delle richieste

Temussi, direttore di Aspal: «L’innovazione digitale è la svolta, occorre creare nuove figure»

CAGLIARI. È il turismo a fare la parte del leone con poco meno del 50 per cento del totale della domanda di figure professionali nella quinta edizione del Sardinian Job Day, la due giorni del 24-25 gennaio organizzata a Cagliari da Regione e Aspal (l’agenzia per l’occupazione) che mira a favorire l’incontro tra chi vuole assumere e chi cerca lavoro. Ed era prevedibile. Sono già oltre 7000 coloro che si sono proposti (e crescono di ora in ora), molti hanno compilato online 3-4 profili professionali e perciò il numero delle candidature è lievitato sino a 30mila, mentre sono 5000 i posti messi in palio da 300 aziende, anche non sarde.

Solo l’attività dei servizi alloggio e ristorazione occupa il 38% della domanda (595 i posti per i camerieri, 447 per i cuochi, 65 per i maitres d’hotel); noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese rappresentano il 16%. Gli altri settori economici sono sanità e assistenza sociale (10%), commercio all’ingrosso e al dettaglio (9%), servizi di informazione e comunicazione (6%), attività manifatturiere (4%), trasporto e magazzinaggio (3%), altre attività di servizi (3%) e altri macro settori (11%). Tra le figure più richieste spiccano 505 animatori, 280 addetti alle vendite, 185 bagnini, 159 analisti programmatori, 133 conducenti di mezzi. Incuriosisce la richiesta di 100 coreografi e di altrettanti tecnici di ripresa audio-video, oltre che di 99 fotografi.

Viene da chiedersi perché i candidati non siano molti più di quelli che si sono sinora iscritti, vista la grave situazione occupazionale nell’isola, la risposta potrebbe risiedere nel fatto che prevale la rassegnazione. Chi è iscritto ai centri per l’impiego ma non al Job Day è stato spesso contattato, spronato e aiutato a compilare il modulo del curriculum, dato che il sistema potrebbe risultate poco intuitivo per chi non è abituato. Che Sardegna emerge da questi dati? Per il direttore dell’Aspal, Massimo Temussi «una regione non ultima in Italia – dice – ma che deve ridurre un evidente gap culturale, fenomeno comunque globale. La sfida è attrarre investimenti sull’innovazione, sotto questo profilo l’isola è una terra che può offrire tanto, se ci si crede. E l’università dovrebbe lavorare in questo senso, inserendo una maggiore dose di digital innovation nei percorsi di studio». Che significa certo indirizzare le scelte delle matricole e rivoluzionare il panorama delle proposte in funzione del mondo del lavoro, ma soprattutto «capire di quale innovazioni abbiamo necessità i settori, anche quelli più classici, per innovarsi. Ad esempio: nel 2010 il 23% delle aziende vendeva online, ora siamo al 76%. Bene, ma se vuoi vendere a possessori di carta di credito devi affidarti a un esperto in cyber-security. Sono figure come queste, richiestissime, che mancano. Abbiamo 200 posti nel settore della tecnologia digitale che non hanno sinora nessun candidato».

Sta cambiando un po’ tutto e occorre fare in fretta ad adeguarsi: «I testimonial d’eccezione che abbiamo invitato servono a far capire proprio questo: ad esempio, ci sarà il centauro della MotoGp Capirossi che sta sviluppando la moto elettrica, una rivoluzione che farà variare radicalmente le figure professionali che gravitano attorno al settore». L’obiettivo di questa edizione del Job Day era una distribuzione più ampia nei settori economici. «Per raggiungerlo – racconta Temussi – abbiamo formato dei giovani con competenze di marketing, consulenza del lavoro e buste paga, che dotati di auto, tablet e cellulare hanno contattato capillarmente tutte le imprese del territorio, cercando di capire di quali figure professionali avessero bisogno. Il problema infatti era proprio l’assenza delle imprese, che per lo più sono piccole o piccolissime realtà, spesso composte da persone che non sanno come fare una domanda di finanziamento, come partecipare a un bando. Hanno dato loro una mano».

I dati sull’impiego dell’ultimo anno sono confortanti: «Siamo scesi sotto il 10% nella disoccupazione giovanile, i senza lavoro sono scesi a 76mila, sono stati sottoscritti 25mila contratti in più. Molti sono a tempo determinato? Un contatto è un contratto e comunque aumentano anche quelli a tempo indeterminato – spiega Temussi –. Nel turismo sono raddoppiati. La
percezione è negativa, c’è ancora tanto da fare, ma non è vero che le cose vanno peggio, anzi. E il centro per l’impiego ha grossi meriti». Il Job day cresce nei numeri: «Tante altre imprese ci stanno chiamando per essere inserite, ma non è più possibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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